
Gli autori presentano lo sviluppo e l'applicazione del programma formativo "Mindfulness Oriented Professional Resilience" (MOPR) presso l'Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASUFC). Questo programma mira a promuovere la salute psicologica degli operatori sanitari e a prevenire il disagio psichico derivante dalla "compassion fatigue" (CF). Il programma MOPR si basa su un training orientato alla mindfulness che include tecniche di gestione dello stress e pratiche di auto-regolazione emotiva. Lo studio ha coinvolto 44 psicoterapeuti che hanno partecipato a 6 incontri di gruppo della durata di 2.5 ore ciascuno. I risultati hanno mostrato un significativo miglioramento nella soddisfazione professionale e una riduzione del burnout e dello Stress Traumatico Secondario (STS). Inoltre, i partecipanti hanno riportato un aumento della consapevolezza e dell'autoaccettazione, oltre a una maggiore capacit� di regolazione emotiva. Nonostante le limitazioni dello studio, come l'assenza di un gruppo di controllo e il follow-up, i risultati suggeriscono che il programma MOPR possa essere un efficace strumento per migliorare il benessere psicologico degli operatori sanitari e prevenire il disagio psichico legato alla CF.
Il Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) viene definito come sindrome comportamentale causata da una condizione del neurosviluppo biologicamente determinato. Interessa prevalentemente le aree relative all'interazione sociale reciproca, all'abilit� di comunicare idee e sentimenti e alla capacit� di stabilire relazioni con gli altri. Il DSA � riconosciuto come un urgente problema di salute pubblica e bambini, adolescenti e adulti con DSA spesso presentano nella loro vita una serie di comorbilit� mediche o comportamentali che possono essere motivo di accesso al Pronto Soccorso (PS) o di ricovero ospedaliero. � stata condotta una revisione narrativa della letteratura, con un'analisi metanarrativa degli articoli selezionati. Gli studi inclusi nella revisione sono stati ottenuti mediante l'utilizzo di stringhe di ricerca nelle banche dati PubMed, CINAHL, e PsycInfo e mediante ricerca libera su Google Scholar: sono stati individuati 684 articoli sottoposti al processo di selezione e, dopo un esame critico, sono stati scelti 7 articoli. Dall'analisi degli studi inclusi emergono interventi e strategie utili alla gestione dei comportamenti distruttivi dei bambini con DSA quali: interventi riferiti alla comunicazione recettiva ed espressiva; interventi riferiti agli stimoli sensoriali e della routine ospedaliera; strategie di inclusione dei caregiver nel processo di cura del paziente con DSA; interventi di formazione degli infermieri coinvolti. Tali interventi si sono dimostrati efficaci nella creazione di piani di cura personalizzati e nel miglioramento dell'esperienza ospedaliera. L'attuazione degli interventi proposti permette all'infermiere di creare un piano di cura personalizzato e permette al bambino con DSA e ai familiari di vivere un'esperienza ospedaliera positiva.
Psychological factors, specific lifestyles and environmental stressors may influence etiopathogenesis and evolution of psychosomatic diseases. We investigate the association between severe dermopathies and psychological dimensions such as Alexithymia, i.e. deficits of emotional awareness with inability to give a name to emotional states. We conducted a survey of 107 patients suffering from atopic dermatitis or psoriasis and a group of 55 academics working in the STEM area. The survey involved filling out clinical and anamnestic forms and administering two psychological tests, PID-5 and TSIA. The outcome of all the tests were then analyzed by using a logistic regression model to detect the most significant factors that characterize the two groups. Our results suggest that the alexithymic dimension can be considered as both a predisposing element to a psychosomatic disorder (for dermopaths) and a useful "resource", with particular reference to those professional areas in which a certain degree of emotional detachment, a high capacity for attention and concentration and the use of operative thinking are functional to a successful career.
Nell'ambito delle ricerche sulla regolazione emotiva � possibile riscontrare studi sui processi di dissimulazione emozionale in ragione di condizionamenti nei contesti sociali. A partire da Hochschild (1979) tale tensione e sforzo per adattare le proprie risposte emotive alle situazioni relazionali � stata definita emotional labor. Il costrutto in letteratura si associa a condizioni di rischio di stress. Il presente lavoro definisce uno strumento mutuato da una versione olandese D-QEL (2007) che a seguito di analisi fattoriale restituisce 4 componenti indagate da 10 item su scala Likert. I dati sono stati raccolti con consenso informato su 537 partecipanti. Le propriet� metriche riscontrate sul questionario sono adeguate e in linea con il reattivo originale. La versione italiana appare promettente come misura della regolazione dell'espressione emotiva nei contesti di lavoro e potrebbe essere utilizzata per misurare gli esiti della psicoterapia nella pratica clinica o per prevenire fattori di rischio di stress lavoro correlato.
Psychological literature on health-care workers (HCWs) during COVID-19 outbreak has scarcely explored the possible relationship between shared sense-making around work context experiences, burnout, and coping strategies. The aim of the present study is to explore the interplay between shared meanings around work context experiences, burnout, and coping strategies, in a sample of Italian HCWs. At the time of the study, all participants (administrative staff, nurses, and physicians) were employed in the vaccine services against COVID-19 outbreak of Romagna Local Health Authority. A sample of 155 professionals (71.6% women) were administered an online survey exploring shared experiences on six topics related to the pandemic work context (i.e., vaccines, relationships with coworkers, vaccine services, Romagna Local Health Authority – RLHA, Regional Health System of Emilia-Romagna - RHS and subjective feelings about post-pandemic situation) and psychological dimensions such as burnout and coping strategies. Cluster analysis and multiple correspondence analysis enabled the identification of four clusters, or shared sense-making dimensions (respectively marked by optimism, scepticism, efficiency, and frustration), conceived along three main latent factors, influencing the representation of HCWs' experiences within the work context. These factors are optimism/pessimism (factor 1), relationship/task orientation (factor 2) and inefficacy/efficacy (factor 3). One-way ANOVA revealed differences on burnout and coping strategies based on the identified clusters. Pearson's correlations showed statistically significant associations between burnout measures and some coping strategies. In this study we found that different shared sense-making dimensions (i.e., clusters), around the pandemic work context experiences, are associated with the variation of burnout measures and coping strategies.
Il presente articolo analizza il Percorso Integrato Disabilità Adulta (PIDA) alla luce delle recenti evoluzioni del modello assistenziale territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), come delineato dal decreto-legge n. 34/2020 e successivi sviluppi. Si dimostra come la struttura e la filosofia operativa del PIDA si integrino sinergicamente con i principi cardine della nuova assistenza territoriale, in particolare per quanto concerne la continuità assistenziale, la presa in carico olistica, la stratificazione della popolazione e la promozione della salute nella comunità. Inoltre, l'articolo estende l'analisi del Percorso Integrato Disabilità Adulta (PIDA), focalizzandosi specificamente sul ruolo che la figura dello psicologo assume in questo modello/processo integrato multidimensionale. Si argomenta come il PIDA rappresenti un'opportunità concreta per dare sostanza attuativa al progetto di riorganizzazione dei servizi psicologici nell'ambito delle cure primarie e della psicologia del territorio. Vengono inoltre messi a fuoco gli snodi critici e le opportunità teorico-pratiche derivanti da questa integrazione.
Il contributo intende presentare le riflessioni che hanno accompagnato il percorso di attivazione del Centro "Generazioni in Gioco", un servizio di ASL2 Savonese rivolto ai giovani dai 14 ai 25 anni. L'idea del Centro nasce dalla consapevolezza che i bisogni di salute della popolazione adolescente raramente vengono intercettati dai servizi sanitari territoriali, ormai configurati per affrontare in modo pressoché esclusivo il malessere profondo espresso dagli adulti: da qui la scelta di dare vita a uno spazio "altro", in cui le domande di senso portate dagli adolescenti possano trovare accoglienza. Proponendosi come un filtro tra i bisogni dell'utenza e i servizi di secondo livello, il servizio ha progressivamente riconosciuto l'esigenza di ampliare il proprio sguardo per rispondere ai bisogni emergenti dal lavoro quotidiano con le fragilità esistenziali. La complessità e multiformità delle domande psicologiche portate dagli utenti ha evidenziato la necessità di un ripensamento delle metodologie e delle strategie di intervento inizialmente limitate alla presa in carico e alla cura, comportando un riorientamento delle azioni verso traiettorie di promozione della salute. Il Centro si è così impegnato nella costruzione e rafforzamento delle connessioni tra le realtà territoriali che, con diversa titolarità, si occupano di adolescenti (scuola, servizi sanitari, servizi sociali, terzo settore, realtà associative del territorio), convocandole sul comune obiettivo di tutelarne gli itinerari di sviluppo e di promuoverne le abilità personali e sociali, nella consapevolezza che ci vuole un villaggio per far crescere un bambino.
L'Organizzazione mondiale di sanità (World Health Organization, 2016) ha definito la violenza nelle relazioni intime come un problema di salute pubblica, che diventa tanto più stringente, quanto più sono giovani i/le perpetratori/perpetratrici e le vittime, poiché l'età adolescenziale è un momento cruciale per la costruzione dell'identità personale (Lancini et al., 2020) e per l'organizzazione di pattern relazionali futuri. Come è noto, in adolescenza il processo di individuazione e di emancipazione rispetto alla famiglia di origine si consolida soprattutto all'interno del gruppo dei pari, luogo primario in cui l'adolescente sviluppa le proprie competenze relazionali e stabilisce le prime relazioni affettive. Ed è proprio all'interno di tali relazioni, di gruppo e di coppia, che può vivere, direttamente o indirettamente, episodi di violenza di genere (Beltramini, 2020). Secondo l'ultimo report di Save the Children, nel nostro Paese il 17% delle ragazze e dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni pensa possa succedere che in una relazione intima scappi uno schiaffo ogni tanto. Quando si passa dalle opinioni alle esperienze, quasi un/a adolescente su cinque (19%), tra chi ha o ha avuto una relazione intima, dichiara di essere stato spaventato dal/lla partner con atteggiamenti violenti, quali schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti. Uno dei contesti privilegiati per l'intercettazione del fenomeno della violenza di genere tra adolescenti è la scuola, dove la figura dello psicologo scolastico può rivestire un ruolo centrale, non solo come anello di raccordo tra la scuola e le altre agenzie territoriali che si occupano della presa in carico delle situazioni di violenza, ma anche come promotore di progetti di prevenzione della violenza e di promozione del benessere nelle relazioni tra pari, tanto più incisivi quanto più integrati ed adottati dalla Rete Interistituzionale Territoriale Antiviolenza.
Il nostro contributo riflette sul crescente disagio psicologico in Italia, evidente dall'aumento dell'utilizzo di psicofarmaci e dai dati sulla salute mentale giovanile. Viene sottolineata la necessità di superare una concezione di salute limitata all'assenza di malattia e di cura focalizzata su sintomi e prestazioni, in favore di una visione più ampia che includa il benessere psicologico, le determinanti socioeconomiche, culturali e relazionali. Questa diversa attenzione è fondamentale per rispondere alle nuove domande di salute e per integrare la psicologia nel sistema sanitario territoriale, ma pone questioni e impone scelte di ordine epistemologico e metodologico. Un'occasione importante in questa prospettiva potrebbe essere rappresentata dall'introduzione di una psicologia delle cure primarie, su cui varie Regioni italiane hanno legiferato, con obiettivi come l'intercettazione precoce del disagio, l'assistenza di prossimità e l'integrazione con altri servizi. Tuttavia, le iniziative regionali mostrano disomogeneità e stanziamenti economici notevolmente sottodimensionati rispetto ai bisogni. Pur entro queste importanti limitazioni, è possibile iniziare a costruire un approccio integrato che unisca interventi individuali, gruppali e comunitari, basato su un'ottica salutogenica, su un orientamento critico alla promozione della salute e sulla valorizzazione delle risorse di comunità, come si sta cercando di fare nella ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Un posizionamento consapevole e trasformativo della psicologia nei contesti, fondato sull'empowerment, sulla cura come pratica universale e sulla capacità di "tenersi presente" nel flusso relazionale della vita comunitaria è necessario per una riconfigurazione sistemica della psicologia nel servizio sanitario, che può trovare applicazione nella costruzione di una Rete psicologica nazionale fortemente ancorata al territorio.
Il contributo illustra i risultati raggiunti, tra ottobre 2019 a dicembre 2023, dal servizio di psicologia delle cure primarie del Distretto Padova Sud dell'AUlss Euganea del Veneto. Le azioni che lo psicologo attua sono: consulenza, limitata a max 3-4 colloqui; percorso di supporto psicologico/psicoterapia breve (max 10 colloqui); invio ai servizi specialistici, in caso di problematiche maggiori. L'articolo presenta i risultati raggiunti dal servizio (finanziato dal Comitato dei Sindaci e dalla Fondazione CARIPARO) al quale le persone accedono gratuitamente, soprattutto su invio dei MMG. La maggior parte delle persone effettua un percorso di psicoterapia breve o si limita alla fase consulenziale. Dei 170 pazienti inviati ad altri servizi per una presa in carico specialistica, la maggior parte è stata indirizzata ai Servizi per la salute mentale o ai Servizi per la donna, la coppia e la famiglia. Le problematiche maggiormente identificate sono relative ad aspetti ansiosi o depressivi, oltre che conflitti familiari, in linea con le ricerche precedenti. Una analisi sull'esito dell'invio ai servizi specialistici ha mostrato un risultato positivo in oltre il 77% degli invii considerati, con percentuali particolarmente elevate per i servizi per le dipendenze e la Salute Mentale. Questo articolo si colloca all'interno della discussione sulla psicologia del territorio, mettendo in luce il ruolo che può svolgere lo psicologo delle cure primarie nel potenziare i servizi psicologici delle cure primarie e nel migliorare l'intercettazione dei bisogni di cura dei cittadini, in integrazione con gli altri professionisti e servizi.
Nel tentativo di rispondere coralmente alle sfide che la professione psicologica nell'ambito della salute oggi impone, inclusa quella di tentare un aggancio tra il piano teorico e quello pragmatico, le Scuole di Specializzazione universitarie in Psicologia della Salute sono impegnate da alcuni anni in un lavoro di confronto e collaborazione, che sta avviandosi verso la formalizzazione di un accordo interateneo a livello nazionale (Memorandum of Understanding, 2025). Nel rispetto delle culture e delle storie locali, l'obiettivo è quello di contribuire a delineare l'ancoraggio teorico-pratico della psicologia della salute e rafforzare l'orientamento e la presenza professionale in questo ambito, attraverso un processo di allineamento delle traiettorie formative tra le Scuole. In questo scenario si colloca la proposta del presente articolo, lavoro a più mani ispirato dalla Call "Psicologia di territorio: una rete integrata per il benessere psicologico", che ci offre la possibilità di organizzare le esperienze e i pensieri che, come Direttrici e Direttori delle Scuole, abbiamo maturato in questo settore e discutere di questioni che rimangono aperte ma sicuramente in evoluzione.
The physiotherapist is a key figure in the process of treating patients with a large spectrum of problems. From a biopsychosocial perspective, it would be interesting to integrate both professionals into the work team. This study aimed to explore physiotherapists' perceptions on how they imagine the role of the psychologist in their work context, to highlight the importance of integrating this figure as a resource for the patient, the physiotherapist, and the health context. In this study, 50 physiotherapists (27 females and 23 males; mean age = 42 years; sd = 12.2) participated in an individual interview via videocall. Socio-demographic and occupational data were collected. The texts of the interviews, recorded and transcribed, were analyzed using the Emotional Text Mining (ETM) technique using the T-LAB software. Five clusters emerged from the analysis: (1) The psychologist as support to physiotherapy, focused on the help that the psychologist could provide to physiotherapy, (2) The psychologist in the team, focused on the role of the psychologist as an integral part of their work team, (3) A possible integration, highlighting the role of the psychologist in a more global context, (4) Reprocessing, centered on the elaborating function of psychology, (5) The psychology impasse, describing the difficulties associated with this integration. Listening to and understanding physiotherapists' thoughts and fantasies related to the integration of the psychologist in the rehabilitation process is essential to propose adequate multidisciplinary interventions that include both the somatic and psychological aspects of the person.
L'invecchiamento della popolazione e l'aspettativa di vita media stanno aumentando nel corso degli anni e, parallelamente, diviene più lungo il periodo di vita nel quale gli individui convivono con una o più patologie croniche, spesso causate dall'assunzione, nel tempo, di stili di vita non salutari. La precocità della cronicità influisce sulla funzionalità individuale, sui livelli di benessere e di qualità di vita, sull'uso dell'assistenza sanitaria e sul rischio di mortalità. In un'ottica di healthy aging, la motivazione all'assunzione e al cambiamento dei comportamenti di salute appare determinante per il mantenimento di buone pratiche, per un migliore engagement sanitario e per migliori esiti di salute. Sebbene la ricerca abbia sostenuto la relazione tra cura di sé e promozione della salute, le concettualizzazioni del self-care rimangono piuttosto contrastanti e non sempre risultano connesse alla motivazione. Nell'ambito di un più ampio progetto psicologico clinico, scopo del presente lavoro è identificare i modi in cui vengono declinati i costrutti di motivazione e di self-care nell'ambito dell'invecchiamento. Secondo le linee guida PRISMA è stata effettuata una systematic review utilizzando i database MEDLINE/PubMed e PsycINFO. 31 articoli hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Sono state identificate 3 traiettorie principali: la motivazione come processo nell'invecchiamento salutare; il self-care come capacità di salute e di autonomia; la ricorsività tra motivazione e self-care nella malattia cronica. Dai risultati emerge la necessità di nuovi sforzi di ricerca per declinare concettualmente i rapporti tra i due costrutti nell'ambito dell'healthy aging, al fine di promuovere interventi motivazionali di self-care nel processo dell'invecchiamento.
Sopravvivere un tumore significa trovarsi nella condizione di dover fronteggiare il rischio di potenziali effetti a lungo termine, con la conseguente necessità di supporto psicosociale. Il presente studio si propone di esplorare, nel contesto italiano, i bisogni di supporto di un campione di pazienti sopravvissute al cancro al seno e le loro esperienze cliniche nel periodo post-trattamento, al fine di fornire indicazioni più accurate ai medici per migliorare la qualità di vita delle pazienti. Un campione di 465 donne con diagnosi di tumore al seno ha completato un sondaggio online relativo a dati clinici, bisogni di supporto non soddisfatti e utilizzo dei servizi psicologici nel contesto italiano. Le partecipanti sono state suddivise in tre gruppi di età (meno di 45 anni, 45-65 anni, più di 65 anni) e sono stati eseguiti confronti per valutare le differenze tra i gruppi di età in merito alle informazioni cliniche e psicosociali. I dati mostrano che il 45% del campione (n=209) ha un'età inferiore a 45 anni, il 35% (n=164) un'età compresa tra 45 e 65 anni e il 20% (n=92) un'età superiore a 65 anni. La maggior parte delle partecipanti (59%) è attualmente occupata e il 62% svolge un lavoro che richiede l'interazione con il pubblico. Sono state riscontrate differenze tra i gruppi di età anche per quanto riguarda l'offerta di consulenza psico-oncologica alle partecipanti. Dai dati raccolti, abbiamo rilevato diversi bisogni di supporto non soddisfatti nel panorama italiano. Sensibilizzare il personale ospedaliero sui bisogni psicosociali potrebbe contribuire a identificare i problemi critici e introdurre soluzioni di servizio pubblico per soddisfare tali bisogni.
SARS-CoV-2 vaccine hesitancy, defined as a delay in acceptance or refusal of vaccine, is still a major hurdle in achieving community immunity. Identifying target subpopulations and assessing the specific contribution of psychological variables may help to tailor effective communication strategies, improving vaccination adhesion. In this study we explore socio-demographic and psychological factors that correlate and predict vaccine hesitancy applying machine learning methodologies. In a sample of 1728 individuals, recruited from 27 February 2020 to 5 January 2021 in Italy, 26% of participants would not vaccinate. Vaccination hesitancy was predicted by older age, being women, lower education, living in less populated settlements, higher fatalistic attitude, lower perceived COVID-19 severity and threat, lower perceived efficacy of containment measures, and influence of media on protective behaviors, whereas vaccine acceptance was predicted by being a student, scientific education, and having a family member affected by pre-existing severe diseases. Vaccine hesitancy was also associated with higher moral disengagement. The model reached a balance accuracy of 67% and AUC of 72%, correctly identifying 69% of the hesitant individuals. Psychological variables emerged as important determinants of vaccine adhesion, together with socio-demographic variables that may help in identifying target populations and to tailor better communication strategies.