
This paper presents a qualitative study investigating the development of listening comprehension skills among Italian major students at universities in the People’s Republic of China. The research aims to bridge the gap between theoretical sub-skills and classroom practice by identifying the specific cognitive and environmental challenges learners face when engaging with diverse audio input. Employing a triangulated methodological approach, data were collected through a questionnaire administered to Italian language students across different Chinese universities, supplemented by semi-structured interviews with Italian language educators. Based on this data, the study proposes a series of pedagogical interventions designed to enhance listening strategies and facilitate the transition to real-world L2 interaction. Le difficoltà nella comprensione orale dell’italiano: prospettive dalle classi universitarie cinesi Il presente articolo presenta uno studio qualitativo che analizza lo sviluppo delle competenze di comprensione orale tra gli studenti di lingua italiana presso le università della Repubblica Popolare Cinese. La ricerca mira a colmare il divario tra le competenze teoriche e la pratica didattica, individuando le specifiche sfide cognitive e ambientali che gli studenti devono affrontare quando interagiscono con input audio diversificati. Utilizzando un approccio metodologico triangolato, i dati sono stati raccolti tramite un questionario somministrato a studenti di lingua italiana in diverse università cinesi, integrato da interviste semi-strutturate con docenti di lingua italiana. Sulla base di questi dati, lo studio propone una serie di interventi pedagogici volti a migliorare le strategie di ascolto e a facilitare la transizione verso l’interazione nella lingua seconda nel mondo reale.
Il presente contributo indaga la relazione tra il repertorio plurilingue degli apprendenti internazionali e la loro performance nelle prove di valutazione dell’italiano L2 presso la Ca’ Foscari School for International Education. Partendo dai concetti di multicompetenza e plurilinguismo definiti dal QCER, la ricerca analizza i dati raccolti su un campione di 174 studenti per verificare se la ricchezza linguistica individuale influenzi i risultati oggettivi e la percezione soggettiva della difficoltà del test. L’analisi statistica rivela un’assenza di correlazione diretta tra il numero di lingue conosciute e il voto finale, suggerendo che il successo accademico dipenda maggiormente dalla distanza tipologica tra le lingue e dalle competenze strategiche di test-wiseness. Al contrario, emerge una correlazione positiva per quanto riguarda la percezione della fatica cognitiva: gli studenti plurilingui tendono a percepire le prove come più impegnative a causa del costante monitoraggio metalinguistico e dell’interazione dinamica tra i codici del proprio repertorio. In conclusione, lo studio evidenzia la necessità di evolvere verso modelli di valutazione più equi e inclusivi, capaci di valorizzare la complessità dei profili internazionali e di premiare la flessibilità comunicativa rispetto alla mera risoluzione di formati standardizzati. Multilingualism and plurilingualism in the assessment of students of Italian as a second language: Analysis of a survey results This study investigates the relationship between the plurilingual repertoires of international learners and their performance in Italian L2 assessments at the Ca’ Foscari School for International Education. Drawing on the concepts of multicompetence and plurilingualism as defined by the CEFR, the research analyzes data collected from a sample of 174 students to verify whether individual linguistic richness influences objective results and the subjective perception of test difficulty. Statistical analysis reveals a lack of direct correlation between the number of languages known and the final grade, suggesting that academic success depends more heavily on typological distance between languages and strategic “test-wiseness”. Conversely, a positive correlation emerges regarding the perception of cognitive effort: plurilingual students tend to perceive tests as more demanding due to constant metalinguistic monitoring and the dynamic interaction between the various codes in their repertoire. In conclusion, the study highlights the need to evolve toward more equitable and inclusive assessment models capable of valuing the complexity of international profiles and rewarding communicative flexibility over the mere mastery of standardized test formats.
Questo articolo esplora le trasformazioni contemporanee dei fenomeni migratori alla luce di approcci che ne sottolineano la natura dinamica e non lineare. In particolare, viene approfondita la nozione di plurimobilità, intesa come insieme di traiettorie migratorie pluridirezionali che conducono individui e famiglie a spostarsi tra diversi contesti nazionali nel corso del tempo. A partire da tale quadro teorico, il contributo si propone di analizzare le implicazioni linguistiche e educative di queste mobilità reiterate, con un focus sui contesti scolastici in Francia e in Italia. L’analisi si fonda sui risultati del progetto PLEI (Plurimobilité, langues, éducation, inclusion), che adotta una metodologia multi-sito, esaminando due regioni dei paesi considerati. I dati raccolti mettono in evidenza l’impatto della plurimobilità sui percorsi scolastici degli alunni, così come percepito dagli/dalle insegnanti, sulle pratiche educative e sulle configurazioni plurilingui delle classi, offrendo spunti rilevanti per ripensare le policies locali e le pratiche educative stesse in una chiave inclusiva. Plurimobility in the context of migration and its impact on schools: a study across France and Italy This article explores contemporary changes in migration patterns in the light of approaches that emphasise their dynamic and non-linear nature. It examines the concept of plurimobility, understood as a set of multi-directional migration trajectories that lead individuals and families to move between different national contexts over time. Building on this theoretical framework, the paper aims to analyse the linguistic and educational implications of these repeated mobilities, with a focus on school contexts in France and Italy. The analysis is based on the findings of the PLEI (Plurimobilité, langues, éducation, inclusion) project, which employs a multi-site methodology across two regions in each of the countries under consideration. The data collected highlight the impact of multiple mobility on pupils’ educational pathways, as it is perceived by the teachers, on teaching practices and on the multilingual configurations of classrooms, offering relevant insights for rethinking local policies and educational practices themselves from an inclusive perspective.
Le ‘costruzioni con si” costituiscono uno dei punti critici della spiegazione teorica della lingua italiana. La difficoltà nel trovare un’interpretazione univoca circa il valore della marca pronominale si si ripercuote anche in una classificazione e in una nomenclatura poco omogenee e condivise delle costruzioni in cui essa si presenta. Tali problemi di ordine teorico hanno una naturale ricaduta anche nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano L2 e LS: i principali manuali e grammatiche per apprendenti non italofoni presentano notevoli difformità e incongruenze (interne e tra loro) relativamente alle spiegazioni di tali costruzioni, e questo può riflettersi a sua volta in una didattica poco efficace. In tale contesto, partendo sia da riflessioni di ordine teorico-grammaticale che dalle principali fonti bibliografiche di ambito edulinguistico, si è deciso di implementare una ricerca sperimentale basata sulla spiegazione di alcune “costruzioni con si” (riflessive, reciproche e pronominali) e che ponesse a confronto due tipi di istruzione: una più tradizionale, secondo il modello PPP (Presentation-Practice-Production), e una sperimentale, che coniugasse la Grammatica Cognitiva (Langacker, 1987) e la Processing Instruction (Van Patten, Cadierno, 1993). Gli esiti della ricerca sembrano confermare (con qualche limitazione contestuale di cui si dirà) la validità e l’efficacia di un’istruzione di tipo cognitivo che tenga conto anche delle strategie di processazione dell’input da parte dell’apprendente. “Là dove il si suona”: towards a cognitive analysis of reflexive, reciprocal and pronominal intransitive constructions in the context of italian as a second language ‘Si constructions’ are one of the critical points in the theoretical explanation of the Italian language. The difficulty in finding a univocal interpretation of the value of the pronominal marker si also results in a less than homogeneous and shared classification and nomenclature of the constructions in which it occurs. These theoretical problems also have a natural impact on the teaching of Italian as a second and as a foreign language: the main textbooks and grammars for non-Italian speakers present significant discrepancies and inconsistencies (both internal and between themselves) in their explanations of these constructions, and this can in turn result in ineffective teaching. In this context, starting from both theoretical-grammatical reflections and the main bibliographical sources in the field of Language Education, it was decided to implement an experimental research project based on the explanation of some “si constructions” (reflexive, reciprocal, and pronominal) and comparing two types of instruction: a more traditional one, according to the model PPP (Presentation-Practice-Production), and an experimental one, which combined Cognitive Grammar (Langacker, 1987) and Processing Instruction (Van Patten, Cadierno, 1993). The research findings seem to confirm (with some contextual limitations that will be discussed) the validity and effectiveness of a cognitive-type instruction that also takes into account the learner’s input processing strategies.
Il presente contributo muove dalla convinzione che la didattica del periodo ipotetico in Italiano L2/LS non possa prescindere da una riflessione dei suoi correlati semantico-cognitivi e da una conseguente ridefinizione della nomenclatura “classica”. La suddivisione del periodo ipotetico in 1°, 2° e 3° tipo proposta dalla grammatica descrittiva è infatti associata a descrittori semantici quali “della realtà”, “della possibilità o irrealtà” e “dell’impossibilità” che dal nostro punto di vista non colgono appieno le questioni cognitive realmente implicate nel fenomeno, né l’effettivo utilizzo dei ragionamenti ipotetici da parte dei parlanti nativi. Sulla base di riflessioni teoriche e prove pratiche di insegnamento del periodo ipotetico in classi plurilingue, il contributo propone un’analisi della natura semantico-cognitiva del fenomeno, un ripensamento delle categorie entro cui descriverlo adeguatamente e una ridefinizione della nomenclatura ad esso associata nelle descrizioni grammaticali destinate ad apprendenti di italiano L2/LS. In particolare, per una descrizione semanticamente coerente del periodo ipotetico italiano: vengono distinti i ragionamenti propriamente ipotetico-teoretici (di cui è indice l’uso del modo condizionale) dalle enunciazioni con immediato risvolto pratico (frasi introdotte da “se” non seguite dal condizionale), per la descrizione delle quali si propongono categorie di tipo pragmatico (atti linguistici); viene eliminata la terminologia – intrinsecamente contraddittoria – di “periodo ipotetico della realtà” e proposta la sostituzione delle altre nomenclature classiche (periodo ipotetico “della possibilità/irrealtà” e “della impossibilità”) con la sola categoria logico-semantica della controfattualità, declinandola cronologicamente rispetto al momento presente/passato. Dal punto di vista della pratica didattica, il contributo offre alcuni esempi di buone pratiche spendibili in classe e metterà in luce, per contrasto, i “pericoli” insiti in un insegnamento “classico” e non attento agli aspetti semantico-cognitivi del periodo ipotetico possono generare. In definitiva, le riflessioni condotte a livello sia speculativo che didattico mostrano che quanto annunciato dal nel nome stesso – “periodo ipotetico” – non trova una esatta corrispondenza nella descrizione del fenomeno che ne danno normalmente le grammatiche per stranieri. In primo luogo a causa del fatto che la descrizione classica non ricalca il modo in cui rappresentiamo la realtà dei fatti nella nostra mente quando elaboriamo un pensiero ipotetico associandovi (premettendolo o posponendolo) uno scenario contestualmente relato. Nomina sunt consequentia rerum. Teaching the hypothetical period in Italian L2/LS from a semantic-cognitive perspective This contribution stems from the conviction that teaching the hypothetical period in Italian as a second language/foreign language cannot ignore a reflection on its semantic-cognitive correlates and a consequent redefinition of the “classical” nomenclature. The division of the hypothetical clause into types 1, 2 and 3 proposed by descriptive grammar is in fact associated with semantic descriptors such as “of reality”, 'possibility or unreality' and “impossibility”, which, from our point of view, do not fully capture the cognitive issues actually involved in the phenomenon, nor the actual use of hypothetical reasoning by native speakers. Based on theoretical reflections and practical evidence from teaching the hypothetical clause in multilingual classrooms, this paper proposes an analysis of the semantic-cognitive nature of the phenomenon, a rethinking of the categories within which to describe it adequately, and a redefinition of the nomenclature associated with it in grammatical descriptions intended for learners of Italian as a second language/foreign language. In particular, for a semantically consistent description of the Italian hypothetical period: a distinction is made between strictly hypothetical-theoretical reasoning (indicated by the use of the conditional mood) and statements with immediate practical implications (sentences introduced by “se” not followed by the conditional mood), for the description of which pragmatic categories (speech acts) are proposed; the intrinsically contradictory terminology of “hypothetical clause of reality” is eliminated and the other classic nomenclatures (hypothetical clause “of possibility/unreality” and “of impossibility”) are replaced with the single logical-semantic category of counterfactuality, declining it chronologically with respect to the present/past moment. From a teaching perspective, this contribution offers some examples of good practices that can be used in the classroom and highlights, by contrast, the “dangers” inherent in “classical” teaching that does not pay attention to the semantic-cognitive aspects of the hypothetical period. Ultimately, reflections at both the speculative and teaching levels show that what is announced in the name itself – “hypothetical clause” – does not correspond exactly to the description of the phenomenon normally given in grammars for foreigners. This is primarily because the classical description does not reflect the way we represent the reality of facts in our minds when we formulate a hypothetical thought by associating it (preceding or following it) with a contextually related scenario.
Questo articolo contribuisce alla fiorente ricerca sull’acquisizione della codifica degli eventi di movimento presentando ed esaminando una porzione dei risultati ottenuti da uno studio comparativo a cui hanno partecipato studenti universitari di italiano L2 con diverse L1, nello specifico ceco, slovacco e inglese americano. Lo studio si basa sui dati raccolti in corsi di lingua italiana presso l’Università Masaryk (Brno, Repubblica Ceca) e l’Università del Texas ad Austin (USA), seguendo il compito descrittivo-narrativo sviluppato attorno al testo solo visivo Frog, where are you? (Mayer, 1969), una tecnica di elicitazione ormai consolidata nella ricerca acquisizionale. L’articolo si concentra sui risultati relativi a uno dei tre obiettivi principali dello studio – i modelli di selezione e distribuzione degli ausiliari perfettivi (essere ‘essere’ e avere‘avere’) con i verbi di movimento italiani, un argomento che rimane poco studiato. L’analisi dei nostri risultati suggerisce che, nel complesso, gli studenti dell’Università Masaryk (UM) hanno raggiunto uno stadio più avanzato nell’acquisizione della selezione e della distribuzione dei due ausiliari, come attestato da una minore attestazione di errori morfosintattici, quali mancata o errata concordanza sia negli ausiliari che nelle forme del participio passato. I diversi livelli di acquisizione osservati per i due gruppi di studenti sono (provvisoriamente) attribuiti alla diversa struttura dei corsi di italiano offerti nelle due università, in particolare in termini di durata e, per quanto riguarda UT Austin, alla metodologia attualmente adottata per introdurre, spiegare e mettere in pratica le strutture grammaticali in esame (passato prossimo/forme verbali composte e selezione dei due ausiliari). The acquisition of movement verbs in Czech, Slovak and English language learners This article contributes to the flourishing research on the acquisition of the encoding of motion events by Italian L2 learners by presenting and examining selected results from a comparative study on the modalities of the acquisition of motion events in Italian by undergraduate Italian L2 students with different L1, namely Czech and Slovak vis-à-vis American English. The study is based on data collected in undergraduate courses of Italian language at Masaryk University (Brno, Czech Republic) and the University of Texas at Austin (USA), following the descriptive-narrative task developed around the visual-only text Frog, where are you? (Mayer, 1969), a well-established elicitation technique in acquisitional research. The article focuses on the results pertaining to one of the three main objectives of the study – the patterns of selection and distribution of the perfective auxiliaries (essere ‘to be’ and avere ‘to have’) with Italian motion verbs, a topic that remains under-investigated. The analysis of our results suggests that overall, the students of the Masaryk University (MU) have reached a more advanced stage in the acquisition of the selection and distribution of the two auxiliaries, as attested by a lower attestation of morphosyntactic errors, such as lack of or incorrect agreement in both the auxiliaries and the past participle forms. The different levels of acquisition observed for the two groups of students is (tentatively) attributed to the different structure of the Italian courses offered at the two universities, particularly in terms of duration and , regarding UT Austin, the methodology currently adopted for introducing, explaining, and practicing the grammar structures under consideration (passato prossimo/compound verb forms and auxiliary selection).
La cosiddetta letteratura della migrazione ha acquisito una crescente rilevanza nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Lungi dall’essere un sottogenere marginale, essa rappresenta uno spazio critico in cui vengono messi in discussione i presupposti identitari, linguistici e culturali del canone nazionale. Il dibattito tra voci autoctone e alloctone si fa così più nitido e articolato. Adottando una prospettiva comparatistica e postcoloniale, il presente contributo analizza alcuni testi della letteratura italiana della migrazione, mostrando come essi concorrano a una riconsiderazione della nozione stessa di letteratura italiana. Beyond the national canon: migration literature and the rewriting of the idea of ‘Italian literature’ The so-called literature of migration has gained increasing prominence in contemporary Italian literature. Far from being a marginal subgenre, it represents a critical space in which the identity, linguistic, and cultural assumptions of the national canon are questioned. The debate between native and non-native voices thus becomes more sharply defined. Adopting a comparative and postcolonial perspective, this article analyzes selected texts of Italian migrant literature, showing how they contribute to a rethinking of the notion of Italian literature itself.
L’articolo analizza il potenziale della Grammatica Cognitiva (GC) nell’insegnamento delle preposizioni in italiano L2 in contesti di vulnerabilità, con particolare riferimento a classi dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti). Muovendo dalle ricerche sull’integrazione linguistica dei migranti e dai contributi sul profilo dell’apprendente adulto scarsamente alfabetizzato, il lavoro considera l’insegnamento della grammatica come ambito strategico per contrastare rallentamento acquisizionale e fossilizzazione, a condizione che non si riduca alla trasmissione di regole, ma promuova noticing, riflessione guidata e sviluppo della consapevolezza metalinguistica. Le preposizioni vengono assunte come nodo critico dell’italiano L2 per la loro polisemia, variabilità d’uso e limitata convergenza interlinguistica nei mezzi di codifica delle relazioni sintattico-semantiche; si discute inoltre come i manuali per migranti tendano a trattarle in modo frammentato e poco sistematico. La ricerca presenta una sperimentazione condotta presso il CPIA di Messina nel 2025 con 37 apprendenti (adulti e MSNA), suddivisi tra gruppo di controllo e gruppo sperimentale. Entrambi i gruppi hanno seguito un intervento esplicito di 90 minuti sulle preposizioni a, in e da: il controllo secondo metodologia PPP (Presentiation-Practice-Production), lo sperimentale attraverso un percorso ispirato alla GC e basato su noticing guidato, rielaborazione concettuale mediante proto-scene e attività di output riflessivo con supporti visivi e manipolativi. La raccolta dati si fonda su pre-test di produzione orale guidata e post-test di giudizio di grammaticalità. I risultati mostrano miglioramenti significativi in entrambi i gruppi, con un vantaggio statisticamente significativo del gruppo sperimentale al post-test, suggerendo che l’approccio cognitivo favorisca una comprensione più solida e meno arbitraria della funzione delle preposizioni e sostenga lo sviluppo della competenza metalinguistica in apprendenti con bisogni formativi complessi. Cognitive Grammar in the Teaching of Prepositions in Contexts of Vulnerability The article examines the potential of Cognitive Grammar (CG) for teaching L2 Italian prepositions in contexts of vulnerability, with specific reference to classes in the CPIA system (Provincial Centres for Adult Education). Drawing on research on migrants’ linguistic integration and on studies outlining the profile of low-educated adult L2 learners, the paper frames grammar teaching as a strategic component for countering slowed acquisition and fossilization, provided that it does not boil down to the transmission of rules, but instead promotes noticing, guided reflection, and the development of metalinguistic awareness. Prepositions are regarded as a critical area in L2 Italian due to their polysemy, variability of use, and limited cross-linguistic convergence in the means used to encode syntactic–semantic relations; the paper also discusses how coursebooks for migrants tend to address them in a fragmented and weakly systematized way. The study reports on an experimental intervention carried out at the CPIA of Messina in 2025 with 37 learners (adults and unaccompanied foreign minors), divided between a control group and an experimental group. Both groups received a 90-minute explicit focus on the prepositions a, in, and da: the control group followed a PPP (Presentation-Practice-Production) approach, whereas the experimental group completed a CG informed sequence based on guided noticing, conceptual restructuring through proto-scenes, and reflective output tasks supported by visual and manipulative materials. Data collection relied on a guided oral production pre-test and a grammaticality judgment post-test. Results show substantial gains in both groups, with a statistically significant advantage for the experimental group at post-test, suggesting that the cognitive approach fosters a more robust and less arbitrary understanding of prepositional functions and supports the development of metalinguistic competence in learners with complex educational needs.
Questo contributo propone un’analisi della sezione dedicata ai dialoghi in The Italian Reviv’d di Giovanni Torriano, opera tuttora priva di un’edizione moderna. Una versione parziale, limitata alle parti relative alla lingua e alle categorie grammaticali, è oggi consultabile sul sito del progetto GeoStoGrammIt (https://geostogrammit.it/consultazione/view?id=823). L’articolo si apre con una breve introduzione sulla figura di Giovanni Torriano e della sua ultima grande opera, The Italian Reviv’d, per poi analizzare la raccolta di dialoghi pubblicata nel 1673 e contenuta nell’ultima sezione del manuale, intitolata Gionta di dialoghi novi. The Gionta di dialoghi novi in Giovanni Torriano’s The Italian Reviv’d: A Contribution to Spoken Italian in 17th-Century Grammars for Foreign Learners This paper presents an analysis of the section dedicated to the new dialogues in The Italian Reviv’d by Giovanni Torriano, a work that still lacks a modern edition. A partial version, limited to the sections on language and grammatical categories, is now available on the GeoStoGrammIt project website (https://geostogrammit.it/consultazione/view?id=823). The article opens with a brief introduction to Giovanni Torriano and to his last major published work, The Italian Reviv’d. It then examines the collection of new dialogues published by the author in 1673 and included in the last part of the manual, entitled Gionta di dialoghi novi.
Despite the widespread adoption of Content and Language Integrated Learning (CLIL) in Europe, its application to Italian as a second language (L2) contexts remains limited. Moreover, research has rarely explored how integrating translanguaging in CLIL can address the needs of bi/multilingual learners and promote more inclusive and equitable pedagogical practices in Italian lower and upper secondary schools. This study thus presents a systematic review conducted in accordance with PRISMA guidelines to examine the evolution of CLIL and translanguaging practices in Italian secondary education, where Italian functions as the language of schooling and as an L2 for alloglot students. Database searches were performed between August 2025 and April 2026 across Academia Search, Google Scholar, and ResearchGate, covering studies published from 2000 to 2025. In total, 37 studies met the inclusion criteria out of more than 1,000 records initially identified. Findings reveal a progressive shift in recent years, from theoretical explorations of CLIL toward more empirical and translanguaging-oriented approaches. Despite evidence of positive linguistic, cognitive, and intercultural outcomes, most studies rely on qualitative designs, highlighting the need for longitudinal and mixed-method research to capture the measurable impact of CLIL-translanguaging integration in secondary schools. At the same time, a critical gap persists: the lack of a clear conceptual and pedagogical link between the two practices regarding cognitive processes, which remain insufficiently operationalized in their integration. L'anello mancante: il ricorso al translanguaging nell’insegnamento clil dell’italiano come seconda lingua nell’istruzione secondaria Nonostante la diffusa adozione del Content and Language Integrated Learning (CLIL) in Europa, la sua applicazione nei contesti di italiano come lingua seconda (L2) rimane limitata. Inoltre, la ricerca raramente ha esplorato come l’integrazione del translanguaging nel CLIL possa rispondere ai bisogni degli apprendenti bi/multilingui e promuovere pratiche pedagogiche più inclusive ed eque nelle scuole medie e superiori italiane. Questo studio presenta dunque una revisione sistematica condotta secondo le linee guida PRISMA per esaminare l’evoluzione delle pratiche di CLIL e translanguaging nella scuola secondaria italiana, dove l’italiano è lingua di studio e L2 per i/le discenti alloglotti/e. Le ricerche nelle banche dati sono state effettuate tra agosto 2025 e aprile 2026 su Academia Search, Google Scholar e ResearchGate, considerando studi pubblicati tra il 2000 e il 2025. In totale, 37 studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione su oltre 1.000 record inizialmente individuati. I risultati evidenziano uno spostamento progressivo negli ultimi anni, dalle esplorazioni teoriche del CLIL verso approcci più empirici e orientati al translanguaging. Nonostante vi siano evidenze di esiti positivi sul piano linguistico, cognitivo e interculturale, la maggior parte degli studi si basa su disegni qualitativi, sottolineando la necessità di ricerche longitudinali e di approcci misti per rilevare l’impatto misurabile dell’integrazione CLIL-translanguaging nella scuola secondaria. Allo stesso tempo, sussiste una lacuna significativa: l’assenza di un chiaro collegamento concettuale e pedagogico tra le due pratiche per quanto riguarda i processi cognitivi, che restano ancora insufficientemente operazionalizzati nella loro integrazione.
Il contributo indaga la metafora cognitiva time is space nelle interlingue di apprendenti di italiano L2, combinando analisi teorica, dati empirici e applicazioni didattiche. Dopo aver delineato il processo di spazializzazione del tempo come strategia cognitiva radicata nell’esperienza corporea, lo studio presenta i primi risultati del progetto CoMetaI, basati sull’analisi di corpora di apprendenti. I dati evidenziano come gli studenti ricorrano sistematicamente a schemi spaziali per esprimere relazioni temporali, generando strutture che si collocano lungo un continuum tra forme standard, usi accettabili e produzioni devianti. Tali fenomeni sono interpretati non come errori isolati, ma come manifestazioni di processi interlinguistici dinamici. A partire da queste evidenze, vengono presentate due proposte didattiche, per scuola primaria e secondaria, che valorizzano la metafora come risorsa cognitiva e strumento inclusivo per lo sviluppo della competenza linguistica in italiano L2. Time is space: preliminary empirical observations and educational application from the CoMetaI project This paper explores the cognitive metaphor time is space in the interlanguages of learners of Italian as a second language (L2), combining theoretical reflections, preliminary empirical observations, and pedagogical applications. After outlining the process of temporal spatialization as a cognitive strategy grounded in embodied experience, the study presents preliminary insights from the CoMetaI project, based on the analysis of learner corpora. The data appear to suggest that learners may draw on spatial schemas to express temporal relations, producing structures that can be situated along a continuum ranging from target-like forms to acceptable uses and non-standard realizations. These phenomena are interpreted not as isolated errors, but as possible manifestations of dynamic interlanguage processes. Building on these observations, the paper outlines two teaching proposals for primary and secondary education, which aim to leverage conceptual metaphor as a cognitive resource and an inclusive tool for supporting the development of linguistic competence in Italian L2.
Il contributo analizza il fenomeno dei messaggi positivi nello spazio linguistico urbano, collocandosi all’interno degli studi sul linguistic landscape e adottando una prospettiva descrittivo‑interpretativa. La ricerca prende in esame un corpus di 1.166 messaggi raccolti nelle province di Varese e Como tramite documentazione fotografica, con l’obiettivo di individuare le principali caratteristiche semantiche, morfosintattiche, pragmatiche e grafico‑visive di tali produzioni linguistiche. I risultati mostrano una netta prevalenza di contenuti di natura affettiva, seguiti da messaggi legati ai diritti umani e alla pace, mentre risultano marginali quelli di tipo religioso o sportivo. Dal punto di vista formale emerge una forte tendenza alla brevità e alla condensazione del significato, con largo impiego di strutture minime, simboli, elementi iconografici ed emoji, nonché di strategie di intensificazione affettiva quali diminutivi e vezzeggiativi. L’analisi evidenzia inoltre un’elevata creatività linguistica, soprattutto nella manipolazione di polirematiche, collocazioni e idiomatismi. Nel complesso, i messaggi positivi si configurano come pratiche discorsive complesse che, pur presentandosi come espressioni spontanee, partecipano alla costruzione simbolica dello spazio urbano e alla negoziazione di valori, emozioni e relazioni sociali all’interno del paesaggio linguistico. Positive messages in the urban language space: a case study in the provinces of Varese and Como This paper examines the phenomenon of positive messages in the urban linguistic landscape, positioning itself within linguistic landscape studies and adopting a descriptive-interpretative approach. The study analyses a corpus of 1,166 messages collected in the provinces of Varese and Como through photographic documentation, with the aim of identifying the main semantic, morphosyntactic, pragmatic, and graphic–visual features of these linguistic productions. The findings reveal a clear predominance of affective content, followed by messages related to human rights and peace, while religious and sports-related messages appear marginal. From a formal perspective, positive messages display a strong tendency toward brevity and semantic condensation, with extensive use of minimal structures, symbols, iconographic elements, and emojis, as well as affective intensification strategies such as diminutives and hypocoristics. The analysis further highlights a high degree of linguistic creativity, particularly in the manipulation of multiword expressions, collocations, and idioms. Overall, positive messages emerge as complex discursive practices that, despite their appearance of spontaneity, actively participate in the symbolic construction of urban space and in the negotiation of values, emotions, and social relationships within the linguistic landscape.
Il contributo presenta un percorso didattico sul lessico per una classe prima della scuola secondaria di I grado, progettato e sperimentato tra marzo e aprile 2025. Dopo aver inquadrato criticamente lo stato dell’arte della didattica del lessico e l’accessibilità degli strumenti lessicografici per studentesse e studenti del primo ciclo, l’articolo seleziona risorse cartacee e online e ne mostra l’uso operativo in cinque moduli: questionario iniziale e autovalutazione; prima lezione sulla variabilità diacronica; seconda lezione sulla variazione diatopica e diafasica; compito autentico di analisi lessicale di testi di Sanremo 2025; valutazione (con prova sommativa sull’uso del dizionario) e autovalutazioni finali. I risultati evidenziano alta motivazione, apprendimenti trasferibili e un incremento della competenza lessicale implicita ed esplicita. Si prefigurano ulteriori sviluppi didattici futuri. Teaching vocabulary in secondary schools: from tools to teaching practice This paper presents a vocabulary-teaching pathway for a first-year lower secondary school class, designed and tested between March and April 2025. After critically outlining the state of the art in vocabulary pedagogy and the accessibility of lexicographic tools for students of the first cycle, the article selects print and online resources and demonstrates their practical use across five modules: initial questionnaire and self-assessment; first lesson on diachronic variation; second lesson on diatopic and diaphasic variation; an authentic task involving lexical analysis of lyrics from Sanremo 2025; and assessment (including a summative test on dictionary use) with final self-assessments. The results show high motivation, transferable learning, and an increase in both implicit and explicit lexical competence. Further pedagogical developments are envisaged.
This paper advocates for an acquisitionally informed, communicatively oriented Pedagogical Construction Grammar approach to teaching Italian as a second language. Drawing on Construction Grammar, Constructicography, and the emerging Italian Constructicon (ItCon) resource, we present the results of a corpus-based case study on light verb constructions (LVCs) in L2 Italian. Using the CELI learner corpus (B1-C2 levels), compared with the CORIS reference corpus, we analyzed verb-noun LVCs with five frequent light verbs (avere ‘have’, fare ‘do’, dare ‘give’, prendere ‘take’, mettere ‘put’). Results concerning the distribution of LVCs construction across proficiency levels point to a specific acquisitional sequence (avere + N > fare + N > dare + N > prendere + N > mettere + N). Based on these findings, the article proposes a B2-level Teaching Unit that integrates the instruction of selected LVCs identified through the corpus-based study within a communicative pedagogical framework. The example illustrates how a construction-based approach can be effectively combined with usage-oriented pedagogical practice, in line with the natural developmental sequences of language learning evidenced by authentic data. Verso un approccio costruzionista alla didattica dell’italiano L2: Uno studio di caso su costruzioni con verbo supporto Questo articolo applica l’approccio della Pedagogical Construction Grammar e una metodologia corpus-based all’insegnamento dell’italiano L2. Inserito nel quadro del più ampio progetto di creazione dell’Italian Constructicon (ItCon), questo studio di caso si concentra sulle costruzioni con verbo supporto (light verb constructions, LVC) nell’italiano L2. L’analisi si basa sul corpus di apprendenti CELI (livelli B1-C2), usando il CORIS come corpus di riferimento, e prende in esame costruzioni V+N con cinque verbi supporto molto frequenti (avere, fare, dare, prendere, mettere). I risultati relativi alla distribuzione delle costruzioni LVC nei diversi livelli di competenza suggeriscono l’esistenza di una specifica sequenza acquisizionale (avere + N > fare + N > dare + N > prendere + N > mettere + N). Sulla base di questi risultati, l’articolo propone un’Unità Didattica di livello B2 che integra l’insegnamento di alcune LVC identificate dallo studio corpus-based all’interno di una matrice didattica comunicativa. L’esempio mostra come un approccio construction-based possa essere efficacemente coniugato a una pratica didattica orientata all’uso linguistico, nel rispetto delle sequenze di sviluppo naturale dell’apprendimento linguistico evidenziate da dati reali e autentici.
Il presente contributo propone di illustrare una Unità di Formazione (UdF) focalizzata sull’apprendimento e sul successivo consolidamento delle espressioni idiomatiche per apprendenti di italiano L2 con un livello di competenza avanzato. Al contempo, viene fornita una panoramica di alcuni manuali didattici disponibili, utili sia per il docente sia per lo studente. L’insegnamento delle espressioni idiomatiche e dei proverbi rappresenta un aspetto cruciale nell’insegnamento dell’italiano L2/LS, nonostante tali strutture risultino particolarmente difficili da spiegare: le espressioni idiomatiche non sono traducibili letteralmente, essendo caratterizzate da un significante fisso e un significato non letterale; tuttavia, sono ampiamente diffuse nella lingua parlata quotidianamente, e dunque indispensabili per una comunicazione autentica e fluente. Per questo motivo, il loro insegnamento acquisisce un’importanza fondamentale nel processo di apprendimento di una lingua, consentendo agli studenti di comprenderla e utilizzarla in modo più naturale e appropriato ai contesti reali. Italian idiomatic expressions for second-language learners: practical perspectives This paper aims to present a Teaching Unit focused on the learning and subsequent consolidation of idiomatic expressions for advanced learners of Italian as a second language (L2). Additionally, it offers an overview of several available teaching manuals that are beneficial for both teachers and students. The teaching of idiomatic expressions and proverbs is a crucial component in the instruction of Italian L2/LS, despite the challenges posed by these structures. Idiomatic expressions, in particular, cannot be translated literally, as they are characterized by a fixed signifier and a non-literal meaning. However, they are pervasive in everyday spoken language, making them essential for authentic and fluent communication. For this reason, their instruction plays a fundamental role in the language learning process, enabling students to understand and use the language in a more natural and contextually appropriate way.
Il contributo presenta un’esperienza di formazione docenti realizzata nel luglio 2025 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dakar, rivolta prevalentemente a insegnanti senegalesi di italiano come lingua straniera. Il workshop, della durata di due ore, è stato progettato per rispondere a una specifica esigenza formativa: l’insegnamento dell’italiano LS ai bambini, ambito rispetto al quale i docenti coinvolti risultavano meno formati, essendo prevalentemente impegnati con studenti della scuola secondaria. Dopo un inquadramento teorico sul ruolo del gioco nella glottodidattica e sull’insegnamento precoce delle lingue, l’articolo descrive le principali attività ludiche proposte durante il workshop, tra cui giochi linguistici e attività manipolative, pensate per livelli iniziali (A1–A2) ma adattabili anche a livelli più avanzati. Particolare attenzione è dedicata a un’attività riflessiva finale volta a favorire la consapevolezza dei repertori linguistici e culturali degli insegnanti partecipanti. L’analisi dei feedback e delle discussioni emerse evidenzia sia l’interesse suscitato dall’approccio ludico sia le difficoltà incontrate nell’adattamento di tali pratiche a un contesto educativo caratterizzato da forte plurilinguismo e da tradizioni didattiche differenti. Il contributo intende offrire spunti di riflessione sulle potenzialità della didattica ludica nell’insegnamento dell’italiano LS in contesti extraeuropei e sulle implicazioni per la formazione degli insegnanti. Game-based language activities for teaching italian as a foreign language in Senegal: a teacher training experience in Dakar The article presents a teacher training experience carried out in July 2025 at the Italian Cultural Institute in Dakar, primarily addressed to Senegalese teachers of Italian as a Foreign Language. The two-hour workshop was designed to respond to a specific professional need: teaching Italian to children, an area in which the participants had limited experience, as they mainly work with secondary school students. After outlining the theoretical framework on the role of game-based language teaching in glottodidactics and early language education, the article describes the main activities proposed during the workshop, including language games and hands-on tasks. These activities were designed for beginner levels (A1–A2) but conceived as adaptable to more advanced learners. Particular attention is devoted to a final reflective task aimed at fostering awareness of the participants’ linguistic and cultural repertoires. The analysis of feedback and group discussions highlights both the strong interest generated by the playful approach and the challenges related to implementing such practices in a highly multilingual educational context characterized by diverse teaching traditions. The contribution offers reflections on the potential of game-based approaches in teaching Italian as a Foreign Language in non-European settings, as well as on their implications for teacher training.
L’articolo si propone di analizzare la presenza di collocazioni, parole polirematiche ed espressioni idiomatiche in dieci romanzi italiani di successo e di indagare alcune delle possibili motivazioni che potrebbero aver indotto gli autori ad utilizzarle. In virtù del loro statuto ibrido tra semantica, lessico e sintassi, sarà necessario porre in chiave problematica la nozione di parola e descrivere ciascuna delle tre categorie considerate. Verrà poi presentato in modo puntuale il corpus e saranno illustrati i dati emersi dalla sua analisi tenendo conto di elementi narratologici, linguistici e comunicativi. Collocations, multiword expression and idioms in successful Italian novels The goal of this article is to analyze the presence of collocations, multiword expressions and idioms in ten successful Italian novels and to investigate some of the possible reasons that led the authors to use them. Due to their hybrid nature, which involves semantic, lexicon, and syntax, it will be necessary to approach the concept of “word” from a problematic perspective and describe each of the three considered categories. Then, the corpus will be presented along with the results emerging from its analysis, considering narratological, linguistic, and communicative elements.
Il contributo esamina i verbi frasali inglesi, una tipologia di costruzione complessa per gli apprendenti italofoni, e particolarmente problematica in presenza di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Dopo aver delineato il tema nel contesto della ricerca acquisizionale e linguistico-educativa, il contributo presenta un'indagine preliminare condotta su due gruppi di apprendenti universitari con DSA. I partecipanti sono stati esposti a due interventi didattici distinti relativi a un gruppo limitato di verbi frasali: un percorso tradizionale, incentrato sulla spiegazione della forma e del significato di ciascun verbo frasale, e uno “cognitivo”, che esplora le metafore concettuali sottese ai verbi frasali. I dati, raccolti tramite task comunicativi, forniscono indicazioni rilevanti per ricerche più articolate, sebbene non confermino in modo definitivo l'efficacia dell’istruzione cognitiva. Italian-speaking learners with SpLDs and english phrasal verbs: a preliminary study on the role of cognitive instruction The paper focuses on English phrasal verbs, a type of construction that is known to be complex for Italian-speaking learners, particularly for those with Specific Learning Difficulties (SpLDs). After framing the topic from the perspective of relevant literature in Second Language Acquisition and Educational Linguistics, the paper presents a preliminary study involving two groups of university students with SpLDs. The groups were exposed to two distinct teaching inte rventions focused on a small number of phrasal verbs: a traditional intervention, based on explanations of form and meaning of each verb, and a “cognitive” one, based on the exploration of the conceptual metaphors behind the target phrasal verbs. Data were collected through communicative tasks. The findings offer relevant indications for more articulated future research, although they do not yet confirm the efficacy of the cognitive instruction.
Il contributo analizza il ruolo della semantica verbale nella comunicazione turistica, concentrandosi sulla costruzione linguistica e multimodale del tempo e dello spazio dell’esperienza di viaggio. Partendo dal presupposto che il verbo costituisca un elemento centrale nella rappresentazione del movimento, della permanenza e della relazione tra il turista e la destinazione, l’articolo esamina l’interazione tra scelte verbali, strutture morfosintattiche e componenti visive. L’analisi si basa su un corpus di campagne pubblicitarie del Trentino, prodotte tra il 1971 e il 2025, e adotta un approccio qualitativo multimodale. I risultati mostrano come tempi, aspetto, modalità e opposizioni verbali contribuiscono a modellare immaginari simbolici e narrativi, orientando il coinvolgimento emotivo e cognitivo del destinatario. Alla luce delle analisi svolte, viene proposto un modello di analisi multimodale che attribuisce al verbo una funzione semantica centrale nella rappresentazione dinamica del viaggio, offrendo uno strumento applicabile anche ad altri contesti e pratiche discorsive del turismo. The semantics of the verb in travel. The role of the verb in the multimodal representation of time and space in tourism discourse This article investigates the role of verbal semantics in tourism discourse, focusing on the linguistic and multimodal construction of time and space in the travel experience. Starting from the assumption that the verb constitutes a central element in the representation of movement, permanence, and the relationship between the tourist and the destination, the study examines the interaction between verbal choices, morphosyntactic structures, and visual components. The analysis is based on a corpus of tourism advertising campaigns from Trentino, produced between 1971 and 2025, and adopts a qualitative multimodal approach. The results show how tense, aspect, modality, and verbal oppositions contribute to shaping symbolic and narrative imaginaries, thereby orienting the emotional and cognitive engagement of the recipient. On the basis of the findings, the article outlines a multimodal analytical model that assigns a central semantic function to the verb in the dynamic representation of travel and that can also be applied to other contexts and discursive practices in tourism.