
L'intelligenza artificiale urbana è una componente sempre più importante della governance urbana. Questo fenomeno è osservabile su scale multiple: algoritmi predittivi, macchine a guida autonoma, e intere città di nuova fondazione gestite da giganteschi cervelli digitali. L'intelligenza artificiale urbana è ancorata al presente e al passato della città, e in particolare al modello smart city. Questo articolo illustra le principali connessioni e differenze che esistono tra la smart city e l'intelligenza artificiale urbana. Sosteniamo che l'applicazione dell'intelligenza artificiale urbana nella governance della città si distacca considerevolmente dalla smart city lungo tre vettori, tempo, azione e potere, che stanno facendo emergere nuove sfide di carattere ontologico. Il nostro contributo è volto a mettere in luce e concettualizzare, attraverso gli strumenti della geografia e della filosofia, un diverso tipo di etica dell'intelligenza artificiale che, allontanandosi da semplici questioni di regolamentazione, si concentra su come l'essenza stessa della città, e quindi la sua ontologia, stia cambiando nel passaggio dalla smart city a sistemi urbani autonomi.
Le intelligenze artificiali sono entrate nelle nostre vite quotidiane con apparente rapidità. Eppure, la loro collocazione nella sfera del tempo presente è complessa: da un lato, qualsiasi genealogia rivela come si tratti di tecnologie teorizzate da molto tempo, e dall'altro lato i loro effetti sembrano appartenere più al futuro che non al presente. Per esempio, probabilmente pochi o nessuno di noi, a oggi, è mai salito su un'auto a guida autonoma, si è mai visto recapitare un pacco da un drone automatico o ha mai interagito con i robot umanoidi ‘intelligenti' di cui si parla oggi diffusamente. A partire da alcuni esempi e aneddoti concreti, ed esplorando il discorso sulle auto a guida autonoma nella città di Torino, l'articolo si interroga sulla collocazione delle intelligenze artificiali nello spazio-tempo politico.
Il lavoro esplora le implicazioni socio-spaziali derivanti dall'infrastrutturazione dell'intelligenza artificiale in contesti urbani già interessati da processi di transizione post-industriale e dalle successive logiche di smartness e piattaformizzazione. In particolare, traendo spunto dal concetto di "trappola di Turing", introdotto da Brynjolfsson (2022) in riferimento ai cambiamenti prodotti dall'intelligenza artificiale in campo economico e sociale, l'attenzione viene posta sui rischi connessi alla diffusione dei processi di automazione nelle città, che tendono a rafforzare asimmetrie spaziali preesistenti e a generare nuove forme di marginalità algoritmica. Attraverso la presentazione di alcune evidenze empiriche, si cerca di dimostrare come l'adozione di modelli di intelligenza artificiale in ambienti urbani possa produrre effetti non pianificati e di esclusione nei confronti di soggetti e territori che non rientrano nei parametri di rilevanza computazionale. Il contributo propone inoltre alcune considerazioni finali sulla necessità di sviluppare un progetto critico di urbanesimo dell'IA capace di problematizzare l'assunto di neutralità tecnologica e di costruire sistemi più inclusivi e spazialmente consapevoli.
L'intelligenza artificiale rappresenta un campo cruciale di articolazione del potere statale, nonché un asset strategico nelle dinamiche di competizione tecnologica globale. In virtù della sua natura trasversale, essa incide in profondità sui modelli di governance e sui paradigmi di sviluppo, sollevando interrogativi circa la sovranità tecnologica e la capacità regolativa degli Stati. In tale quadro, le strategie nazionali per l'intelligenza artificiale si configurano come costrutti discorsivi e sociotecnici attraverso cui gli Stati producono immaginari del futuro, definiscono priorità normative e performano il proprio posizionamento internazionale. Il contributo propone un'analisi comparata delle strategie adottate dai Paesi europei, con l'obiettivo di esaminare come esse contribuiscano alla costruzione di una governance comunitaria dell'intelligenza artificiale.
Questo contributo esplora criticamente il paradigma dei gemelli digitali (digital twin), analizzandone lo sviluppo tecnologico, le applicazioni emergenti e le implicazioni epistemologiche e spaziali. L'adozione crescente dei gemelli digitali in ambiti quali la produzione industriale, la pianificazione urbana, la medicina e la modellazione climatica riflette una transizione paradigmatica nella relazione tra modelli digitali e realtà fisica. La tecnologia, sostenuta dall'intelligenza artificiale e da sistemi di acquisizione e gestione dati avanzati, si configura come una replica dinamica e interattiva della realtà, in grado di supportare il processo decisionale tramite simulazioni predittive. Tuttavia, si evidenziano le criticità legate alla fiducia nei modelli, alla selezione delle variabili significative, ai rischi di standardizzazione e all'accentuarsi delle disuguaglianze regionali nell'accesso e nell'implementazione di tali strumenti. I gemelli digitali emergono così non solo come artefatto tecnologico, ma come oggetto spazialmente e cognitivamente performativo, la cui adozione solleva interrogativi etici, politici e metodologici riguardo alla rappresentazione e alla trasformazione dei territori.
È con grande piacere che la Rivista geografica italiana ospita un commento multivocale nella forma di forum al romanzo di Wu Ming 1 pubblicato poco più di un anno fa (15 ottobre 2024); romanzo le cui geografie letterarie includono diversi luoghi praticati e analizzati dalla comunità di geografia italiana.Questo forum, dunque, a differenza di altri precedentemente pubblicati, non muove da un volume accademico o da un dibattito già aperto in una sede prettamente scientifica, ma da un testo di finzione che discute diverse questioni ‘squisitamente geografiche' – secondo l'espressione usata dal primo autore e curatore del forum, Francesco Visentin – attorno al Delta del Po e, più in generale, sui possibili effetti del cambiamento climatico.Il forum ospita contributi di alcune geografe e geografi, oltre a Francesco Visentin, Elisa Magnani, Stefano Piastra, Margherita Cisani e Luca Bonardi. Si tratta di colleghe e colleghi appassionate lettrici dell'autore (sappiamo essere una cosa comune) che in questo romanzo hanno ritrovato, e a noi raccontato, le molteplici connessioni tra i contenuti del libro e il mondo della Geografia praticato ‘disciplinarmente' o ‘professionalmente', inclusivo dei suoi aspetti problematici.Alcuni dei contributi associano al commentario un legame personale con persone, cose, luoghi, paesaggi e processi. Ospitare questo forum è per la redazione, e crediamo per tutta la nostra comunità, anche un modo per ricordare con estremo affetto e stima profonda la nostra collega Federica Letizia Cavallo (1973 – 2023), che nel libro compare e di cui possiamo immaginare che il volume Terre, acque, macchine. Geografie della bonifica in Italia tra Ottocento e Novecento (Diabasis, 2011) abbia avuto un ruolo significativo nel sedimentare il substrato scientifico su cui il libro si basa. Ma di Federica il libro contiene anche la gentilezza, la curiosità e l'anticonformismo mai ostentato: ci fa piacere sapere che in queste pagine potremo sempre ritrovarla. La Redazione
Il contributo propone un'analisi dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale per verificare l'impatto del turismo sull'ambiente alpino. Le riflessioni emergono dall'interrogazione dell'intelligenza artificiale (ChatGPT 4o mini) e dal suo dialogo con gli autori. Caso di studio è Bormio in Alta Valtellina, località termale e sciistica che ha ospitato alcune gare olimpiche di Milano Cortina 2026. La ricerca riporta i risultati della consultazione dell'intelligenza artificiale sull'impatto del turismo su ambiente e comunità locale, sulle pratiche politiche e amministrative e sul coinvolgimento degli abitanti. Ne confronta le riflessioni con la ricerca di terreno effettuata nel triennio 2022-2024. Dalla comparazione emergono i limiti dell'intelligenza artificiale, dipendente da dati e informazioni non sempre corretti e provenienti da fonti raramente scientifiche; inadeguata nel riconoscere pattern facili da individuare per i geografi; incline a riproporre il mainstream anziché prendere una posizione ben definita.
L'intelligenza artificiale è strettamente legata alla questione energetica. Le sue infrastrutture fondamentali, i data center, richiedono grandi quantità di energia. Questa forte dipendenza da fonti energetiche concentrate nello spazio rende l'IA una tecnologia territorialmente selettiva e, al tempo stesso, ambivalente: può contribuire all'efficienza energetica e alla transizione ecologica, ma può anche generare nuovi squilibri socio-ambientali. La crescente domanda globale di energia da parte dei data center, che secondo l'International Energy Agency potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, incide in modo significativo sull'organizzazione spaziale delle infrastrutture digitali. I criteri localizzativi dei data center variano in base alla funzione svolta nell'ambito dell'intelligenza artificiale, distinguendo due fasi: training e inferenza. La fase di training richiede grandi quantità di energia ma non impone vincoli stringenti sulla latenza della rete. Per questo motivo, i data center dedicati a questa fase tendono a essere collocati in aree periferiche. Nella fase di inferenza, che comporta l'interazione in tempo reale tra l'intelligenza artificiale e gli utenti, la priorità diventa la velocità e l'affidabilità della rete, fattori che spingono la localizzazione dei data center in prossimità dei grandi centri urbani. Queste scelte generano ingiustizie ambientali e energetiche, in cui alcuni territori si specializzano nell'attrazione di grandi infrastrutture digitali (spesso ad alto impatto ambientale), subendone gli effetti negativi. La presenza di data center hyperscale può infatti innescare conflitti legati all'uso delle risorse energetiche e ambientali, mettendo in luce il ruolo sempre più centrale del territorio nelle dinamiche dell'economia digitale.
Gianluca Bei, Giacomo SpanuSeguire le tracce: nuove prospettive geografiche tra cultural political eco-nomy e social fix Edoardo Esposto, Giulio Moini, Barbara PizzoIl regime urbano di Roma alla prova della knowledge economy: rifles-sioni a partire dalla ricerca di Tommaso Fasciani sul Rome Technopole Barbara BrolloLa conoscenza dell'economia della conoscenza: percorsi critici per Roma Cesare Di FeliciantonioUn'incursione femminista nel lavoro di Tommaso Ernesto d'Albergo, Giorgio Giovanelli, Tiziana NupieriDentro l'ecosistema dell'innovazione: proseguire l'analisi sociologica del Rome Technopole
Il concetto di metabolismo è utilizzato in geografia da diversi decenni, anche se con significato mutevole. Il presente contributo propone una rassegna critica della letteratura geografica che ha impiegato il metabolismo come elemento chiave nello sviluppo di teorie, discorsi e pratiche. Dall'analisi emergono tre principali correnti, caratterizzate da differenti posture ontologiche: due di esse adottano il metabolismo come metafora, interpretativa o generativa, mentre la terza gli attribuisce un valore epistemico. Partendo da quest'ultima prospettiva, il lavoro mette in dialogo l'approccio epistemico con la definizione di metabolismo sviluppata nell'ambito della biologia relazionale. In conclusione, si evidenzia come tre concetti fondamentali – multiscalarità, impredicatività e anticipazione – possano contribuire a delineare un nuovo modello di "geografie metaboliche" per l'analisi qualitativa e quantitativa del territorio.
Il contributo analizza hackerare m0n0p0l1, un progetto che ha portato alla realizzazione di un'espansione che, modificando alcuni elementi della versione classica di Monopoli, trasforma quest'ultimo in un gioco educativo relativo alla crisi abitativa e alle trasformazioni urbane. Dopo aver introdotto il tema dei serious game (ossia dei giochi che assolvono intenzionalmente a scopi diversi da quelli puramente ludici e ricreativi) e dei suoi utilizzi in ambito geografico, il testo esamina diversi aspetti di hackerare m0n0p0l1: le origini dell'idea e la sua connessione con la storia di Monopoli, le finalità educative e sociali del progetto, le diverse operazioni di ‘hackeraggio' (ossia, di modifica) di Monopoli che caratterizzano hackerare m0n0p0l1, le linee guida artistiche ed etiche del prodotto.
Un libro diverso per un'idea alternativa di montagna. Questa è la cifra fondamentale del volume "La montagna con altri occhi: ridisegnare le terre alte", del collettivo ‘Altramontagna', dal quale prende spunto questo commentario. Un libro diverso perché programmaticamente collettivo; diverso perché il "ridisegnare" del sottotitolo si esplica anche negli schizzi che sintetizzano graficamente e con efficacia il senso dei capitoli; diverso perché è parte di un "movimento", ha uno scopo, indica un percorso, espone una proposta. L'obiettivo è la divergenza più ampia possibile rispetto agli stereotipi sulla montagna e, insieme, la moltiplicazione degli sguardi, in un processo di complessificazione che si oppone alle diffuse banalizzazioni.
Che cosa c'è di italiano nell'ambito della geografia letteraria? Si possono immaginare parametri linguistici, posizionali o socioculturali per classificare l'italianità di una pubblicazione? Quali attributi sono rilevanti in tale senso: il fatto che una pubblicazione «sia uscita in Italia», «sia scritta in italiano», «abbia un'autorialità italiana»? I limiti di tali categorie sono evidenti, soprattutto nell'epoca della glocalizzazione. In questo commentario, diversi autori e autrici si confrontano su questo tema, proponendo riflessioni sia su una determinata tematica, sia sulla condizione della geografia letteraria nella sfera italofona, individuando sfide e punti di forza.
Sulla scorta dei recenti contributi teorici sulla geografia giuridica in Italia, questo articolo ne propone un'applicazione pratica volta ad analizzare gli attori coinvolti nella produzione del diritto. A partire dal caso studio dei luoghi di culto islamici in Italia, e attraverso un'analisi sistematica dei contenziosi amministrativi sul tema dal 2009 al 2024 in Lombardia, lo studio rileva l'atteggiamento prolungato di accettazione acritica da parte dei giudici dei verbali di polizia durante i processi. L'uso, spesso banalizzato, di questi documenti – prodotti da agenti il cui operato è fortemente discrezionale e condizionato da pressioni gerarchiche, aspettative dei cittadini e senso del dovere – attribuisce un potere rilevante alla polizia locale. Ne risulta che quest'ultima emerge talvolta come un attore centrale nel processo giuridico e, di conseguenza, nella trasformazione dello spazio urbano.
Nel rendere conto del saggio di Giorgio Bigatti "Milano. Matrici e metamorfosi di una capitale industriale" (Mimesis, 2024), il contributo organizza l'esposizione in due parti: la prima volta a esporre il contenuto e l'impianto del lavoro, la seconda indirizzata a riflettere su geografia e città, sulla città di Milano in particolare, e più in generale sul ruolo della geografia urbana in Italia e delle monografie di singole grandi città del paese.
This article explores factors driving collaboration between biotechnology firms and higher education institutions, emphasizing various proximity dimensions (geographic, cognitive, social, organizational, institutional). Through interviews within Norway's Heidner Biocluster, we found geographic proximity matters more for larger, established firms collaborating with local higher education institutions, compared to smaller, internationally oriented firms. Our findings highlight differences in firms' innovation modes (doing, using, and interacting vs. science, technology and innovation) and underscore the roles of informal institutions, embeddedness, and alternative proximities beyond geography.
In questo articolo analizziamo il caso della costruzione di un aeroporto sull'isola di Kulhudhuffushi, nel nord delle Maldive, e la conseguente distruzione di una delle più grandi foreste di mangrovie del paese come esempio emblematico degli effetti diseguali e genderizzati delle politiche infrastrutturali. La sostituzione del mangrovieto con l'aeroporto, infatti, ha compromesso le vite delle fabbricanti di corde di cocco dell'isola che lavoravano nell'area umida, ha prodotto danni economici importanti e destabilizzato la loro infrastruttura sociale. Attraverso un approccio femminista e un focus sull'esperienza quotidiana, evidenziamo come, nel caso specifico, uno sviluppo infrastrutturale miope abbia trasformato in modo profondo le ecologie e le dinamiche socio-economiche dell'isola, accentuando le vulnerabilità preesistenti.