
Il contributo analizza il volume Università generativa di Andrea Prencipe come cornice teorica per rileggere ruolo, funzioni e prospettive delle biblioteche accademiche nell’università contemporanea. Muovendo dai due pilastri concettuali del modello generativo, engagement ed educabilità, e dalle tre traiettorie strategiche che lo definiscono (internazionalizzazione, interdisciplinarità e innovazione), il saggio evidenzia come tali coordinate descrivano un solido terreno di convergenze con l’evoluzione in atto nei sistemi bibliotecari universitari. In questa prospettiva le biblioteche, tradizionalmente percepite come depositi e servizi di supporto, emergono come infrastrutture epistemiche e sociali: ambienti di co-produzione della conoscenza, spazi di apprendimento continuo, nodi di connessione tra ricerca, didattica, territorio e comunità scientifica. Attraverso il riferimento a pratiche consolidate, open science, gestione dei dati della ricerca, information literacy, sostegno alla terza missione, servizi inclusivi e ibridazione degli spazi, il contributo evidenzia come le biblioteche incarnino in modo naturale la logica generativa, contribuendo almeno in potenza alla formazione di cittadini critici, competenti e capaci di orientarsi nella complessità. L’analisi mette tuttavia in evidenza una tensione tra la generatività potenziale e la sua effettiva realizzazione, legata a fattori professionali e organizzativi. In questo quadro, le biblioteche accademiche emergono come attori potenzialmente strategici nei processi della trasformazione dell’università a condizione di un rafforzamento delle competenze, delle collaborazioni e del riconoscimento istituzionale del loro ruolo.
L’articolo restituisce i contenuti emersi durante il convegno "Biblioteche e health humanities: giovani, lettura e nuove forme di welfare per la salute", promosso dall’Istituto superiore di sanità, dalla Sapienza Università di Roma, dall’Associazione italiana biblioteche e dal Cultural Welfare Center. Attraverso gli interventi di studiosi, operatori culturali, psicologi, bibliotecari e giovani partecipanti, il contributo riflette sul ruolo delle biblioteche come infrastrutture culturali di prossimità e agenti di benessere sociale, emotivo e relazionale. In particolare, il testo approfondisce il rapporto tra lettura, costruzione dell’identità adolescenziale e salute mentale, evidenziando il potenziale trasformativo delle pratiche culturali nell’attuale contesto segnato da fragilità relazionali, sovraesposizione digitale e difficoltà di immaginare il futuro. Le biblioteche emergono come ‘terzi luoghi’ inclusivi, capaci di favorire connessioni, processi di cura e pratiche di prescrizione sociale attraverso gruppi di lettura, laboratori narrativi e progettualità partecipate. La lettura viene così interpretata non solo come esperienza individuale, ma come pratica condivisa di costruzione di senso, empatia e cittadinanza culturale.
Nel 2018 è iniziato il recupero e l’inventariazione di una parte della biblioteca appartenuta a Clemente Rebora, trovata a Rovereto, dove il poeta aveva vissuto per alcuni anni. Tale fondo è andato ad aggiungersi al nucleo già conservato presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Carità e presso il Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa. Il presente saggio intende fornire sommariamente al lettore un panorama di tutto quanto si è conservato finora dell’intero corpus librario reboriano, analizzandone le particolarità e soffermandosi sugli esemplari più significativi per comprendere la vita e l’opera del poeta.
Il presente contributo si propone di esplorare il Distant Reading come forma di lettura capace di arricchire – senza sostituire – la tradizionale lettura ravvicinata (Close Reading). A partire dalla teoria di Franco Moretti, l’articolo analizza come strumenti digitali di analisi testuale, e in particolare la piattaforma open source Voyant Tools, non si limitino a offrire tecniche di esplorazione quantitativa dei testi, ma introducano specifiche modalità di interazione con essi. In questa prospettiva, le cosiddette pratiche di ‘non lettura’ – fondate sull’osservazione di frequenze, pattern e reti semantiche – riflettono nuove forme di lettura in cui il lettore interagisce con visualizzazioni, grafici e rappresentazioni dei dati testuali. Il Distant Reading allena, quindi, ad orientarsi in un testo prima di leggerlo integralmente, a riconoscerne le strutture e le relazioni tra i dati, stimolando ad interrogarsi criticamente sui risultati. Ne emerge il profilo di un lettore attivo, capace di muoversi tra livelli diversi di rappresentazione del testo, che integra osservazione quantitativa e interpretazione qualitativa. Queste competenze sono trasversali rispetto all’analisi letteraria e diventano particolarmente rilevanti nel contesto della lettura digitale contemporanea, caratterizzata da sovrabbondanza informativa, frammentazione e non linearità, aprendo prospettive di alfabetizzazione critica rilevanti per la biblioteconomia e gli studi sull’informazione.
Se parliamo della Biblioteca di Campana intesa come uno spazio o come un insieme concreto di volumi, siamo obbligati a una constatazione drastica: a causa della vita vagabonda e disordinata del poeta questa biblioteca non esiste. Se consideriamo però più attentamente la stessa biografia di Campana, da una prospettiva raramente adottata dalla critica, scopriamo invece una connessione inattesa fra l’instabilità del poeta, che viaggiava continuamente anche perché non riusciva a stare fermo in nessun luogo, e la profondità della sua cultura. Anche quando non possedeva fisicamente i libri, Campana infatti leggeva senza sosta, perché si recava in biblioteca, in Italia e all’estero. Le ricerche di Alberto Petrucciani e di Renato Martinoni hanno dato in questo senso delle certezze inoppugnabili, rivelando la presenza del poeta nelle biblioteche attraverso le sue schede di lettura, dove sono state conservate. Il quadro che ne risulta, unito alla fittissima trama di reminiscenze che percorre i testi campaniani, mostra una cultura internazionale molto aggiornata, grazie alla capacità di leggere in varie lingue e alla regolare consultazione di molte riviste periodiche di varie nazioni, dove Campana seguiva i dibattiti del tempo. La ricchezza e la stessa atipicità della sua formazione sono decisive per la definizione della sua peculiare poetica, nella quale la vicinanza flagrante alle avanguardie mette radici in una dichiarata fedeltà alla migliore tradizione italiana, letteraria e artistica, nella direzione di un testo capace di unire le risorse espressive di diversi media diventando “Gesamtkunstwerk”. Negli ultimi mesi, infine, dall’Archivio di Franco Matacotta è emerso inaspettatamente un volume che si credeva perduto, su cui Campana ha elaborato nel 1915 passi poetici. Questo colpo di scena apre inedite prospettive per ricerche, appena avviate, sulla possibilità che, passando per le mani di Sibilla Aleramo, anche altri libri di Campana possano essere arrivati fino a noi. Non si può dire che abbiamo trovato la biblioteca perduta di Campana, ma qualche frammento sì.
Il presente contributo intende esaminare il fenomeno della “Biblioteca Vivente” come pratica culturale e sociale nel contesto italiano, analizzandone origini, diffusione nel territorio nazionale, caratteristiche organizzative e impatto percepito sui partecipanti. La ricerca adotta un approccio multimetodologico che integra due fasi di indagine distinte e complementari: una mappatura sistematica condotta su fonti digitali accessibili online dalla quale è stato possibile censire 754 edizioni realizzate tra il 2007 e il 2026, e un questionario strutturato somministrato a 25 enti tra biblioteche pubbliche e associazioni del terzo settore. I risultati documentano una significativa espansione quantitativa del fenomeno, una marcata eterogeneità tipologica e geografica, e un impatto percepito positivo sia sui “lettori” sia sui “libri viventi”. La “Biblioteca Vivente” emerge come strumento coerente con la missione delle biblioteche pubbliche contemporanee e come espressione concreta delle tendenze più recenti della biblioteconomia, capace di declinarsi concretamente lungo le direttrici tracciate dalle linee guida internazionali in materia di dialogo interculturale, partecipazione civica e coesione sociale.
The purpose of the present research is to highlight the role of circulation analysis in supporting the financial sustainability of academic libraries. As the full transition to an exclusively electronic environment has not yet been achieved, the hybrid nature of contemporary libraries sustains ongoing interest in the circulation of printed materials. Drawing on circulation data from a distance learning institution’s library (Hellenic Open University (HOU) Distance Library and Information Center), the study seeks to identify titles with low or no usage and to examine how factors such as publication date and language influence circulation patterns. A comprehensive analysis of the printed collection’s circulation statistics reveals multidimensional issues related to collection development. These issues concern, among others, the restructuring of acquisition models, the physical location of the library’s central department, the establishment of new branches, staffing considerations, and the formulation of effective collection promotion policies. Circulation data analysis should not be viewed solely as a means of fulfilling accounting requirements, but rather as a strategic tool that supports informed decision-making. Through systematic circulation analysis, the role of the librarian is enhanced, positioning them as both a steward of collections and a key contributor to the library’s financial viability. Given that the pandemic compelled many libraries to operate as distance learning institutions, the findings derived from circulation analysis in a distance library context are of broader relevance and applicability.
L’articolo discute alcune implicazioni del progetto di ricerca NEREIDE (NEw Reading Experiences In the Digital Ecosystem), con particolare riferimento alla linea di lavoro sviluppata dalla sotto-unità di Torino. Al centro dell’analisi è il prototipo BiblioRAG, concepito come ambiente sperimentale di mediazione per l’accesso all’esperienza di lettura in biblioteca. Il contributo prende le mosse dalla tensione rilevata tra i modelli normativi che organizzano le risorse bibliografiche nello spazio bibliotecario e la natura situata, mobile e plurale delle pratiche di lettura. Attraverso una breve descrizione dell’architettura RAG e dell’integrazione tra metadati strutturati e contenuti testuali vettorializzati, l’articolo mostra che BiblioRAG può configurarsi non soltanto come strumento tecnologico, ma come ‘dispositivo’ capace di rendere osservabili nuove forme di mediazione, e dunque nuovi ambienti di lettura. Assumendo alcuni elementi del pensiero di François Jullien come prospettiva interpretativa, la mediazione viene reinterpretata come processo di ‘mediazione generativa’ che rende ‘com-possibili’ relazioni tra modelli bibliografici e comportamenti di lettura.
L’articolo presenta il progetto della Nuova Biblioteca Cottolengo, una biblioteca di pubblica lettura in corso di progettazione a Torino, che si configura come intervento integrato di recupero edilizio, valorizzazione bibliografica e rigenerazione sociale. A partire dal recupero e dal riuso di un edificio in stato di abbandono e dalla valorizzazione di una collezione di notevole interesse legata alla storica istituzione del Cottolengo, il progetto mira a costruire un’infrastruttura culturale e sociale capace di contribuire ai processi di rigenerazione urbana del quartiere Aurora di Torino, caratterizzato da una significativa complessità sociale e culturale. Il contributo analizza il processo di co-progettazione fra attori istituzionali, terzo settore e ambito accademico, evidenziando come tale collaborazione rappresenti un elemento strategico per la sostenibilità e l’innovazione del progetto della nuova biblioteca nel medio e lungo periodo. Viene inoltre approfondito il profilo biblioteconomico della futura biblioteca in relazione all’identità dell'istituzione promotrice del progetto e ai bisogni della comunità locale, con particolare attenzione ai temi dell’accesso alla conoscenza, dell’inclusione sociale e della partecipazione attiva. Attraverso un approccio metodologico che combina analisi del contesto, studio delle collezioni e progettazione dei servizi, l’articolo evidenzia il ruolo della biblioteca come dispositivo di mediazione tra patrimonio, accesso e partecipazione, contribuendo al dibattito contemporaneo sul ruolo delle biblioteche pubbliche nei processi di inclusione e trasformazione urbana.
La biblioteca scolastica è oggi al centro di una rinnovata attenzione pedagogica e istituzionale come ambiente di apprendimento. In Italia, tuttavia, manca una mappatura nazionale aggiornata che ne analizzi in modo sistematico caratteristiche, usi e condizioni di sviluppo. Il presente studio, realizzato nell’ambito del progetto Avanguardie Biblioeducative, contribuisce a colmare in parte questo vuoto conoscitivo, presentando i risultati di un’indagine nazionale che ha coinvolto oltre 6.000 dirigenti scolastici e docenti. I dati restituiscono un quadro complessivamente incoraggiante sul piano del riconoscimento istituzionale ed educativo: la maggior parte dei dirigenti scolastici e degli insegnanti attribuisce alla biblioteca un ruolo rilevante per l’apprendimento, la motivazione e il clima scolastico. Tale riconoscimento, tuttavia, non si traduce ancora in un utilizzo frequente, sistematico e pienamente integrato nel curricolo, segnalando uno scarto tra legittimazione percepita ed effettiva istituzionalizzazione. Le pratiche prevalenti restano ancorate alla promozione della lettura, mentre risultano meno sviluppate le funzioni legate alla media education e all’information literacy; anche la lettura curricolare appare ancora poco strutturata e spesso episodica. L’analisi mostra inoltre che l’appartenenza a reti di biblioteche scolastiche è associata al rafforzamento della dimensione istituzionale e organizzativa della biblioteca, mentre la partecipazione a reti di innovazione è correlata a un uso didattico più intenso e rivolto allo sviluppo di competenze informative, mediali e digitali. Permangono alcune criticità rilevanti, in particolare la carenza di fondi, l’inadeguatezza degli spazi, l’assenza di personale dedicato e la debolezza della formazione del personale. Nel complesso, lo studio evidenzia la necessità di rafforzare l’istituzionalizzazione della biblioteca scolastica attraverso figure dedicate, formazione, infrastrutture e partecipazione a reti professionali e territoriali.
Scholarly discourse on research data management (RDM) has addressed the exponential growth of research data, yet gaps remain regarding practices when examined through the lens of the data lifecycle and in relation to librarians’ personal factors. Anchored in the knowledge-based view (KBV), this study empirically investigates lifecycle-oriented practices, strategies, challenges, and demographic correlates of research data management practices (RDMP) among library personnel across the three southern geopolitical zones of Nigeria. The study adopted a descriptive correlational research design and used a structured questionnaire to collect data from a target population of 137 library professionals. A 78% response rate was achieved, and the data were analysed using descriptive and inferential statistics. Findings revealed a moderate level of RDMP in university libraries. Core strategies for the effective implementation of RDMP include library management involvement, capacity building, and the institutionalisation of RDM policies. Challenges such as poor funding, inadequate data infrastructure, and skills gaps constrain RDMP. The study also found that highest educational qualification and years of experience had a statistically significant but very weak relationship with RDMP among university library personnel. The study provides empirical evidence for applying KBV to RDMP in university libraries, indicating that library professionals, as critical knowledge assets, can be supported to improve RDMP. It further highlights the relevance of other factors, such as organisational systems, managerial cognition, and coordination, as institutional strategies for enhancing RDMP. The study concludes that management support, infrastructure, and personnel capacity are crucial for advancing RDMP in university libraries in the southern region of Nigeria.
In assenza di una specifica biblioteca montaliana, il saggio ripercorre il suo possibile assetto, in particolare per gli anni di formazione e il periodo genovese, sulla base dei due Fondi librari superstiti a Genova e Milano, gli attestati di letture del Quaderno genovese e della corrispondenza, dalle lettere della sorella Marianna Montale; le lettere a Francesco Meriano e Sergio Solmi; le recensioni con relative citazioni di libri e autori. Le notizie ci documentano un lettore onnivoro di letteratura, filosofia e spiritualità, conoscitore dei classici e della più moderna cultura italiana ed europea, seguita capillarmente anche su giornali e riviste. In the absence of a specific Montale library, this essay traces its possible structure, particularly during his formative years and his time in Genoa, based on the two surviving book collections in Genoa and Milan, the reading records of the Quaderno genovese and correspondence, from his sister Marianna Montale's letters; letters to Francesco Meriano and Sergio Solmi; and reviews with related citations of books and authors. The news shows us an omnivorous reader of literature, philosophy, and spirituality, a connoisseur of the classics and the most modern Italian and European culture, followed extensively also in newspapers and magazines.
Scopo di questo articolo è mostrare, discutere e teorizzare il rapporto tra biblioteche, nuovo web e pacifismo, in apparenza complesso e parallelo, e invece fondato su solide radici storiche. Sono illustrati alcuni progetti, iniziative e attività bibliotecarie, tesi alla definizione di un ruolo concreto di azione della biblioteca che possa comprendere anche l’inclusione, la multiculturalità, il confronto sociale, la democrazia dell’accesso alle risorse, la garanzia dell’imparzialità dell’informazione e, quasi come corollario, la cultura della pace.
Il presente articolo si propone di analizzare la principale terminologia che fa riferimento alla biblioterapia come disciplina e alla nomenclatura destinata ai professionisti, esaminando i termini originali che sono nati in lingua inglese. Risulterà chiaro come l’ambiguità del termine ‘biblioterapia’ necessiti di essere considerato con attenzione poiché portatore di un’aura medica poco tollerata in ambienti educativi e culturali, e per questo è talvolta sostituito con dei sinonimi più o meno pertinenti. Per lo stesso motivo, la distinzione tra il professionista di area medica e quello di area umanistica deve essere non ambigua e per questo l’analisi linguistica e culturale nel passaggio da una lingua all’altra si rende necessaria. In questo, l’utilizzo del titolo di ‘biblioterapeuta’ per i professionisti di area medica e di ‘facilitatore di biblioterapia’ per i professionisti di area umanistica (bibliotecari, docenti, counselor, operatori socio-culturali, filosofi e coacher) apre a una chiarezza di ruolo più che mai necessaria. Anche le aree di applicazione necessitano di trovare una corretta corrispondenza in italiano per ridurre il più possibile ambiguità laddove la biblioterapia si realizzi. Non si possono etichettare come biblioterapia attività di tipo culturale, né si può considerare la biblioterapia un’attività di area medica nei contesti in cui si innesta, pertinentemente, in campo umanistico. È naturale che una disciplina nata in un ambito socio-culturale diverso abbia necessità di adattarsi al nuovo ambiente applicativo e una corretta traduzione della nomenclatura che la riguarda può favorire l’accomodamento culturale, che in Italia è in pieno svolgimento.
Nell’articolo vengono proposti dati sulle dimensioni delle collezioni analogiche e digitali delle biblioteche pubbliche negli Stati Uniti, in Germania, in Danimarca e nei Paesi Bassi, con particolare attenzione ai libri a stampa e i libri digitali. Sono inoltre riportati alcuni dati di contesto come la spesa e le visite in biblioteca. I dati provengono da dataset messi a disposizione da enti dei quattro Paesi, costruiti sulla base di attività di rilevazione svolte annualmente e in modo sistematico da almeno un decennio. Oltre alla presentazione dei dati, si pone particolare attenzione agli aspetti metodologici relativi all’evoluzione dei modelli di misurazione. Dall’analisi emerge che nel corso degli ultimi 15 anni circa – a seconda delle serie storiche disponibili – le collezioni analogiche hanno avuto una diminuzione in termini di dimensioni e circolazione, mentre quelle digitali sono cresciute. Il periodo della pandemia ha causato un brusco crollo della circolazione delle risorse analogiche, che solo in parte è stato compensato negli anni successivi; al contrario, il digitale è cresciuto superando i livelli del pre-pandemia e del periodo della pandemia (sebbene in alcuni casi ci sia stata una flessione nell’immediato post-pandemia, seguita da una nuova crescita). A livello generale si evidenzia che per la comparazione di dati provenienti da diverse attività di rilevazione è necessario fare attenzione agli aspetti metodologici, con particolare riguardo verso l’evoluzione dei modelli di misurazione. Per quanto riguarda le collezioni, si riflette sulla necessità di una integrazione delle collezioni analogiche e digitali nel corso del tempo, quindi lo sviluppo strategie che tengano conto di vari fattori (dati d’uso, budget, mediazione verso i pubblici ecc.). L’analisi della circolazione suggerisce infatti che le collezioni digitali e i relativi servizi, insieme a quelli analogici già consolidati, abbiano potenziato l’offerta delle biblioteche pubbliche in un contesto generale di trasformazione digitale dei consumi culturali.
Il contributo presenta il convegno nazionale AIB "La funzione rieducativa della pena. Biblioteche in carcere", svoltosi a Nuoro il 3 e 4 ottobre 2025, dedicato al ruolo delle biblioteche carcerarie come strumenti fondamentali di inclusione, apprendimento e rieducazione. L’evento, riconosciuto con la medaglia del Presidente della Repubblica, ha offerto un ampio confronto tra istituzioni, professionisti e terzo settore sulle politiche, le pratiche e le prospettive dei servizi bibliotecari negli istituti penitenziari. Attraverso quattro sessioni tematiche e tre poster session, sono stati affrontati temi quali la lettura come diritto, il rapporto tra carcere e territorio, l’integrazione tra progettualità istituzionali e iniziative associative, nonché l’evoluzione normativa e professionale del settore, con particolare attenzione alle Linee guida IFLA e ai Poli universitari penitenziari. Il convegno ha evidenziato il valore delle biblioteche come spazi di crescita personale e riscatto sociale, sottolineando il ruolo strategico dei bibliotecari e dei Patti per la lettura nel favorire processi di continuità educativa e di connessione tra il 'dentro' e il 'fuori' delle carceri.
Il contributo indaga come le community di social reading reagiscono alla diffusione di testi generati dalle GenAI, con particolare attenzione ai generi romance, dark romance, romantasy. Attraverso una panoramicadi casi studio (NaNoWriMo; ecosistema Inkitt/Galatea e la serializzazione assistita da AI), si mostra come l’autorialità è problematizzata in termini di standardizzazione stilistica, ghostwriting algoritmico e ridefinizione della reputazione. Il quadro teorico rivede la nozione di algorithmic interpellation con le algorithmic politics (DuBrin, Gorham), interpretando pratiche come de-piattaformizzazione a bassa intensità, ‘red flags’ anti-plagio, review bombing e segnalazioni coordinate come forme di ‘resistenza all’interpellazione sintetica’. Il nostro punto è che il timore di essere confusi con bot (Beer 2024) spinga autorə a sperimentare nuovi canoni di scrittura, ma contemporaneamente renda visibili i fantasmi della cultura editoriale contemporanea (Calvino 1967). In questo senso concludiamo che all’interno di ecosistemi in cui co-abitano attori umani e non-umani, la social reading può assumere una dimensione politica che per mezzo di protocolli etici permetta alla letteratura sintetica di non cancellare le voci queer e BIPOC né precarizzi ulteriormente il lavoro editoriale.
L’articolo propone una lettura delle biblioteche giapponesi come dispositivi di mediazione tra tradizione e modernità, osservate a partire da un’esperienza diretta di viaggio e rilette attraverso la prospettiva relazionale del filosofo francese Gilbert Simondon. Dalla Kyoto Prefectural Library al Japan Kanji Museum & Library e alla Katsura Library, lo sguardo si trasforma in strumento epistemico, capace di interrogare il rapporto tra osservatore e oggetto, tra tempo lineare e ciclico, tra toshokan e bunko. Tenendo conto delle caratteristiche metodologiche della biblioteconomia comparativa, la riflessione adotta il concetto di trasduzione per descrivere la conoscenza come processo metastabile, in cui le biblioteche diventano soglie di relazione, oscillanti tra continuità e trasformazione. La cartografia che ne risulta è una geografia in divenire, e in essa la biblioteca è intesa come forma temporale della conoscenza.