
Il presente studio ha l'obiettivo di esaminare, in un campione clinico, la relazione tra esperienze infantili avverse (ACE) e la distorsione della percezione corporea tipica dei disturbi del comportamento alimentare, indagando in particolare il ruolo dei sintomi post-traumatici e della disregolazione emotiva come mediatori seriali. I partecipanti allo studio sono 79 pazienti (18-28 anni), reclutati presso tre centri italiani specializzati nel trattamento dei disturbi alimentari. I partecipanti sono stati suddivisi in due sottogruppi diagnostici: Anoressia Nervosa Restrittiva (AN-R; n = 32) e Bulimia Binge, che comprende i disturbi alimentari con manifestazioni nello spettro bulimico (BB; n = 47). Ai pazienti sono stati somministrati i seguenti strumenti self-report: Maltreatment and Abuse Chronology of Exposure (MACE Scale), International Trauma Questionnaire (ITQ), e Body Shape Questionnaire (BSQ). I dati che indicano un'elevata prevalenza di ACE, in particolare di violenza familiare e abuso emotivo, in entrambi i sottogruppi clinici AN-R e BB confermano il ruolo centrale dei traumi relazionali precoci nello sviluppo della psicopatologia alimentare. I risultati dello studio evidenziano inoltre un effetto indiretto significativo tra ACE e distorsione della percezione corporea in caso di disturbi alimentari, attraverso la mediazione seriale dei sintomi post-traumatici e della disregolazione emotiva.
I minori collocati in strutture residenziali di assistenza extrafamiliare presentano frequentemente difficoltà emotive, comportamentali e relazionali, che possono manifestarsi attraverso problematiche sia internalizzanti sia esternalizzanti. Tali fragilità si collocano all'interno di traiettorie evolutive complesse, influenzate dall'interazione tra fattori di rischio individuali, familiari e contestuali. Il presente studio si propone di analizzare l'incidenza e le principali caratteristiche dei collocamenti residenziali di minori (0-18 anni) e ai giovani adulti (18-21 anni) in Regione Lombardia nell'anno 2024, offrendo una lettura interpretativa dei dati alla luce dei principali fattori di rischio e di resilienza individuati dalla letteratura internazionale. Nel complesso, i risultati evidenziano la natura multifattoriale e complessa dei percorsi di collocamento residenziale, sottolineando l'importanza di un approccio integrato e multilivello nella presa in carico dei minori vulnerabili. Questo approccio dovrebbe considerare le interazioni tra fattori individuali, familiari e contestuali per orientare interventi di tutela e progetti educativi in grado di promuovere il benessere e le traiettorie di sviluppo dei minori accolti.
The civil forensic context represents a social control setting in which the Court requests specific assessments. In a non-therapeutic context, is it possible to co-construct a developmental relationship? To explore this question, we used the TIAP observational tool, based on a systemic-constructivist-processual model, which highlights family system functioning and the contribution of individuals in co-constructing interactive dynamics. TIAP was applied in 15 cases of high-conflict separation managed by the Court-Appointed Expert (CTU). Results show that the tool integrates linear analyses, promotes understanding of relational circuits in action, and provides a shared framework to guide intervention not in defense of the individual, but in support of the family system as a whole.
Il contributo analizza il maltrattamento istituzionale nei sistemi di accoglienza residenziale per minorenni, evidenziando la tensione tra funzione protettiva e possibile produzione di danno. Attraverso un inquadramento teorico che integra sapere esperienziale e professionale, il saggio propone una concettualizzazione multilivello (micro, meso e macro-sistemica) ed un modello dinamico delle fasi attraverso cui il danno si produce, si normalizza e viene (non) riconosciuto. Il lavoro sottolinea il ruolo delle responsabilità istituzionali ed individua nel coraggio istituzionale una direzione trasformativa per i sistemi di tutela.
Il presente lavoro, a partire dalla prospettiva triadica e dal concetto di genitorialità diffusa, si è proposto di studiare le dinamiche relazionali madre-bambino-operatore nel contesto di una comunità educativa che accoglie madri e bambini, attraverso la procedura osservativa TIAP (Triadic Interaction Analytical Procedure). In particolare, nello studio vengono descritte le interazioni di una triade madre-bambino-operatore. I risultati hanno consentito di analizzare nel dettaglio il processo di co-costruzione delle dinamiche relazionali, riconoscendo il ruolo attivo di tutti i protagonisti del sistema e di evidenziare sia risorse che aspetti di criticità che possono essere successivamente oggetto di colloqui e riflessioni e rappresentano elementi chiave nella strutturazione degli interventi di supporto alla genitorialità.
La valutazione della genitorialità come processo trasformativo va oltre il momento diagnostico, configurandosi come un percorso di consapevolezza che coinvolge l'intero sistema familiare e consente di osservare le dinamiche di interdipendenza e coordinazione tra i membri. La procedura TIAP è stata applicata a 35 famiglie segnalate per episodi di maltrattamento nei confronti dei figli. La sua applicazione, illustrata attraverso un caso clinico, evidenzia la possibilità di valorizzare le risorse genitoriali, considerare il contesto familiare allargato, osservare la co-genitorialità e riconoscere il ruolo attivo dei minori. TIAP consente di osservare le relazioni familiari in azione e favorisce una riflessione condivisa sul funzionamento del sistema, supportando il clinico nella costruzione di un'ipotesi clinica basata su una narrazione condivisa, che valorizza il sentirsi visti e riconosciuti.
Partendo dai principali riferimenti normativi e dalle più recenti pronunce della giurisprudenza di legittimità sul tema della valutazione della testimonianza del minore nel processo penale che lo vede coinvolto come vittima di un reato sessuale, il presente contributo si prefigge di esaminare i profili di necessaria interazione fra il giudice e l'esperto, funzionali a delineare un nuovo orizzonte di tutela del soggetto minorenne, consistente nella sua partecipazione attiva e consapevole al processo di cui non può, né deve diventare vittima.
Cyber Dating Violence (CDV) refers to online violence within adolescents' romantic relationships. The study explored CDV perception of male and female adolescents. 326 Italian adolescents completed a survey investigating CDV perpetration and victimization. Vignettes describing a CDV scenario (switching genders of perpetrator/victim) were also employed. No gender differences emerged for CDV behaviors. Moreover, males tended to downplay its severity, attribute responsibility to the victim and engage in victim blaming more than females. In case of CDV disclosure, the strategies mainly chosen concerned providing emotional support, especially in females, whereas the least reported were being passive and informing adults at school. Generally, males showed greater difficulties in attributing responsibility and appeared to be more susceptible to gender-related biases compared to females.
Community sanctions are increasingly preferred over detention for juveniles, yet outcomes remain inconsistent. This study proposes that psychotypology, defined by reflection, forecasting/goal-setting, value orientation, subjectivity (agency), motivational set, and coping style, determines resocialization potential under non-custodial sentences. A sample of N = 600 juveniles in Ukrainian probation (suspended sentences) was assessed using projective future tasks ("My Day in Five Years"; "25 Desires"), Heckhausen's Achievement Motivation Test, an assertiveness-under-frustration measure, and structured value/agency indices. A four-type classification was derived and distributions compared using Kolmogorov-Smirnov tests. Four psychotypes were identified: situational (n = 160), context-dependent (n = 220), personally conditioned (n = 150), and impulsive (n = 70). Situational youths combined subjectivity and achievement motivation with moderate reflective/forecasting deficits and expressed remorse; they scored higher in reflection and forecasting than all other groups (p = 01). Context-dependent youths showed absent subjectivity, avoidance motivation, low reflection/forecasting, and group-led offending, indicating the lowest resocialization potential. Personally conditioned youths demonstrated strong subjectivity and achievement orientation but egoistic values, low reflection, and frequent aggression, suggesting ambivalent outcomes. Impulsive youths displayed weak forecasting, low subjectivity, avoidance motivation, and frustration-driven aggression. Across profiles, reflection and prospective control emerged as primary indicators of readiness for change.
La letteratura internazionale rileva come i care leaver presentino un grave rischio di emarginazione sociale e disagio psicologico, ma siano anche capaci di recupero e buon adattamento nell'età adulta. Poiché la letteratura italiana è ancora limitata su questo argomento, si è deciso di raccogliere le storie di vita di alcuni care leaver italiani per comprendere quali risorse personali e/o ambientali possono aver favorito il loro adattamento sin dall'infanzia. L'analisi tematica conferma l'importanza di alcuni fattori come avere obiettivi per il futuro, cogliere le opportunità offerte dai servizi, aver compreso i motivi dell'allontanamento e volersi differenziare dai genitori biologici, essere attivi nel proprio percorso di vita, avere relazioni stabili con adulti di riferimento, avere accesso a reti sociali e servizi specialistici.
Over time, the literature showed how adverse childhood experiences (ACEs) could increase the risk of developing eating disorders (EDs). However, in the literature, there is a gap about which specific adverse experiences could be associated with different subtypes of EDs. In addition, the mechanisms that could play a moderating or mediating role between childhood adverse experiences and the onset or maintenance of EDs are still unclear. The present study aims to systematically review the literature to examine which specific adverse experiences could be associated with EDs and which factors may act as moderators or mediators of these associations. We reviewed studies published from 1st January 2000 to 31st July 2024 using PubMed, PsycINFO, Scopus, and Web of Science databases. This paper considered 12 studies that met the inclusion criteria. Results showed a higher prevalence of ACEs in ED patients than in non-clinical populations. Among the diagnostic categories of ED, the evidence suggested that binge-type disorders had the highest ACE exposure, while anorexia nervosa restricting type (AN-R) had the lowest ACE prevalence. Many studies reported the role of emotional, physical, and sexual abuse in bulimia nervosa (BN) and binge eating disorder (BED). Regarding the potential mediators and moderators of the association between ACEs and ED, the present review identified some mediating factors that could explain this relationship. These results highlight the importance of an accurate screening for ACEs in individuals with EDs and in developing targeted interventions.
La recidiva rappresenta il fenomeno per cui un individuo che ha commesso un reato tende a reiterare comportamenti devianti, nonostante le esperienze punitive o riabilitative precedenti. Nel contesto minorile, la recidiva assume una dimensione particolarmente delicata, poiché i giovani sono in una fase cruciale di sviluppo psicologico e sociale. Fattori come il contesto familiare, le esperienze traumatiche, la capacità di elaborare conflitti interni e il supporto sociale possono influire significativamente sulla probabilità di recidiva. In Italia, il sistema giuridico minorile punta a coniugare giustizia e riabilitazione, cercando di intervenire sul rischio di recidiva con approcci personalizzati e programmi di reintegrazione, per favorire il reinserimento positivo del minore nella società. L'analisi psicologica e psicodinamica di questi fenomeni è fondamentale per comprendere le radici del comportamento criminale e per sviluppare interventi mirati ed efficaci. La presente ricerca si è posta l'obiettivo di analizzare quali dinamiche intrapsichiche (es: deficit nella regolazione emotiva, scarso controllo degli impulsi; deficit nelle funzioni esecutive; senso di autoefficacia; meccanismi di difesa; etc.) e interpersonali (es: esperienze pregresse di violenza; qualità delle relazioni famigliari; caratteristiche del contesto di crescita, etc.) predicano il rischio di recidiva in un campione di 30 giovani (età media = 18,20; DS = 2,06) confrontando il gruppo di reati violenti (56,7%) con il gruppo dei reati non violenti (43,3%).
English abstract. Given the negative long-term consequences of childhood neglect for well-being, this issue requires attention. This study examined whether the relationship between childhood neglect and well-being in youth and adults varies according to the type of neglect, the country, and the age of the participants. The meta-analysis revealed a negative association between neglect and well-being. Specifically, the effect of neglect on well-being was greater in youth than in adults, whereas the effect was smaller in studies from Asia. Regarding the type of neglect, emotional neglect appeared to have a greater impact on well-being than physical or general childhood neglect. When implementing interventions to mitigate the effects of childhood neglect, it is important to consider age and cultural differences.
L'attuale scenario giuridico-penalistico è caratterizzato da una crescente attenzione al fenomeno della criminalità minorile. In questo ambito, il rischio di recidiva e il consolidamento di condotte criminali negli adolescenti e nei giovani adulti sono questioni di particolare rilevanza. Sulla base di varie disposizioni normative, al giudice penale è richiesta una valutazione prognostica sul soggetto agente, al fine di verificare se si asterrà, per il futuro, dal commettere ulteriori reati. Per altro verso, nel codice penale è previsto un aggravamento del trattamento sanzionatorio per il colpevole, se recidivo. Nei casi in cui l'autore di reato sia un minorenne, questi interrogativi si connotano di maggiore complessità, in considerazione dell'evoluzione psico-fisica che lo stesso sta attraversando. Recenti interventi legislativi nell'ambito del sistema penale minorile hanno stabilito che il tipo di reato commesso può costituire un fattore significativo nel determinare il percorso processuale del minore e le sue possibilità di accesso a misure rieducative. Al di là delle valutazioni giudiziarie strettamente collegate alla tipologia del reato commesso, tuttavia, l'esigenza primaria per il minore è quella di un intervento sulle cause che lo hanno condotto al reato. È essenziale, in particolare, che al minore siano offerte adeguate opportunità di ri-educazione e di responsabilizzazione, al fine di prevenire il consolidamento di comportamenti delinquenziali.
Il presente articolo si propone di esaminare, anche alla luce dei recenti interventi della Corte costituzionale in materia, i modelli dell'adozione mite e dell'adozione aperta sorti nella prassi giurisprudenziale al fine di adeguare il sistema legislativo della filiazione adottiva alle sollecitazioni provenienti dalla giurisprudenza della Corte EDU. I citati istituti consentono la conservazione delle relazioni socioaffettive con taluni componenti della famiglia d'origine, ove questi siano ritenuti dal giudice figure positive per l'equilibrato sviluppo del minore, anche nell'ottica di una progressiva valorizzazione e tutela dell'identità personale dell'adottato.
Il presente contributo, basato su una ricerca in corso sulla desistenza dal crimine di 32 soggetti adulti condotta attraverso interviste non strutturate (FANI – Free Association Narrative Interview) secondo un approccio ispirato alla criminologia narrativa e alla criminologia psicosociale, valuta la qualità del processo di desistenza di dieci soggetti studiati, caratterizzati da un'infanzia traumatica e un esordio criminale in età minorile, con riferimento alla qualità della relazione con gli operatori del trattamento incontrati. Il lavoro offre una prima illustrazione dei rapporti fra traumi, carriera criminale e peculiarità dell'output, descrivendone dettagliatamente le caratteristiche e gli esiti con riferimento a tre soggetti esemplificativi. La storia dettagliata dei casi e il confronto fra loro permette di approfondire la complessità di ciascun percorso e può costituire uno stimolo per approfondimenti anche quantitativi.
La FASD (Fetal Alchol Spectrum Disorders) è associata al consumo di alcolici in gravi-danza, è responsabile di una complessa sintomatologia ancora scarsamente conosciuta, sia in ambito di ricerca sia di intervento, ed è piuttosto diffusa nei bambini adottati. Il presente contributo intende sondare i bisogni delle famiglie adottive i cui figli hanno avuto una dia-gnosi di FASD. È stato condotto uno studio, nato dalla collaborazione tra il Centro d'Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia e l'Associazione Italiana Disordini da Esposizio-ne Fetale ad Alcool e/o Droghe (AIDEFAD), che si è posto l'obiettivo di esplorare il punto di vista di famiglie adottive con figli con FASD di differenti età, attraverso interviste con i genitori (6 coppie di genitori e una madre single) e Focus Group con i figli (4 giovani adulti d'età compresa tra i 24 ed i 30 anni). I dati sono stati analizzati attraverso un'analisi testuale con metodo carta e matita e sono state identificate delle macrocategorie di bisogni. Tra i vari bisogni emersi, nelle narrative sia dei genitori sia dei figli, sono apparsi particolarmente cen-trali quelli legati al riconoscimento e alla gestione delle difficoltà connesse alla sindrome, alla storia adottiva e alle informazioni sull'origine, al sostegno sociale-relazionale (di cop-pia, familiare, amicale e professionale) e bisogni connessi alla progettazione del futuro. I bisogni espressi dalle famiglie adottive e dai giovani adulti, portatori della sindrome, hanno fornito importanti indicazioni per la pratica di intervento con le famiglie che verranno di-scusse.