
This paper reports the major, minor and trace element abundances and Nd isotope compositions of bulk rock samples of eclogites from the Stak Valley in northwestern Himalaya and discusses their protolith. Major element compositions confirm the basaltic nature of the protolith. Trace element abundances normalized to the primitive mantle show almost flat patterns at ten times the primitive mantle values with slightly high concentrations of Th and light rare earth elements. These patterns are similar to those of enriched MORBs. Neodymium isotope compositions are chondritic and the values of eNd lie between those of MORB and old Indian continental crust. Immobile trace element contents of Stak eclogites are similar to those of the Permian Panjal Traps and significantly different from those of the Deccan Traps erupted at 73–66 Ma in the northwestern Indian plate, suggesting that the Panjal Traps is the protolith of the Stak eclogites. The protoliths of ultra-high pressure eclogites in the Kaghan and Tso Morari massifs in northwestern Himalaya are also interpreted to be the Panjal Traps. The results of this study suggest that a large Permian igneous province developed at the northwestern margin of the Indian plate before the collision with the Eurasian continent.
A fragmentary mandible of Tapirus housed at Museo di Paleontologia, Sapienza Universita di Roma, was indicated as collected at Castel San Pietro (Rieti) and/or Nera Montoro (Terni), representing the southernmost occurrence of the taxon in Italy and suggesting a Pliocene age for the locality of the discovery. A careful analysis of the fossil records of tapir in Italy and the collection of several bibliographic sources revealed that the specimen was instead discovered at Spoleto (Perugia), within the lignite mines of Morgnano and Santa Croce, and it was donated to the Museo di Paleontologia in 1895. Therefore, Tapirus has been never recorded at Nera Montoro, which yielded remains of Anancus arvernensis, or Castel San Pietro, which instead yielded remains of A. arvernensis and Stephanorhinus etruscus.
Non e purtroppo argomento nuovo che le Scienze della Terra siano caratterizzate da uno stato di sofferenza nellu0027ambito dei vari livelli della formazione scolastica italiana, situazione che certamente si ripercuote anche sulla mancanza di interesse da parte degli studenti nellu0027iscrizione ai corsi di laurea in Scienze Geologiche. Le ragioni di questo stato di sofferenza sono certamente molteplici, ma diverse indagini hanno evidenziato come mentre altre aree scientifiche (come la chimica, la fisica e la matematica) erano attivamente impegnate con le scuole oltre che supportate dal MIUR con il Progetto Lauree Scientifiche, la geoscienze sono rimaste ai margini o escluse. La mancanza di iniziative legate al PLS, solo dal 2015 allargato alle Scienze della Terra, non e stata inoltre sostituita, purtroppo, da unu0027attenzione del mondo accademico, lasciando gli insegnanti senza contatti, senza supporto e con lu0027idea forse che le geoscienze fossero di poco interesse per la scuola italiana e la societa. Fortunatamente i primi cambiamenti cominciano a vedersi e la stessa comunita scientifica sta affrontando con determinazione le diverse problematiche.Esistono molti casi di ottime sinergie tra universita e scuola o scuola e musei universitari in Italia ma ancora, purtroppo, spesso isolati o con poca continuita, in quanto lasciati alla buona volonta dei ricercatori coinvolti o degli insegnanti interessati. Una comunita docente dominata da laureati in biologia o altre lauree non geologiche o naturalistiche, non ha ricevuto quindi sufficiente aiuto per lu0027insegnamento delle Geoscienze. Gli insegnanti hanno bisogno di iniziative di loro interesse che possano utilizzare nel lavoro di tutti i giorni (seminari e attivita laboratoriali, escursioni, visite a musei, stage per gli studenti, materiale didattico facilmente utilizzabile), ma anche di essere coinvolti nella ricerca educativa delle Geoscienze, con collaborazioni attive, progetti innovativi a livello locale-nazionale-internazionale e un dottorato di ricerca a loro riservato in cui crescere professionalmente. Il raccordo tra le esperienze di insegnamento delle scienze della Terra, ancorche basate sui piu moderni approcci e tecniche didattiche e quindi ancora debole. La comunita delle Geoscienze in Italia, non aveva sino ad ora dedicato troppa attenzione al problema e alle sue ripercussioni. Scarsa e quindi anche la pubblicazione scientifica dei risultati della ricerca nellu0027ambito della didattica disciplinare, in quanto difficilmente essa trova collocazione sia nelle riviste scientifiche s.s., che privilegiano specifiche tematiche legate alla ricerca di laboratorio o di terreno, sia nelle riviste di carattere educativo pedagogico, che privilegiano gli aspetti psicologici e dellu0027apprendimento. Du0027altra parte, quanti sono i ricercatori che possono permettersi di spendere troppo tempo su argomenti sui quali non cu0027e interesse e riconoscimento accademico e i cui risultati, contrariamente a quanto avviene nel mondo anglosassone, difficilmente riescono a pubblicare?E necessario quindi affrontare il problema su diversi fronti: da una parte entrare maggiormente in contatto con gli insegnanti, dallu0027altra riconoscere il ruolo svolto dai ricercatori che mantengono vive e fanno crescere queste collaborazioni. Da qualche anno, diverse sono le iniziative che vedono un impegno sempre maggiore della comunita scientifica nella ricerca di nuove strategie didattico-disciplinari (dottorati, tesi di laurea magistrale) e parallelamente nellu0027analisi della situazione attuale per quanto riguarda gli insegnamenti di Scienze della Terra nella scuola secondaria di primo e secondo grado e anche nelle fasce piu giovani (scuola primaria e dellu0027infanzia). Negli ultimi anni sono state organizzate sessioni poster (ed exhibit) ad esempio nei convegni Geoitalia (Torino 2011; Pisa 2013) o SGI-SIMP (Milano 2014) che hanno dimostrato lu0027interesse degli insegnanti a mettersi in gioco presentando sperimentazioni scolastiche o metodi didattici innovativi. Il convegno SGI-SIMP, tenuto a Milano il 10-12 settembre 2014, ha ospitato la sessione poster dedicata alla didattica e divulgazione delle Geoscienze (Le Geoscienze a scuola), lu0027exhibit di sperimentazioni didattiche (le mani nella Terra) e un workshop congiunto (Geoscience outreach and education) in collaborazione con lu0027INGV. Gli organizzatori, tra cui erano presenti anche membri dellu0027ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali), hanno lavorato insieme creando delle sinergie interessanti e durature (http://www.unicam.it/geologia/legeoscienzeascuola2014/). Lu0027iniziativa e stata fortemente supportata dai Presidenti delle societa organizzatici del convegno, SGI e SIMP (prof.ssa Elisabetta Erba e prof. Bernardo Cesare), fornendo spazi, supporto e soprattutto fiducia e incoraggiamento, per rendere la sessione interessante sia per gli insegnanti che per i ricercatori, con poster e exhibit che hanno attirato lu0027attenzione di tanti: li ringraziamo per lu0027attenzione che hanno dimostrato a questa iniziativa!Stiamo forse crescendo, e alla richiesta di insegnanti e colleghi di organizzare altre iniziative legate alla didattica nelle loro citta e in altri convegni, diamo intanto appuntamento per Le Geoscienze a Scuola (7-9 settembre 2016) a Napoli nellu0027ambito del convegno della Societa Geologica Italiana e a Rimini (11-16 settembre 2016) per la sessione Museums and teaching mineral sciences nellu0027ambito dellu0027EMC2016 – European Mineralogical Conference.La Societa Geologica Italiana ha accolto poi con entusiasmo la proposta di pubblicare un volume dei Rendiconti Online, in cui protessero essere raccolti i contributi scientifici proposti da ricercatori e insegnanti intervenuti al convegno 2014. Per favorire una maggiore collegamento tra comunita scientifica accademica e mondo degli insegnanti si e deciso di pubblicare anche le note brevi, riferite a singole esperienze di insegnamento e di divulgazione, realizzate da diversi soggetti (insegnanti, associazioni, docenti universitari), che forniscono esempi e spunti interessanti. Con questo numero interamente dedicato alla didattica delle Scienze della Terra dei Rendiconti Online della Societa Geologica Italiana, rivista internazionale riconosciuta dai principali database internazionali, ci auguriamo si incrementino le ricerche e le iniziative finalizzate ad una sempre maggiore diffusione delle Scienze della Terra nelle scuole, non solo ai fini della conoscenza ma anche dellu0027educazione alla tutela ambientale e ai rischi geologici. Il coinvolgimento di piu ricercatori a lavorare sui temi della Geoscience education permettera certamente una migliore interazione con gli insegnanti. Malgrado le difficolta della scuola italiana, essi sono per noi sempre fonte di ammirazione, per il loro entusiasmo, la dedizione, la professionalita e lu0027inventiva che mettono tutti i giorni nel loro lavoro. Dedichiamo quindi a loro, e ai loro studenti, questo volume.Eleonora Paris u0026 Manuela Pelfini
The prevention of hydrogeological emergency and territorial management cannot cope only with technical and structural defence measures. A safety and sustainable management concerning cost-effective, environmental and social aspect has to consider a daily and continuous involvement of local communities. Risk knowledge and awareness of territory depict solutions of soft mitigation, transforming local inhabitants from vulnerable elements to actors participating of own security within shared territorial areas.Research Institute for Geo-Hydrological Protection, Italian National Research Council (CNR-IRPI) and Institute of International Sociology Gorizia (ISIG) arranged a DG ECHO financed project. MAppERS1 (Mobile Applications for Emergency Response and Support) aims to involve citizens and CP volounteers within a complete smartphone app development cycle (design, testing, training and feedback). The expected output is a crowd-sourcing solution based on standardized data collected by human-sensors, like useful system to improve quality on prevention capacity within hydrogeological emergency phases.MAppERS embraces rescue services, local stakeholders agencies with own volounteers added to local trained citizens in pilot areas. Final end-users participate actively in the development cycle, to guarantee a self-based instrument dedicate to their useful requirement. They become mappers of territory as long-term target of community involvement within emergency prevention task.The paper shows methodologies to delineate participation of population in the development cycle as laboratory for future local-based experiences of territorial management.