
Questo scritto propone una riflessione sulla riqualificazione in chiave ecologicoadattiva delle aree produttive. La prima parte esamina il lascito di forme, servizi, dotazioni e governance degli spazi per la produzione dal secondo dopoguerra. La seconda riassume gli esiti di una ricerca operativa che ha promosso strumenti di coprogettazione adattiva delle aree produttive nel contesto di Città Metropolitana di Milano. Le conclusioni si soffermano sulla rilevanza di comunità collaborative di scala urbana.
Il testo ripercorre l'evoluzione del pensiero di Francesco Indovina sul processo di urbanizzazione e l'influenza che la conoscenza delle realtà urbane iberiche ha avuto sul suo pensiero e nella sua produzione scientifica. Nei frequenti scambi che Indovina ha avuto con i colleghi con cui si confrontava in Spagna e Portogallo sono maturate riflessioni sulla concomitanza tra espansione urbana e integrazione territoriale. Questi scambi hanno favorito la divulgazione delle riflessioni scientifiche sulla città diffusa in Catalogna e in Spagna, accolte con entusiasmo e ragione di un dibattito scientifico molto intenso.
Le tradizionali delimitazioni geografiche sono inadeguate per cogliere la complessità attuale del Nord Italia. La macroregione settentrionale non è omogenea. Negli ultimi vent'anni, il NordEst ha mostrato dinamiche superiori al NordOvest: maggiore densità di popolazione, capitale umano, occupazione manifatturiera, e una capacità innovativa quasi doppia. Tali indicatori mostrano un progressivo spostamento del baricentro produttivo verso Est.
Il saggio avanza alcune note sulla relazione tra politica e ricerca, usando come campo di osservazione gli studi sulla città diffusa, convinti che i conti con quella nozione siano ancora aperti. Il concetto nasce dalle indagini sui territori della produzione veneti in anni di rinnovamento radicale della cultura marxista in Italia per poi transitare in quadri di sfondo differenti, dal fenomenologico allo strutturalista, fino all'estetica pop degli anni '90, diventando così la proiezione plastica di una destrutturazione sociale e culturale più ampia.