
Il contributo si propone di analizzare il volume Paggi e paggerie inquadrandolo nei cambiamenti della storiografia sulla corte degli ultimi quattro decenni. Al centro vi è la questione dell'educazione al servizio della corona e delle famiglie sovrane, come educazione al comando in varie esperienze italiane. Sono così messi in evidenza i ruoli di persone, saperi e spazi del mondo cortigiano, rimasti in penombra. In secondo luogo, gli autori del volume hanno coraggiosamente optato per una cronologia che non si conclude con la fine dell'antico regime, ma che abbraccia tutto il XIX secolo.
L'autrice propone un'ampia comparazione tra le corti dei Savoia, dei Medici, di Napoli e della Repubblica di Venezia fondata su tipologie documentarie prodotte in epoche e secondo modalità diverse (regolamenti, istruzioni, memorie, epistolari) congeniali alle diverse forme di esercizio del potere. Dato comune è l'importanza attribuita alla funzione pedagogicopolitica delle paggerie (disciplina del corpo, etichetta, milizia, burocrazia). Con l'analisi delle numerose fonti edite e inedite considerate in un lungo arco cronologico si indicano nuovi spunti di ricerca sul valore simbolico di spazi e architetture, sui rapporti familiari, sul ruolo dei sentimenti e delle vocazioni personali al di là dei modelli imposti e codificati della società di antico regime.
Il contributo affronta la dimensione economica dell'esilio politico utilizzando, come caso di studio, il Regno Lombardo-Veneto. Da un lato viene tratteggiato il quadro della legislazione austriaca e degli specifici provvedimenti emessi per le province italiane che, dal principio del XIX secolo al periodo post--1848, normarono gli strumenti della confisca e del sequestro dei beni dei condannati politici. Dall'altro, gli autori si soffermano più da vicino sui percorsi di alcuni emigrati politici in America, specialmente in relazione alle possibilità di accesso e di gestione del loro patrimonio, in un breve ma significativo torno di tempo: vale a dire, i primi anni del regno dell'imperatore Ferdinando I, segnati da due importanti amnistie (1835 e 1838) concesse come atti di distensione dopo una dura stagione di processi politici.
Between 1861 and 1869, more than a hundred political refugees from Italy were hosted in the most important port city of the Habsburg Empire, Trieste. They were deserters and/or political and ideological opponents of the newly established Kingdom of Italy. The essay investigates how a specific category of "aliens" and a related "disciplinary space" were defined by the Habsburg imperial state through the economic issues of the assistance policies that supported this peculiar group of political refugees, for which a public fund was created ad hoc within the state treasury. As both international relations with the Kingdom of Italy and the political and economic situation within the Austrian Empire progressed, the status of these "ItAliens" was transformed from "political refugees" protected by Austrian assistance policies to individuals, who were considered "dangerous" for internal security and therefore eligible for expulsion from the lands of the Habsburg crown.
L'autrice sostiene che la condizione dello "straniero" nel XIX secolo non può essere compresa soltanto in termini politici o giuridici, ma va analizzata nella sua stretta connessione con le dinamiche economiche e patrimoniali. Attraverso il confronto tra l'esperienza francese e le legislazioni degli Stati italiani della Restaurazione, il saggio mostra come le misure di sequestro e confisca dei beni, applicate agli esiliati o agli oppositori politici, abbiano contribuito a costruire una "fabbrica economica dell'estraneo". L'esclusione dal corpo politico non derivava soltanto da un atto di repressione politica, ma si concretizzava nella perdita di proprietà, redditi e diritti successori, compromettendo così l'appartenenza stessa alla comunità. L'articolo evidenzia inoltre il carattere ambivalente di tali pratiche, oscillanti fra eredità d'Ancien Régime e nuove concezioni liberali di cittadinanza e proprietà.