
INTRODUCTION Work-related stress represents a significant health issue for healthcare professionals, especially in high-pressure environments such as diagnostic imaging units. OBJECTIVE To evaluate, through a multicenter study, the perception of work-related stress and organizational factors among medical radiology technicians working in different operational units, analyzing the main determinants, the impact on well-being and professional activity, and identifying possible strategies for prevention and organizational improvement. MATERIALS AND METHODS A cross-sectional study using an anonymous 43-item questionnaire administered to 291 participants, based on the ISPESL-HSE model, derived from the Health and Safety Executive’ (UK) “Management Standards Indicator Tool.” Six domains were investigated: workload, autonomy, support, relationships, role, and change management. Data were analyzed using descriptive statistics. RESULTS 53.3% of participants were female and 46.7% were male, with the majority aged 31–40. A high workload was reported by 73.9% of participants; only 11.7% reported having autonomy in managing their breaks. Support among colleagues was high (78.4%), while support from management was perceived as insufficient (38.5%). Approximately 70% experienced inappropriate behavior in the workplace, and only 37.5% reported clarity regarding organizational changes. CONCLUSIONS Work-related stress in diagnostic imaging units is influenced by high workloads, limited autonomy, and insufficient organizational communication. Targeted interventions are needed to improve workplace well-being and the quality of care.
INTRODUZIONE Il Sistema Sanitario Nazionale è un organismo vivente sempre in evoluzione. Le nuove sfide che di anno in anno si affacciano sul panorama sanitario sono sempre più complesse e coinvolgenti e necessitano di nuove figure professionali capaci di affrontare e gestire questi nuovi progetti: il Point of Care Testing (PoCT) Manager Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico (TSLB) si propone proprio questo obbiettivo. MATERIALI E METODI Questa nuova figura sbarca in ambito sanitario come figura completamente innovativa e manageriale derivante da una figura professionale già avviata e presente nell’ambiente sanitario (TSLB) ha per fine la creazione, il management e la governance della rete Point-of-Care Testing non solo in ambito ospedaliero ma anche a livello territoriale. RISULTATI E DISCUSSIONE Il PoCT Manager TSLB è una figura che si è dimostrata ampiamente competente e capace di creare e gestire un’installazione di un Hotspot Infettivologico in linea con le leggi e i regolamenti vigenti in materia e di contribuire fattivamente alla realizzazione degli obbiettivi di mission aziendali e di avvicinamento della diagnostica di laboratorio al paziente; la cui salute, in ambito di prevenzione, diagnosi e cura rimane l’unico vero fine dell’opera del PoCT Manager TSLB. CONCLUSIONI Il PoCT Manager TSLB emerge come una figura centrale nella gestione completa dei sistemi PoCT, dalla fase di installazione alla piena operatività. Dimostra autonomia decisionale, competenze tecniche e capacità di dialogo con professionisti di diversi ambiti. Questo ruolo valorizza il Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico anche fuori dal laboratorio, esaltandone le competenze organizzative e di management e contribuendo a garantire un servizio diagnostico più sicuro, rapido e vicino al paziente.
BACKGROUND AND AIM The global rise in antibiotic resistance due to the presence of multidrug-resistant pathogens threatens the effectiveness of antibiotic treatment for community and hospital-acquired pneumonia in hospitals. Fast Microbiology plays a key role in providing rapid responses that can be integrated into stewardship processes aimed at initiating appropriate antibiotic therapy as quickly as possible, managing critically ill patients and preventing the spread of healthcare-associated infections. The aim of this study was to identify the frequency and number of the pathogens responsible for lower respiratory tract infections causing pneumonia and for the presence of the major antimicrobial resistance genes, obtained using Fast Microbiology techniques and confirmed by standard culture methods. MATERIALS AND METHODS This prospective observational study was conducted between May 2024 and May 2025 and involved a total of 223 hospitalized patients who had a lower respiratory tract sample collected via bronchoalveolar lavage (BAL) for a suspected clinical diagnosis of pneumonia. The group of patients included both patients who had acquired pneumonia in the community and patients that did not suffer from respiratory diseases at the time of admission, but who had developed a lower respiratory tract infection within 48 hours from admission or during hospitalization. To diagnose infection or colonization, the collected biological samples were analyzed using both the culture method, considered the gold standard, and a "Fast Microbiology" method: the FilmArray® Biofire Pneumonia Panel plus (PNplus panel). RESULTS In the group of patients analyzed (n = 223), the percentage of positive samples detected with the PNplus panel and the culture method was, respectively, 39% (86/223) and 2% (4/223) of cases. However, the total number of positive samples for both the PNplus panel and the culture method corresponded to 47% (104/223). The Pneumonia plus panel detected more bacterial agents than the culture method, with relatively high PPA (96%), NPA (97%) and 0.68 of Cohen’s kappa. This result suggests a substantial correlation between the expected and detected results collected using the "Fast" molecular method and culture one, the latter considered the gold standard. CONCLUSIONS Community-acquired and hospital-acquired pneumonia are a leading cause of mortality worldwide, especially in critically ill patients. We are facing a silent pandemic: infections caused by multidrug-resistant germs, many of which are responsible for HAIs, mainly related to pneumonia (the leading cause of death from infection in hospitalized patients), and against which most available antibiotics are ineffective. The use of FilmArray® Biofire Pneumonia Panel plus (PNplus panel) could improve the clinical outcome of critically ill patients with worsening pneumonia. Rapid diagnosis would help clinicians in selecting and starting an antibiotic therapy, meeting antimicrobial stewardship criteria and reducing the spread of healthcare-associated infections caused by multidrug-resistant pathogens.
INTRODUZIONE La sicurezza sul lavoro rappresenta un diritto fondamentale e un obiettivo prioritario alla tutela della salute dei lavoratori indipendentemente dal sesso, origine etnica o appartenenza culturale (D.Lgs. 81/08). In Italia, nonostante un articolato quadro normativo in materia di prevenzione, il fenomeno infortunistico continua a presentare dimensioni rilevanti e significative disuguaglianze di rischio. Nel periodo 2021–2024, i lavoratori stranieri hanno rappresentato oltre il 10% della forza lavoro nazionale, risultando prevalentemente occupati in settori ad elevata esposizione del rischio. Il seguente studio analizza l’andamento degli infortuni e della mortalità sui luoghi di lavoro in Italia, con particolare attenzione alle differenze tra lavoratori italiani e stranieri, al fine di valutare l’associazione tra nazionalità e rischio infortunistico considerando fattori culturali, linguistici, formativi e di percezione del rischio. MATERIALI E METODI Lo studio si basa sull'analisi dei dati estratti dalle banche dati “Open Data” dell'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), relativi alle denunce di infortunio e ai decessi sui luoghi di lavoro . Per la definizione dei tassi, il numeratore degli eventi è stato incrociato con i dati occupazionali estratti dalla Rilevazione sulle Forze di Lavoro dell'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e dai cruscotti statistici del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, riferiti al periodo 2021-2025 (con dati 2025 di natura provvisoria). RISULTATI Nel periodo analizzato, i lavoratori stranieri presentano un tasso di incidenza degli infortuni sul lavoro più che doppio rispetto ai lavoratori italiani. Le maggiori criticità si osservano nei settori ad alta intensità di rischio fisico, quali edilizia, agricoltura, trasporti e manifattura. I dati evidenziano inoltre una quota sproporzionata di decessi tra i lavoratori stranieri rispetto alla loro incidenza sulla forza lavoro complessiva. Barriere linguistiche e culturali, unitamente a una minore efficacia della formazione standardizzata, risultano associate a una ridotta comprensione delle procedure operative e delle misure di prevenzione; a tali fattori può inoltre concorrere la presenza di condizioni lavorative irregolari, quali il lavoro non regolarmente dichiarato. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI Le differenze culturali e linguistiche influenzano, come evidenziato dai dati di incidenza infortunistica e di mortalità, la percezione del rischio e i comportamenti di sicurezza, contribuendo alla maggiore vulnerabilità occupazionale dei lavoratori stranieri. I risultati dello studio indicano che gli attuali modelli formativi, prevalentemente standardizzati, risultano insufficienti a garantire un’efficace prevenzione in contesti lavorativi multiculturali. È pertanto necessario sviluppare strategie preventive mirate, basate su percorsi formativi interculturali, strumenti multilingue, mediazione culturale e verifiche sistematiche dell’apprendimento, nonché su interventi di contrasto alle condizioni di lavoro irregolare che possono amplificare l’esposizione al rischio. Promuovere una cultura della sicurezza inclusiva e partecipativa rappresenta un elemento chiave per ridurre infortuni e mortalità sul lavoro e per trasformare la prevenzione da mero adempimento normativo a processo condiviso e sostenibile.
BACKGROUND Migraine is a highly prevalent and disabling neurological disorder associated with a substantial impact on quality of life and functioning in both occupational and social settings. Despite the availability of effective acute and preventive treatments, therapeutic outcomes in real-world clinical practice remain heterogeneous. OBJECTIVE To evaluate the effectiveness of acute and preventive pharmacological therapies for migraine and their association with quality of life in a real-world clinical setting. MATERIALS AND METHODS A descriptive observational study was conducted between May and July 2025 at a headache diagnosis and treatment centre in Northern Italy. Eighty-four consecutive patients with a diagnosis of migraine completed a structured questionnaire including information on clinical characteristics, pharmacological treatments, quality-of-life indicators, and the Headache Impact Test (HIT-6). Data were analysed using descriptive statistics, the chi-square test, and analysis of variance. RESULTS The mean age of the sample was 43.8 years, with a female prevalence of 77.4%. All patients were receiving acute therapies, which were reported as fully effective in 79.8% of cases. Triptans showed greater effectiveness than over-the-counter analgesics both in symptom control (92.1% vs. 67.4%) and in improving quality of life (86.8% vs. 60.5%). Preventive therapy was used by 77.4% of patients, and anti-CGRP monoclonal antibodies showed the highest effectiveness (100%). The mean HIT-6 score was 48.31 ± 9.12, and 58.3% of patients reported no or only mild impact on quality of life. CONCLUSIONS Triptans and anti-CGRP monoclonal antibodies represent effective therapeutic options in migraine management. However, the impact of the disease on quality of life remains substantial, highlighting the importance of comprehensive and integrated care.
ABSTRACT Le varie forme di violenza che si presentano sul luogo di lavoro e la conseguente carenza di protocolli di sicurezza e tutela nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici sono temi ampiamente discussi e documentati negli articoli in ambito socio-sanitario, con particolare riferimento a figure sanitarie quali dottori e dottoresse, infermier* e operatori/rici sociosanitari*(OSS). Tuttavia, il medesimo tema non ha la stessa attenzione e valenza quando a essere coinvolta in situazioni di esposizione ad alto rischio è la figura dell’Educatore/Educatrice Professionale (da qui in poi EP). Nonostante l’eterogeneità del suo operato in vari settori - che spaziano dall’ambiente socio-educativo a quello prettamente sanitario - tende a essere presente una marginalizzazione istituzionale. La tendenza a considerare l’esposizione al pericolo come una componente ‘naturale’ del lavoro educativo porta a trascurare la sicurezza dell’EP. Questa mancanza di tutele e il mancato riconoscimento delle responsabilità del ruolo non solo alimentano un senso di frustrazione da parte dell’EP, ma spingono molt* professionist* a lasciare il settore, privando il sistema socio-sanitario, educativo e sociale di competenze essenziali. Lo studio in questione nasce a seguito del caso di cronaca dell’omicidio della psichiatra Barbara Capovani, che ha messo in luce l’urgenza di discutere della sicurezza di coloro che operano in ambito sanitario. L’oggetto della ricerca è l’analisi delle differenti forme di violenza (verbale, psicologica e fisica) a cui gli/le EP sono esposti e la conseguente carenza di supporto istituzionale e formativo.
INTRODUZIONE E SCOPO L’aumento a livello mondiale dell’antibiotico-resistenza dovuto alla presenza di patogeni multiresistenti rappresenta una minaccia per l’efficacia del trattamento antibiotico delle forme di polmoniti comunitarie e di quelle nosocomiali a livello ospedaliero. La "Fast Microbiology" svolge un ruolo fondamentale nel fornire risposte rapide che possono essere incluse nei processi di stewardship, volti a posizionare una terapia antibiotica appropriata nel più breve tempo possibile, per la gestione del paziente critico e per la prevenzione della diffusione delle Infezioni Correlate all'Assistenza (ICA). Lo scopo di questo studio è stato quello di identificare la frequenza e la numerosità dei patogeni responsabili delle infezioni delle basse vie respiratorie causa di polmonite e della presenza dei principali geni correlati ai determinanti di resistenza antimicrobica, ricavate utilizzando tecniche di Fast Microbiology e confermate con metodiche colturali convenzionali. MATERIALI E METODI Questo studio osservazionale prospettico è stato condotto tra maggio 2024 e maggio 2025 ed ha coinvolto un totale di 223 pazienti ospedalizzati, a cui era stato prelevato un campione dalle basse vie respiratorie mediante Lavaggio Bronco-Alveolare (BAL), per sospetta diagnosi clinica di polmonite. Il gruppo dei pazienti analizzati comprende sia quelli che hanno acquisito la polmonite in comunità, sia pazienti che non erano affetti da patologie respiratorie al momento dell’ospedalizzazione, ma che hanno sviluppato un’infezione delle basse vie aeree entro 48 ore dal ricovero o durante la degenza ospedaliera. Per diagnosticare l'infezione o una colonizzazione, i campioni biologici sono stati testati sia con il metodo colturale considerato il gold standard sia mediante l’utilizzo di una tecnica diagnostica di “Fast Microbiology” che si basa sull’utilizzo di un pannello molecolare sindromico: il FilmArray® Biofire Pneumonia Panel plus (PNplus panel). RISULTATI Nel gruppo dei pazienti analizzati (n = 223), la percentuale di positività per campione rilevata con PNplus panel ed il colturale è stata rispettivamente del 39% (86/223) e del 2% (4/223) dei casi. Il numero complessivo dei campioni positivi, invece, sia per PNplus panel sia per il colturale è risultato essere del 47% (104/223). Il pannello Pneumonia plus ha rilevato più agenti batterici rispetto al metodo colturale, con PPA relativamente elevati (96%), NPA (97%) e 0,68 Kappa di Cohen. Questi dati suggeriscono quindi l’esistenza di una sostanziale concordanza tra i risultati attesi e quelli rilevati tra il metodo molecolare “Fast” ed il colturale, che è considerato il gold standard. CONCLUSIONI Sia le polmoniti acquisite in comunità sia quelle ospedaliere rappresentano un’importante causa di mortalità nel mondo, soprattutto nei pazienti critici. Siamo di fronte a una pandemia silente: quella delle infezioni da germi multiresistenti, molti dei quali sono responsabili delle ICA legate soprattutto all’insorgenza di polmoniti (la prima causa di morte per infezione nei pazienti ospedalizzati) e contro i quali la maggior parte degli antibiotici a disposizione non funziona. L'utilizzo del FilmArray® Biofire Pneumonia Panel plus (PNplus panel) potrebbe migliorare l’outcome clinico dei pazienti critici, con quadri di polmonite ingravescente. Una diagnosi rapida aiuterebbe i clinici nei processi decisionali relativi alla scelta e all'inizio della terapia antimicrobica, rispettando i criteri di antimicrobial stewardship e di riduzione della diffusione delle infezioni correlate all’assistenza sostenute da patogeni multiresistenti.
INTRODUZIONE Il tema dell’inclusione degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e con disabilità nei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie rappresenta oggi una sfida centrale per la formazione universitaria. In particolare, il Corso di Laurea in Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia (TRMIR) richiede strategie efficaci per garantire pari opportunità di apprendimento in contesti teorici e pratici ad alta complessità. L’obiettivo principale di questo studio è stato analizzare la presenza, le difficoltà e le strategie di supporto rivolte agli studenti con DSA e disabilità nei CdL in TRMIR a livello nazionale, individuando buone pratiche e proposte operative per una didattica realmente inclusiva. MATERIALI E METODI È stata condotta un’indagine empirica tramite questionario anonimo somministrato ai Direttori Didattici dei 56 CdL in TRMIR presenti sul territorio italiano. Il questionario, realizzato con Microsoft Forms, comprendeva 16 item a risposta chiusa e aperta, volti a raccogliere dati quantitativi e qualitativi riguardanti criticità, strategie didattiche e modalità di supporto. RISULTATI Hanno risposto 17 CdL (response rate 30,3%), per un totale di 997 studenti. Tra questi, sono stati rilevati 24 studenti con DSA e 10 con disabilità. Le principali criticità emerse riguardano difficoltà di concentrazione, gestione dell’attenzione e adattamento alle attività di tirocinio. Sono state segnalate strategie efficaci come la distribuzione anticipata dei materiali, il tutoraggio peer to peer, la continuità nel tutor clinico e simulazioni di tirocinio. DISCUSSIONE Le criticità emerse, in particolare nelle lezioni frontali e nei contesti di tirocinio, risultano strettamente connesse anche a fattori organizzativi e didattici. Le strategie adottate, quali adattamenti nella didattica, continuità del tutor clinico, tutoraggio tra pari e monitoraggio precoce, si configurano come elementi potenzialmente protettivi, contribuendo a rendere il sistema formativo più accessibile e strutturato. CONCLUSIONI Lo studio sottolinea l’urgenza di un approccio sistemico all’inclusione nei CdL sanitari, fondato su formazione del personale, coordinamento tra atenei e personalizzazione dei percorsi didattici. Le pratiche individuate costituiscono un punto di partenza per sviluppare modelli formativi capaci di coniugare inclusione e competenza professionale.
INTRODUCTION To function properly, immune system cells (especially T lymphocytes) require activation and deactivation systems (so-called “checkpoints”) that regulate their activity. Tumors are able to exploit the aforementioned systems to their advantage, while immunological drugs act by interfering with this mechanism. We will study the hPD-1 protein in depth from a bioinformatics perspective, building a model of the tertiary structure of the protein associated with its ligand hPDL-1; the protein structure will be compared with the structure of the monoclonal antibody Nivolumab, which inhibits the complex. MATERIALS AND METHODS For the bioinformatic characterization of the PD1 proteins, its ligand PDL1, and the inhibitory antibody to PD1, algorithms and programs such as Jpred and TMHMM were used to predict the secondary structure of the protein and transmembrane helices, while STRING was used to predict the interaction processes with other molecules. The program used to perform the structural overlap between the PD1 and PDL1 proteins was Jmol. Meta-analyses performed with AI software (IPDfromKM method) were used to provide an overview of NSCLC. RESULTS With Protein Data Bank, we can observe the three-dimensional structures of proteins. With JPred, we can identify the alpha-helices and beta-sheets present in the protein, while with TMHMM, the transmembrane helices. Comparison of protein structures with Jmol allows us to highlight the presence of deletions and insertions. Images from meta-analyses with IPDfromKM show a significant reduction in the risk of death for all patients treated with a combination of immunotherapy and chemotherapy. CONCLUSIONS This study will provide useful tools to predict the functions and behaviors of molecules similar to those studied, as evidenced by Overall Survival studies applied to chemo-immunotherapy combinations.
BACKGROUND L’emicrania è un disturbo neurologico altamente prevalente e invalidante, associato a un rilevante impatto sulla qualità della vita e sul funzionamento nel contesto lavorativo e sociale. Nonostante la disponibilità di terapie efficaci per il trattamento acuto e preventivo, gli esiti terapeutici nella pratica clinica reale risultano ancora eterogenei. OBIETTIVO Valutare l’efficacia delle terapie farmacologiche acute e preventive nell’emicrania e la loro associazione con la qualità della vita in un contesto clinico reale. MATERIALI E METODI È stato condotto uno studio osservazionale descrittivo, tra maggio e luglio 2025, presso un centro di diagnosi e cura delle cefalee del Nord Italia. Ottantaquattro pazienti consecutivi con diagnosi di emicrania hanno compilato un questionario strutturato che includeva informazioni sulle caratteristiche cliniche, sui trattamenti farmacologici, sugli indicatori di qualità della vita e sul questionario Headache Impact Test (HIT-6). I dati sono stati analizzati mediante statistiche descrittive, il test del chi-quadrato e l'analisi della varianza. RISULTATI L’età media del campione era di 43,8 anni, con una prevalenza femminile del 77,4%. Tutti i pazienti seguivano terapie acute con un'efficacia completa nel 79,8% dei casi. I triptani hanno mostrato una maggiore efficacia rispetto agli analgesici da banco sia nel controllo dei sintomi (92,1% vs 67,4%), sia nel miglioramento della qualità della vita (86,8% vs 60,5%). La terapia preventiva era utilizzata dal 77,4% dei pazienti e gli anticorpi monoclonali anti-CGRP hanno evidenziato la massima efficacia (100%). Il punteggio medio del test HIT-6 era 48,31 ± 9,12, con il 58,3% dei pazienti, che ha riferito un impatto nullo o lieve sulla qualità della vita. CONCLUSIONI I triptani e gli anticorpi monoclonali anti-CGRP rappresentano opzioni terapeutiche efficaci nella gestione dell’emicrania. Tuttavia, l’impatto della patologia sulla qualità di vita rimane rilevante, sottolineando l’importanza di una presa in carico globale e integrata.
INTRODUCTION DIBH (Deep Inspiration Breath Hold) is a widely used technique in clinical radiotherapy to reduce target motion and increase the distance between the target and organs at risk (OARs). With the introduction of a “tattoo-free” approach based on SGRT systems, challenges have emerged in ensuring reproducibility. To overcome this limitation, the inclusion of the RPM box within the patient’s body contour (“body” volume) has been proposed, allowing the visualization of its contours on the patient surface. This study aimed to evaluate the reproducibility of the RPM box positioning and the impact of this approach on treatment time, accuracy, and patient comfort. MATERIALS AND METHODS This study was conducted at the Radiation Oncology Unit of the Campus Bio-Medico University Hospital Foundation. A total of 60 patients were analyzed: 30 treated with RPM box placement at the xiphoid process and 30 with placement guided by body contours obtained using AlignRT™ Postural Video™ (VisionRT Ltd., London, UK). All data were collected using the Offline Review mode of the ARIA RTM (Varian Medical Systems). The longitudinal displacement of the RPM box was estimated using the median values. This parameter was determined by comparing all pre-treatment CBCT scans with the initial simulation CT and measuring the difference in the longitudinal displacement of the RPM box. Subsequently, the number of repeated CBCT scans for each patient in both groups was noted. The treatment duration (in seconds) was analyzed and the number of effective breath-holds performed to complete both the CBCT acquisition and treatment delivery was evaluated. RESULTS The analysis demonstrated a significant improvement across all evaluated parameters, with the most notable differences observed in the longitudinal displacement of the RPM box and in the number of repeated CBCT scans. Regarding this displacement, it was observed that contouring the surrogate produced a significant 60% reduction. With the RPM box contoured, daily imaging repetitions decreased by 50%; the number of effective apneas required to complete verification decreased by 37%; the total duration of daily imaging decreased by 24% (31 s); and the number of effective apneas employed decreased by 32%. CONCLUSIONS The significant reduction in positioning errors, repeated imaging, and the number of required breath-holds translates into increased accuracy and efficiency of the overall therapeutic process, reducing patient effort and contributing to an improved “patient experience”.
INTRODUCTION Occupational health and safety represents a fundamental right and a priority objective for the protection of workers, regardless of sex, ethnic origin, or cultural background (Legislative Decree 81/08). In Italy, despite an articulated preventive regulatory framework, the phenomenon of occupational injuries continues to present relevant dimensions and significant risk disparities. In the period from 2021 to 2024 foreign workers accounted for more than 10% of the national workforce, being predominantly employed in working sectors with high risk exposure. The following study analyzes the trends of workplace’s injuries and mortality in Italy, with particular attention to the disparities between Italian and foreign workers, in order to evaluate the association between nationality and accident risk while considering cultural, linguistic, educational factors, and risk perception. MATERIALS AND METHODS The study is based on the analysis of data extracted from the Open Data databases of the National Institute for Insurance against Accidents at Work (INAIL), relating to claims of workplace injuries and fatalities. To define the rates, the event numerator was cross-referenced with employment data extracted from the National Institute of Statistics (ISTAT) Labor Force surveys and the statistical dashboards of the Ministry of Labor and Social Policies, covering the period from 2021 to 2025 provvisional / unverified data from 2025. RESULTS In the period analysed, foreign workers presented a workplace’s injury rate more than twice as high compared to Italian workers. The greatest critical issues are observed in sectors with a high intensity of physical risk, such as construction, agriculture, transport, and manufacturing. The data also highlight a disproportionate share of fatalities among foreign workers in relation to their overall impact on the workforce. Language and cultural boundries, together with the lower effectiveness of standardized training, are associated with a reduced understanding of operating procedures and prevention measures; furthermore, the presence of irregular working conditions, such as undeclared work, may also contribute to these factors. DISCUSSION AND CONCLUSIONS As evidenced by injury and mortality data, cultural and linguistic differences significantly influence risk perception and safety behaviors, thereby contributing to the heightened employment vulnerability of foreign workers. The findings of this study indicate that current, predominantly standardized training models are insufficient to guarantee effective prevention within multicultural work environments. It is therefore necessary to develop targeted preventive strategies grounded in intercultural training courses, multilingual tools, cultural mediation, and systematic learning assessments, alongside interventions aimed at combating irregular working conditions that may amplify risk exposure. Promoting an inclusive and participatory safety culture represents a pivotal element in mitigating workplace injury and mortality rates, transforming prevention from mere regulatory compliance into a shared and sustainable process.
OBIETTIVI L’incremento della produzione scientifica e la crescente complessità metodologica degli studi clinici hanno reso imprescindibile un solido impianto etico e regolatorio, ma permangono aree di incertezza. Inoltre, con l’introduzione crescente di strumenti di intelligenza artificiale (AI) e machine learning (ML) nella ricerca biomedica emergono ulteriori profili di criticità etica e metodologica. In tale contesto, il Comitato Etico assume un ruolo centrale quale garante della conformità etica e scientifica dei protocolli di ricerca. Parallelamente, le riviste scientifiche sono chiamate a svolgere una funzione di vigilanza editoriale, assicurando che gli studi pubblicati rispettino standard etici internazionali (COPE, ICMJE). MATERIALI E METODI È stata condotta una revisione narrativa della letteratura scientifica mediante consultazione di documenti normativi nazionali ed europei, linee guida istituzionali e documenti di organismi internazionali (COPE, ICMJE) in materia di ricerca clinica, protezione dei dati personali ed etica della pubblicazione. RISULTATI Dallo studio della normativa e della letteratura italiana ed europea emerge un quadro complesso e articolato volto alla tutela di tutti gli attori coinvolti nella ricerca scientifica. CONCLUSIONI Al fine di garantire uniformità di giudizio e maggiore efficienza, è auspicabile l'armonizzazione delle procedure tra i Comitati Etici territoriali e una formazione continua specifica sulle nuove tecnologie. Il coordinamento tra Comitati Etici e riviste scientifiche dovrebbe essere rafforzato, ad esempio, attraverso database condivisi sulle approvazioni etiche, per prevenire la pubblicazione di studi privi di parere.
OBJECTIVE The growing volume of scientific research and the increasing methodological complexity of clinical trials have made a robust ethical and regulatory framework essential; however, some uncertainties persist. Furthermore, as artificial intelligence (AI) and machine learning (ML) tools become more prevalent in biomedical research, additional ethical and methodological challenges emerge. In this context, the Ethics Committee plays a central role in ensuring the ethical and scientific integrity of research protocols. At the same time, scientific journals are tasked with providing editorial oversight to ensure that published studies comply with international ethical standards (COPE, ICMJE). MATERIALS AND METHODS A narrative review of the scientific literature was conducted by consulting National and European regulatory documents, institutional guidelines, and publications from international organizations (COPE, ICJME) on clinical research, personal data protection, and publication ethics. RESULTS The analysis of Italian and European legislation and literature reveals a complex and multifaceted framework designed to safeguard all parties involved in scientific research. CONCLUSIONS To promote consistency in decision-making and greater efficiency, it is advisable to harmonize procedures across regional ethics committees and to provide ongoing, specialized training on emerging technologies. Coordination between Ethics Committees and scientific journals should be enhanced - for example, through shared databases of ethical approvals - to prevent the publication of studies lacking ethical review.
INTRODUZIONE Per funzionare in modo corretto le cellule del sistema immunitario (in particolare i linfociti T) necessitano di sistemi di attivazione e spegnimento (i cosiddetti “checkpoint”) che regolano la loro attività. I tumori sono in grado di sfruttare i sistemi citati a proprio vantaggio, mentre i farmaci immunologici agiscono interferendo con questo meccanismo. Verrà approfondito lo studio della proteina hPD-1 da un punto di vista bioinformatico, con costruzione del modello della struttura terziaria della proteina associata al suo ligando hPDL-1, e confrontata la struttura proteica con la struttura dell’anticorpo monoclonale Nivolumab inibitore del complesso. MATERIALI E METODI Per la caratterizzazione bioinformatica delle proteine PD1, del suo ligando PDL1 e dell’anticorpo inibitore anti PD1 sono stati utilizzati algoritmi e programmi come JPred e TMHMM per la previsione della struttura secondaria della proteina e delle eliche trans membrana, ed il programma STRING per avere una previsione dei processi di interazione con altre molecole. Il programma utilizzato per effettuare la sovrapposizione strutturale tra le proteine PD1 e PDL1 è Jmol. Si utilizzano metanalisi svolte con software di IA (metodo IPDfromKM) al fine di fornire una panoramica del NSCLC. RISULTATI Con Protein Data Bank possiamo osservare le strutture tridimensionali delle proteine. Con JPred possiamo individuare le alfa-eliche e i foglietti beta presenti nella proteina, mentre con TMHMM le eliche trans membrana. Il confronto tra strutture di proteine con Jmol ci permette di evidenziare la presenza di delezioni e inserzioni. Dalle immagini delle metanalisi con IPDfromKM si osserva una significativa riduzione del rischio di morte per tutti i pazienti trattati con una combinazione di immunoterapia più chemioterapia. CONCLUSIONI Questo studio darà utili strumenti per prevedere funzioni e comportamenti di molecole simili a quelle studiate, come si evidenzia dagli studi di Overall Survival applicati alle combinazioni di chemio-immunoterapia.
INTRODUCTION/OBJECTIVE Today, the inclusion of students with Specific Learning Disabilities (SLDs) and disabilities in Health Professions Degree Courses represents a central challenge for university education. Specifically, the Degree Course in Medical Radiology, Imaging and Radiotherapy Techniques (TRMIR) requires effective strategies to guarantee equal learning opportunities in highly complex theoretical and practical settings. The main objective of this study was to analyze the presence, difficulties, and support strategies aimed at students with SLDs and disabilities in TRMIR Degree Courses at a national level, identifying best practices and operational proposals for a truly inclusive teaching approach. MATERIALS AND METHODS An empirical survey was conducted using an anonymous questionnaire administered to the Directors of Education of the 56 TRMIR Degree Courses across the Italian territory. The questionnaire, created with Microsoft Forms, included 16 closed-ended and open-ended items aimed at collecting quantitative and qualitative data regarding critical issues, teaching strategies, and support modalities. RESULTS 17 Degree Courses responded (response rate 30.3%), for a total of 997 students. Among these, 24 students with SLDs and 10 with disabilities were detected. The main critical issues that emerged concern difficulties with concentration, attention management, and adaptation to clinical internship activities. Effective strategies were reported, such as the early distribution of materials, peer-to-peer tutoring, continuity in the clinical tutor, and internship simulations. DISCUSSION The critical issues that emerged, particularly in lecture-based classes and clinical internship settings, also appear closely linked to organizational and educational factors. The adopted strategies, such as educational adaptations, continuity of the clinical tutor, peer tutoring, and early monitoring, act as potentially protective elements, contributing to making the training system more accessible and structured. CONCLUSIONS The study highlights the urgency of a systemic approach to inclusion in health professions Degree Courses, based on staff training, coordination between universities, and the personalization of educational pathways. The identified practices constitute a starting point for developing training models capable of combining inclusion and professional competence.
INTRODUZIONE Lo stress lavoro-correlato rappresenta una problematica significativa per la salute dei professionisti sanitari, specialmente in contesti ad alta intensità come le unità di diagnostica per immagini. OBIETTIVI Valutare in uno studio multicentrico la percezione dello stress lavoro-correlato e dei fattori organizzativi tra i tecnici di radiologia medica operanti in diverse unità operative, analizzandone le principali determinanti, le ricadute sul benessere e sull’attività professionale, e individuando possibili strategie di prevenzione e miglioramento organizzativo. MATERIALI E METODI Studio trasversale mediante questionario anonimo di 43 item sottoposto a 291 partecipanti, basato sul modello ISPESL-HSE, adattato dal “Management Standards Indicator Tool” dell’Health and Safety Executive (UK). Sono stati indagati sei domini: carico di lavoro, autonomia, supporto, relazioni, ruolo e gestione del cambiamento. I dati sono stati analizzati con statistiche descrittive. RISULTATI Il 53,3% dei partecipanti è rappresentato da donne e il 46,7% da uomini, di età compresa prevalentemente tra i 31–40 anni. L’alta intensità lavorativa è stata riportata dal 73,9% dei partecipanti; solo l’11,7% ha riferito autonomia nella gestione delle pause. Il supporto tra colleghi è risultato elevato (78,4%), mentre quello da parte della dirigenza è stato percepito come insufficiente (38,5%). Circa il 70% ha sperimentato comportamenti inappropriati sul luogo di lavoro e solo il 37,5% ha riferito chiarezza sui cambiamenti organizzativi. CONCLUSIONI Lo stress lavoro-correlato nelle unità di diagnostica per immagini è influenzato da elevato carico di lavoro, scarsa autonomia e comunicazione organizzativa insufficiente. Interventi mirati sono necessari per migliorare il benessere lavorativo e la qualità dell’assistenza.
INTRODUCTION The National Health System is a living organism in constant evolution. New challenges emerge year after year within the healthcare landscape, and they are increasingly complex and demanding, requiring new professional roles capable of managing and guiding innovative projects. The Medical Laboratory Scientist (MLS) PoCT Manager was created precisely to meet this need. MATERIALS AND METHODS This new role enters the healthcare setting as a completely innovative and managerial figure, derived from an already established professional profile (MLS). Its purpose is the creation, management, and governance of Point of Care Testing networks, not only within hospitals but also across territorial healthcare services. RESULTS AND DISCUSSION The PoCT Manager MLS has proven to be highly competent and capable of designing and managing the installation of an Infectious Disease Hotspot in full compliance with current laws and regulations. This role contributes concretely to achieving corporate mission objectives and to bringing laboratory diagnostics closer to the patient, whose health—through prevention, diagnosis, and treatment—remains the ultimate goal of the PoCT Manager’s work. CONCLUSIONS The PoCT Manager MLS emerges as a central figure in the comprehensive management of PoCT systems, from installation to full operational deployment. This role demonstrates decision making autonomy, technical expertise, and the ability to collaborate with professionals from various fields. It enhances the value of the Medical Laboratory Scientist beyond the traditional laboratory setting, highlighting organizational and managerial skills and contributing to a safer, faster, and more patient centered diagnostic service.
The various forms of violence that happen in the workplace and the subsequent lack of safety and protection of workers' protocols are matters that are widely debated and documented in articles on healthcare, with particular reference to healthcare professionals such as doctors, nurses, and certified nursing assistants (CNA). However, the same matter is not given the same attention and importance when social workers are involved in high-risk exposure situations. Despite the heterogeneous nature of their activity – ranging from socio-educational to purely medical environments – institutional marginalization is quite normal. The tendency to consider exposure to danger a “natural” component of social jobs leads to overlooking the social worker’s safety. This lack of protection and the failure to recognize the responsibilities of the role not only fuel a sense of frustration in the social worker, but lead lots of professional to leave this field, thus depriving the healthcare and social system of essential competencies. This study originated after the crime news of the murder of the psychiatrist Barbara Capovani, which highlighted the urgency to discuss the safety of the people that works in Healthcare. The object of this research is the analysis of the different forms of violence (verbal, psychological, and physical) to which social workers are exposed and the subsequent lack of institutional and training support.
INTRODUZIONE La DIBH (Deep Inspiration Breath Hold) è una tecnica ampiamente utilizzata in ambito clinico radioterapico per ridurre il movimento del bersaglio e aumentare la distanza dagli organi a rischio (OAR). Con l’introduzione dell’approccio tattoo-free basato sui sistemi di SGRT, è emersa la difficoltà nel garantire tale riproducibilità. Per ovviare a questo limite, è stata proposta l’inclusione dell’RPM box nel volume “body” del paziente, permettendo di visualizzarne i contorni sulla superficie corporea. Lo studio ha l’obiettivo di valutare la riproducibilità del posizionamento dell’RPM box e l’impatto di questa soluzione in termini di tempi, accuratezza e comfort del paziente. MATERIALI E METODI Lo studio è stato condotto presso l’U.O.C. di Radioterapia Oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico ed è stato analizzato un campione di 60 pazienti: 30 con posizionamento dell’RPM box sul processo xifoideo e 30 con posizionamento guidato dai contorni ottenuti tramite Postural Video® di AlignRT® (VisionRT Ltd., London, UK). Tutti i dati sono stati ricavati con l’ausilio della modalità Offline Review di ARIA RTM (Varian Medical Systems). È stato stimato, attraverso la mediana, lo spostamento longitudinale dell’RPM box. Tale dato è stato ottenuto confrontando tutte le CBCT pre-trattamento con la TC di simulazione, misurando la differenza di spostamento longitudinale dell’RPM box. Successivamente sono state contate le CBCT ripetute da ogni paziente dei due gruppi. Sono state analizzate anche la durata in secondi e valutato il numero di apnee efficaci effettuate per svolgere sia la CBCT che la terapia. RISULTATI L’analisi dei risultati ha mostrato un significativo miglioramento dei valori in tutti gli ambiti considerati; con le variazioni più significative sullo spostamento longitudinale dell’RPM box e sulle CBCT ripetute. Relativamente a tale spostamento, è stato osservato che la contornazione del surrogato comporta una significativa riduzione del 60%. Con l’RPM box contornato si ha una diminuzione delle ripetizioni dell’imaging giornaliero del 50%; una riduzione del 37% del numero di apnee efficaci necessarie per completare la verifica; una riduzione della durata complessiva dell’imaging giornaliero del 24% (31s); e una diminuzione in termini di apnee efficaci impiegate del 32%. CONCLUSIONI La significativa riduzione degli errori di posizionamento, delle ripetizioni dell’imaging e del numero di apnee necessarie si traduce in un incremento dell’accuratezza e dell’efficienza dell’intero processo terapeutico, riducendo lo sforzo richiesto al paziente e contribuendo a migliorare la sua “patient experience”.