
Recensione del volume: Caporale G.M. (a cura di) (2026), Handbook of Climate Change and Financial Markets, Cheltenham (UK) e Northampton (MA, USA): Edward Elgar.
Recensione del volume: Tamborini R. (2026), Nazionalcapitalismo, Roma-Bari: Laterza.
L’articolo ricostruisce l’eredità intellettuale di Domenico Mario Nuti nel campo dei sistemi economici comparati e nelle transizioni post-socialiste. Analizzando i suoi studi sui limiti del capitalismo, sulle contraddizioni dei socialismi storici e sugli esiti ambivalenti delle transizioni, esamina la proposta dell’economia di mercato socialista (EMS). Lungi dal rappresentare un ritorno nostalgico ai modelli del Novecento, l’EMS costituisce per Nuti un tentativo pragmatico di ridefinire il socialismo come architettura istituzionale democratica, inclusiva e sostenibile, capace di affrontare le sfide globali contemporanee. L’articolo conclude che la proposta che Nuti colloca nell’ambito del “socialismo utopico” può costituire un solido fondamento teorico per immaginare e progettare nuove forme di organizzazione economica capaci di coniugare efficienza, equità e partecipazione democratica.
L’articolo ricostruisce il circuito monetario di Augusto Graziani integrando in un unico modello le varianti da lui presentate separatamente: schema di base, finanza d’impresa e settore bancario. I principali temi del dibattito (finanza iniziale e finale, chiusura del circuito, rapporto con Marx e con Keynes) sono discussi con riferimento allo schema di base, di cui si propone un’applicazione alla valutazione sociale dei prestiti bancari. Poiché la finanza iniziale è la possibilità logica della produzione, il prodotto è misurato dalla moneta emessa per pagare i salari, e i prezzi di conto sono i costi di produzione, a profitto nullo. Il criterio trova riscontro in Allais, Little e Mirrlees, Barone e Pasinetti.
Il simposio incentrato sul libro di Andrea Conzutti promuove un dialogo tra studiosi di diritto costituzionale ed economisti sulla difficile relazione tra politica monetaria e principi democratici nell’eurozona. Lucarelli esamina il problema da una prospettiva economica esprimendo riserve sulla proposta di “decostitu-zionalizzare” l’euro e sottolinea la necessità di un pragmatismo tecnico sul modello della BCE di Draghi, da integrare con una politica fiscale comune. Esposito rileva la complessa fattibilità politica della proposta nel quadro geopolitico attuale, evidenziando il ruolo storico delle banche centrali. Infine, Conzutti replica alle critiche, chiarendo che la riforma mira a ripoliticizzare le scelte di fondo tramite il Parlamento europeo, preservando l’indipendenza operativa della BCE come istituzione tecnica. Nel loro insieme, i tre contributi sollevano la necessità di una riflessione multidisciplinare per intervenire sulle disfunzioni dell’attuale architettura istituzionale dell’eurozona.