
Nel 1895 L.G. pubblicò un articolo nel quale riassumeva la sua concezione sociologica del diritto in un'ottica conflittualistica, già esposta in modo frammentario in lavori precedenti. Questa nota, sulla base di ampie citazioni del testo, presenta la concezione di G. sottolineando alcuni aspetti utili alla lettura contemporanea del diritto.
Artificial intelligence, together with access to Big Data, has produced profound changes in the information about law, whereas it proceeds at a slower pace in the field of law framing, especially as far as law-giving and judicial decision-making are concerned. Here the role played by the human being in legal processes is still crucial. Yet, the significant experiments with “smart” legal rules that are now on the close horizon raise concerns about what may become the shape of the law in our not-so-far future. Some questions are still open. How far can algorithms go into the intricacies of the countless logical, ethical, psychological and sociological variables that intervene in legal reasoning at all levels? How much space will remain for human intervention in the framing and enforcement of legal rules, whether “general” or “individual”? Will the overwhelming power of technology impose a kind of over-simplified law, made of mere signals rather than signs and symbols, which will minimalize or annul them? In that case, what consequences will ensue in the distribution of power in our societies and in their democratic procedures?
Il contributo analizza due modelli opposti di sicurezza pubblica: il “diritto penale del nemico” e la sicurezza partecipata. Lo scopo è evidenziare come differenti concezioni teoriche producano effetti divergenti sulla governance della sicurezza e sulle dinamiche di inclusione sociale. Il metodo adottato combina analisi teorica della letteratura criminologica e giuridica con l’esame di casi studio condotti in contesti urbani italiani - quali Terni, Firenze e Milano-, e in ambito internazionale come Lione. I risultati mostrano che approcci repressivi e selettivi tendono a rafforzare processi di stigmatizzazione e conflittualità sociale, mentre modelli partecipativi favoriscono fiducia istituzionale, prevenzione condivisa e maggiore percezione di sicurezza. Le conclusioni, emerse in particolare da un’attività di ricerca condotta sul territorio di Terni in comparazione anche con altre realtà urbane, sottolineano la necessità di una governance della sicurezza inclusiva, capace di coniugare tutela dei diritti fondamentali, efficacia preventiva e partecipazione comunitaria, quale risposta sostenibile alle sfide contemporanee della sicurezza urbana.
Lo studio analizza l’implementazione dell’Ufficio per il processo (UPP) in cinque sezioni civili di tre tribunali toscani, esaminandone gli effetti sull’organizzazione del lavoro giudiziario. Attraverso 97 interviste a magistrati, funzionari e personale amministrativo, il contributo ricostruisce le modalità di integrazione dei Funzionari addetti all’Ufficio per il processo (FUPP) e individua i fattori che spiegano la varietà delle soluzioni organizzative adottate. Emergono quattro modelli idealtipici, che vanno dall’impiego dei FUPP in mansioni esclusivamente amministrative fino alla gestione autonoma di mini-ruoli caratterizzati da attività fortemente routinarie e standardizzate. Le differenze osservate dipendono da fattori strutturali, come la scopertura di organico delle cancellerie, da fattori discrezionali, legati alle attitudini dei magistrati, e da fattori relazionali, in particolare dalla presenza di comunità di pratiche pregresse. Lo studio mostra come, nei casi analizzati, l’efficacia dell’UPP sia fortemente influenzata dai contesti locali e dalla cultura organizzativa, riducendone il potenziale trasformativo.
This article develops the Apology Model (AM), a theoretical framework for explaining community-based, customary systems of conflict resolution in which apologetic acts and their acceptance operate as socially regulated transactions. Rather than treating apology as a private emotion or a purely linguistic formula, AM conceptualizes it as an institutional sequence through which a wrong is made publicly intelligible, responsibility is allocated, and social closure is produced through recognizable uptake. The framework is specified and examined through an in-depth analysis of the Kalderash (căldărari) Roma justice system in Romania. Drawing on fieldwork-based interviews, the article examines how disputes are settled across multiple arenas, including the Kris (community court), regulated fighting, and mechanisms such as gossip and avoidance. Particular attention is devoted to the ways reconciliation becomes publicly certified and durable, often through ritualized re-acceptance gestures and material devices (including payments) that signal accountability without reducing forgiveness to a market exchange. While the Kalderash case is the primary empirical focus, the article argues that AM provides a portable analytic lens for comparative research on informal justice, especially where honor, reputation, and membership are at stake.