
Il contributo traduce per la prima volta in italiano un capitolo del libro di Julien Benda (1867-1955) La France byzantine ou le triomphe de la littèrature pure. Il capitolo, intitolato “Per una psicologia originaria del letterato”, propone alcune considerazioni circa le motivazioni e le funzioni mentali che stanno alla base della pratica letteraria, trovando risonanze pionieristiche rispetto agli attuali studi cognitivi e alla loro ricerca di una specificità conoscitiva della letteratura. Secondo Benda, il letterato sarebbe intrinsecamente opposto all’intellettuale, dal quale lo separerebbe la passione per la vaghezza e per l’emotività, oltre che per il particolare rispetto al generale e per la forma rispetto al contenuto. Da ultimo, nella psicologia originaria del letterato entra, secondo Benda, anche la volontà di piacere agli altri, che rende la letteratura un’attività essenzialmente sociale. Le stesse esigenze vengono riconosciute come base dell’attività della lettura; come Benda sottolinea polemicamente, esse troverebbero una piena incarnazione nella letteratura “pura” del primo Novecento francese, in particolare dall’esempio di Stéphane Mallarmé.
Recensione del volume di Simone Giusti, Con la letteratura. La lettura letteraria, la scuola, l’insegnamento.
Il saggio analizza la rivista di Coimbra Hymnos e Flores. Jornal Litterario (1862-63) come laboratorio romantico di “Sympoesia”. Attingendo a Schlegel e ai recenti dibattiti sul Romanticismo globale, propongo Sympoesia come strumento morfologico per leggere la rivista come un'infrastruttura syn- che tiene insieme la voce individuale e la pratica collettiva. Sottolineando il ruolo di rilievo di Henriqueta Elysa come redattrice e poetessa, si esamineranno tre poesie – Desdita, Saudades e Canção do poeta – in cui le lacrime diventano un codice relazionale che collega la sororità femminile, il linguaggio devozionale e una rete transnazionale di epigrafi (Lamartine, Balzac, Madame de Staël, Hugo). Nella sezione “Um Passeio à Lapa” si seguirà poi il passaggio da una simposia di pagina e spazio di genere a una simposia di luogo e rituale, dove un'escursione poetica rievoca la Lapa dos Poetas come memoria condivisa. L'articolo ricostruisce, a partire da un periodico minore, un profilo coimbrano della simposia romantica globale.
Partendo dalla sua ultima raccolta poetica, Basi (2024), l’intervista alla poeta Paola Di Gennaro approfondisce alcuni aspetti epistemologici ascrivibili alla cosiddetta “simpoesia”: l’intersezione tra letteratura e scienza, il rapporto tra gli esseri umani e gli ambienti naturali e tecnologici, l’uso dei pronomi collettivi come nuove soggettività liriche, l’ibridazione dei generi.
Oggetto del seguente contributo sono le “Descrizioni di due dipinti” di W.H. Wackenroder e i “Geistliche Gemählden” di A.W. Schlegel, testi accomunati non solo dal fatto che in essi la parola poetica è resa funzionale alla descrizione di opere pittoriche, ma anche per il loro inserimento in opere risultanti da prassi di autorialità condivisa nelle quali il testo poetico è coinvolto nel processo di ibridazione del genere letterario. Nonostante i pochi anni che separano la pubblicazione dei testi in questione e la ripresa quasi citazionale da parte del poeta più anziano dei versi del più giovane Wackenroder, i due tentativi, accomunati anche per la scelta delle coordinate storico-artistiche di riferimento (la pittura sacra rinascimentale italiana) testimoniano di una radicale differenza nella concezione della lingua in generale e del linguaggio poetico nello specifico da parte dei rispettivi autori. Non solo le differenze esistenti sul piano della poetica, ma anche quelle relative a due distinte concezioni del rapporto tra le diverse arti ed il mezzo poetico appaiono esemplificate dall’uso, da parte di Wackenroder e Schlegel, del dispositivo letterario della descrizione poetica del dipinto.
John Guillory, On Close Reading, With an Annotated Bibliography by Scott Newstok, Chicago and London, University of Chicago Press, 2025
Recensione di Julie Hansen Reading Novels Translingually: Twenty-First-Century Case Studies.
Recensione del volume di Simone Carati, Mondi d’avventura. Teoria di un genere romanzesco.
L'editoriale di Massimo Fusillo deliena il percorso scientifico di Clotilde Bertoni nei termini di una tensione tra un approccio più filologico e storicistico e un atteggiamento più dinamico e innovativo, accostabile al diffractive reading di Donna Haraway. L’esposizione analizza sei parole chiave, organizzate in tre dicotomie, al fine di mostrare la complessa varietà del rapporto di Bertoni con la letteratura e le arti.
Il presente contributo propone una lettura ecocritica della poesia romantica brasiliana, mostrando come la rappresentazione della natura assolva una funzione politica e simbolica nella costruzione dell’identità nazionale. Lo studio si inserisce nel dibattito ecocritico attraverso una proposta metodologica volta a restituire centralità all’elemento naturale nella dinamica diegetica e a porre al centro dell’analisi la sua funzione testuale e strutturale. Applicando questa prospettiva alla poesia romantica brasiliana, si articola un percorso ermeneutico che consente di evidenziare come la flora e la fauna tropicale – che emergono in alcune poesie di Gonçalves Dias, Casimiro de Abreu e Fagundes Varela – diventino emblemi poetici del Brasile e strumenti di emancipazione culturale dal modello coloniale.
Recensione del volume Beyond Catastrophes. Visions and Perspectives on Post-Anthropocenic Italy a cura di Simona Busni e Angela Maiello.
Recensione del volume di Massimo Bonafin, Non più e non ancora. Verso un’antropologia del testo.
The aim of this article is to investigate William Wordsworth’s poetics by employing an ecocritical lens that gives due consideration to a complex of significant elements and factors, from the author’s mental growth and proto-ecological awareness to his place-rooted imagination and environmental commitment. Space is devoted to an analysis of Wordsworth’s intimate connection with the Lake District, as well as to pertinent qualities of his Nature poetry, with a careful eye toward landmark studies in Literary Ecology and how they have assessed the Romantic artist’s intellectual and creative production. A close reading of “Nutting”, a short but emblematic narrative poem published in the second edition of the Lyrical Ballads (1800), will bring these aspects to light with powerful allegorical resonance. The reading will also facilitate reflection on human/non-human interactions, a state of holistic and healthy cohabitation, eco-caring practices, and the awakening of an ecospiritual consciousness.
Recensione del volume di Bruno Falcetto Servono per vivere. Per un’educazione all’uso della letteratura.
Questo studio analizza la ricorrenza di immagini ottiche, visive e spettacolari nell’opera del poeta alla luce della “rivoluzione visiva” che, tra il XVIII e il XIX secolo, trasformò radicalmente il modo di vedere e rappresentare la realtà. Questa rivoluzione, iniziata in Francia e in Inghilterra, raggiunse anche la Spagna, dove proliferarono dispositivi ottici, gabinetti di fisica sperimentale e spettacoli basati su illusioni luminose e fantasmagoriche. L’obiettivo è mostrare come Espronceda —formato in un contesto permeato da tali pratiche scientifiche e spettacolari, e poi esule nelle capitali europee in cui esse fiorirono— abbia integrato nella sua poetica un vero e proprio vocabolario visivo, capace di trasformare i fenomeni ottici reali in metafore dell’illusione, dell’instabilità e dell’inganno inerente all’esistenza.
Recensione del volume di Giorgio Mariani Il romanzo americano. Storia, forme, canoni.
Celebrated by both critics and audiences for Frankenstein, Mary Shelley has often been ignored as an author of lyrical poems. She wrote two mythological blank-verse dramas for children, but, in addition to these, over time, eighteen lyrical compositions have been attributed to her, mostly short and all composed after her husband’s death. Although at first glance these seem to be the result of a retreat into an immense and unbearable grief, which finds expression in themes, images, and words that tend to recur, even after years, in Mary Shelley’s poems, threads connecting them to her entire literary production are discernible. We find, first, her beloved Italy, the author’s homeland of choice. Additionally, political commitment could arguably re-emerge in the 1834 poem Ode to Ignorance, the dubious attribution of which this article intends to investigate.
Recensione del volume di Nicola De Rosa Il sangue del regno. Retoriche e ideologie del teatro politico nella prima modernità.
Recensione del volume di Silvia Albertazzi, Tina. La cultura britannica al tempo di Margaret Thatcher.