
The Hungarian Prison Service operates a risk analysis and management system for the purpose of assessing, evaluating and managing the risks of recidivism and detention of convicted persons. The most important device of the KEK system is the so-called predictive measurement tool (in Hungarian known as PME), which conducts an assessment in order to facilitate the complex process of successful reintegration of convicted persons, the essence of which is to predict the probability of occurrence of certain risks using statistical and professional tools. In Hungary, in this process, the assessment is followed by treatment, with targeted, standard programs and the use of a so-called category system. In this study we will show how this tool works and why we consider it to be particularly effective in terms of reintegration. Lo strumento di misurazione predittiva (PME) nel sistema penitenziario ungherese. Il servizio penitenziario ungherese gestisce un sistema di analisi e gestione dei rischi allo scopo di valutare, analizzare e gestire i rischi di recidiva e detenzione delle persone condannate. Il dispositivo più importante del sistema KEK è il cosiddetto strumento di misurazione predittiva (noto come PME in lingua ungherese), che effettua una valutazione al fine di facilitare il complesso processo di reinserimento delle persone condannate, la cui essenza consiste nel prevedere la probabilità che si verifichino determinati rischi utilizzando strumenti statistici e professionali. In Ungheria, in questo processo, la valutazione è seguita dal trattamento, con programmi mirati e standardizzati e l’uso di un cosiddetto sistema di categorie. Nel presente studio presenteremo il funzionamento di questo dispositivo, nonché le ragioni per cui viene considerato particolarmente efficace in termini di reintegrazione.
Teachers working in juvenile correctional facilities face a complex set of challenges, as not only the characteristics of the students but also the challenges of the special environment make their work difficult. The most important consideration in the operation of correctional institutions is safety, so all activities are subordinated to this, and teachers often must perform their work in these difficult circumstances without sufficient preparation. It varies from country to country whether teachers working in juvenile correctional institutions receive such training, and if so, to what extent and depth, although this is necessary, because university teacher training typically prepares future teachers for knowledge transfer. It would be important to specialise in the training of teachers who wish to work in correctional institutions within the teacher training system by incorporating several subjects that are particularly important for them. Formazione iniziale e continua degli insegnanti negli istituti penitenziari. Una rassegna della letteratura americana ed europea. Gli insegnanti che lavorano negli istituti di correzione minorili devono affrontare una serie complessa di sfide, poiché non solo le caratteristiche degli studenti, ma anche le difficoltà legate all’ambiente speciale rendono il loro lavoro difficile. La considerazione più importante nel funzionamento degli istituti di correzione è la sicurezza; quindi, tutte le attività sono subordinate a questo aspetto e gli insegnanti spesso devono svolgere il loro lavoro in queste difficili circostanze senza una preparazione adeguata. A seconda del Paese, gli insegnanti che lavorano negli istituti penitenziari minorili ricevono o meno una formazione specifica e, se sì, in che misura e con quale approfondimento, sebbene ciò sia sicuramente necessario, poiché la formazione universitaria degli insegnanti prepara tipicamente i futuri docenti al trasferimento delle conoscenze. Sarebbe importante specializzare la formazione degli insegnanti che desiderano lavorare negli istituti penitenziari all’interno del sistema di formazione degli insegnanti, incorporando diverse materie particolarmente importanti per loro.
The detention of juvenile offenders poses significant risks to healthy psychosocial development and to a successful transition into adulthood, exposing an already vulnerable population to a range of adverse outcomes. This study addresses the issue through the lens of Vygotskij’s sociocultural theory, which offers a conceptual framework for understanding how relationships with significant others and institutional environments shape young people’s identity formation and personality development. Specifically, we examine the role of education within juvenile custodial settings. The findings suggest that active engagement in education has multifaceted benefits: beyond its well-documented positive effects on learning, it also reconnects young people to a normative developmental trajectory that may foster processes of desistance. Detenzione minorile e impegno educativo: un’analisi socioculturale di ispirazione vygotskiana. La detenzione dei minori autori di reato comporta rischi significativi per un sano sviluppo psicosociale e per una transizione efficace all’età adulta, esponendo una popolazione già vulnerabile a una serie di esiti sfavorevoli. Il presente studio affronta la questione attraverso la prospettiva della teoria socioculturale di Vygotskij, che offre un quadro teorico per comprendere come le relazioni sociali e i contesti istituzionali incidano sulla formazione dell’identità e sullo sviluppo della personalità dei giovani. In particolare, il saggio prende in esame il ruolo dell’educazione nei contesti di detenzione minorile. I risultati indicano che un coinvolgimento attivo nei percorsi educativi produce benefici molteplici: oltre ai noti effetti positivi sull’apprendimento, esso contribuisce a ricondurre i giovani verso una traiettoria di sviluppo normativo che può favorire i processi di desistenza.
Prison environments, in addition to being places of confinement and punishment, are contexts marked by significant cultural and educational deprivation. They are inhabited by individuals who often lack the linguistic resources needed to express their experiences and conditions and to communicate effectively with others and with the community. When words are lacking, the dynamics of violence, aggressive behaviors and recidivism tend to intensify. As Don Milani and Freire remind us, literacy and the development of narrative practices are not merely technical or methodological exercises, they constitute an educational work aimed at emancipation and freedom for people who experience inequality and oppression. Building on these assumptions, this article offers an in-depth analysis of the value of words in the prison context and presents some concrete educational initiatives implemented in correctional settings, highlighting their implications for meaning-making and future planning. Quando le parole mancano, il rischio di percorsi erranti. Alfabetizzazione e ricerca narrativa in carcere. I contesti penitenziari, oltre ad essere luoghi di reclusione e pena, sono contesti di grande povertà culturale ed educativa, abitati da persone che non hanno parole per dire il loro vissuto e la loro condizione e per entrare in comunicazione con gli altri e con la comunità. Senza parole i detenuti esasperano i dinamismi legati alla violenza, alla rivendicazione aggressiva e alla reiterazione dei reati. Il lavoro di alfabetizzazione e l’estensione dell’esercizio narrativo, come sottolineano don Milani e Freire, non è soltanto un esercizio tecnico e metodologico, ma anche un’opera educativa di emancipazione e di libertà delle persone che vivono forme di disuguaglianza ed oppressione. A partire da questi presupposti, l’articolo intende offrire un approfondimento sul valore della/e parola/e in carcere e illustrare alcune esperienze formative concrete realizzate in contesti penitenziari, evidenziando direzioni di senso e di progettualità.
This study investigates the dynamics of emotions among pre-service science teachers during an Inquiry-Based Learning (IBL) activity. Participants, divided into Observers and Observed, reported the emotions experienced, the phases of the scientific method, and the activation levels of the Observed through an online form. The results indicate that the most frequently reported emotions were enjoyment, confusion, frustration, and satisfaction, following a characteristic sequence typical of this kind of activity. The inquiry phases showed a progression consistent with the cognitive demands of each stage. Attention and engagement consistently reflected high levels of activation, peaking at the beginning of the activity. These findings highlight the crucial role of both positive and negative emotions in learning processes and emphasize the importance of incorporating emotional awareness and regulation into teacher education programs. Dinamica delle emozioni durante un’attività di indagine in didattica delle scienze sperimentali. Questo studio esamina la dinamica delle emozioni di futuri insegnanti durante un’attività di apprendimento basato sull’indagine (IBL). I partecipanti, suddivisi in Osservatori e Osservati, hanno riportato le emozioni, le fasi del metodo scientifico e i livelli di attivazione degli Osservati tramite un modulo online. I risultati hanno mostrato che le emozioni più frequenti sono state Divertimento, Confusione, Frustrazione e Soddisfazione con una sequenza caratteristica per un’attività di questo tipo. Le fasi del metodo hanno mostrato una progressione coerente con le richieste cognitive di ciascun momento. L’attenzione e il coinvolgimento hanno indicato livelli elevati di attivazione, con un picco nelle fasi iniziali dell’attività. I risultati confermano il ruolo cruciale delle emozioni, sia positive che negative, nei processi di apprendimento e sottolineano l’importanza di integrare la consapevolezza e la regolazione emotiva nei programmi di formazione degli insegnanti.
This study analyses the perception of time among young prisoners, focusing on the liminal condition experienced within prison. Using a qualitative approach, interviews were conducted to explore how imprisonment influences the perception of time, highlighting the sense of wasted, suspended time and the centrality of educational activities as tools for accelerating and activation the temporal dimension. The results show that the absence of activities and overcrowding aggravate the perception of immobility and empty time, negatively affecting the psychological well-being of prisoners. The possibility of participating in educational projects, on the other hand, is perceived as an opportunity to set time in motion again, to project oneself into future plans, transforming the liminal experience from suspension into a transformative experiential space. The implications concern prison policies aimed at enhancing educational opportunities and promoting social reintegration through educational programmes and partnerships with external stakeholders. Percezione del tempo nella liminalità carceraria: dal presente bloccato al movimento verso il futuro in giovani detenuti. Questo studio analizza la percezione del tempo tra i giovani detenuti, focalizzandosi sulla condizione di liminalità vissuta all’interno del carcere. Utilizzando un approccio qualitativo, sono state condotte interviste per esplorare come la detenzione influenzi la percezione temporale, evidenziando il senso di tempo sprecato, sospeso e la centralità delle attività educative quali strumenti di accelerazione e dinamizzazione della dimensione temporale. I risultati mostrano che l’assenza di attività e il sovraffollamento aggravano la percezione di immobilità e di tempo vuoto, influenzando negativamente il benessere psicologico dei detenuti. La possibilità di aderire a progetti educativi, invece, è avvertita come opportunità di rimettere in movimento il tempo, di riproiettarsi in una progettualità futura, trasformando l’esperienza liminale da sospensione in direzione di spazio esperienziale trasformativo. Le implicazioni riguardano politiche penitenziarie orientate a potenziare l’offerta formativa e a favorire il reinserimento sociale attraverso programmi educativi e collaborazioni con il mondo esterno.
The purpose of this article is to analyze the relationship between disability and employability through a case study. Work is an inalienable right for everyone, but few people with disabilities have stable and satisfying employment. The paper consists of two interconnected parts, one dedicated to a normative and literary analysis of the subject and the other to the presentation of the research conducted at the University of Foro Italico with workers with disability. The opinions provide, without claiming generalization, a picture of light and shadow, strongly highlighting the right and the need for persons with disabilities to fully experience adulthood, with employment as an essential element of their life plan. Occupabilità delle persone con disabilità: le voci dei lavoratori. Lo scopo di questo lavoro, attraverso la presentazione di uno studio di caso, è fare luce sul complesso rapporto tra disabilità ed occupabilità. Il lavoro rappresenta un diritto inalienabile per ognuno, ma ancora poche sono le persone con disabilità che lavorano stabilmente e con una occupazione soddisfacente. Il lavoro si compone di due parti interconnesse, una dedicata ad una analisi normativa e della letteratura sul tema ed una alla presentazione della ricerca condotta sui lavoratori con disabilità impiegati presso l’Università del Foro Italico. Le voci restituiscono, senza pretesa di generalizzazione, un quadro di luci e ombre, da cui emerge forte il diritto ed il bisogno per la persona con disabilità di vivere a pieno la dimensione dell’adultità, attraverso la dimensione lavorativa come elemento essenziale del proprio progetto di vita individuale.
Access to university education in Italian prisons has grown steadily over the past decades through the establishment of prison university centres, the Poli Universitari Penitenziari (PUP) (University Penitentiary Centres), enabling an increasing number of incarcerated individuals to pursue academic studies. Within this framework, the role of the university tutor proves strategic in ensuring the effective exercise of the right to education, taking on functions that extend beyond mere didactic support. The paper presents a first analysis of a corpus of ten interviews with PUP delegates and explores the selection processes, practices, and training needs of tutors, highlighting critical issues related to the fragmentation of experiences and the discontinuity of pathways. What emerges is the profile of a bridging figure, able to connect inside and outside, fostering inclusive learning spaces and resilient communities. La figura del tutor come ponte per il diritto allo studio universitario in carcere. L’accesso all’università in carcere in Italia si è consolidato negli ultimi decenni attraverso i Poli Universitari Penitenziari (PUP), che hanno consentito a un numero crescente di persone ristrette di intraprendere percorsi accademici. In questo quadro, la figura del tutor universitario si rivela strategica per garantire l’effettivo esercizio del diritto allo studio, svolgendo funzioni che vanno oltre il mero supporto didattico. Il contributo presenta una prima analisi di un corpus di dieci interviste ai delegati dei PUP e indaga modalità di selezione, pratiche e bisogni formativi dei tutor, evidenziando criticità legate alla frammentarietà delle esperienze e alla discontinuità dei percorsi. Ne emerge il profilo di una figura ponte, capace di connettere dentro e fuori e di generare spazi di apprendimento inclusivi e comunità resilienti.
The study analyses the ways in which adult learning initiatives are part of new models of warfare and how these develop through social media. The analysis of the new doctrines of hybrid warfare and cognitive warfare identifies learning warfare as the strategic component that aims to direct adult learning processes through various aggressive, informative and persuasive devices. The analysis of learning warfare considers the educational strategies adopted to utilise the digital world and particularly social media. Attention is directed towards the possibilities of implementing protection and defence strategies through a conscious management of the learning processes that develop in the relationship between consumer audiences and digital educational objects. Consumers can fully exercise their role as prosumers if appropriate educational strategies are put in place. The study attempts to identify various possibilities for action starting from the educational practices already in place, in particular, in the world of adult learning. It concludes with a focus on civic engagement initiatives and digital media consumer communities.
Residential care facilities for older adults (CRA) are complex environments where care quality and staff training are closely interconnected. The study investigates the role of continuing education in promoting the integration of educational and non-pharmacological approaches into daily practice, comparing frontline staff (high resident contact) with middle-management roles (low contact). Within a mixed-methods design, 80 questionnaires administered to professionals in a Local Health Unit in Northern Italy were analyzed to assess attitudes toward dementia, job satisfaction, perceived technical skills, and training needs, with particular attention to transversal skills and innovative approaches. The findings indicate the relevance of multi-level training policies aimed at strengthening transversal skills and lifelong learning, as well as the central contribution of middle-management leadership to enhancing the quality, coherence, and sustainability of care practices in CRAs. Promuovere approcci educativi e non farmacologici nella cura delle persone anziane con demenza: una ricerca nelle CRA. Le strutture residenziali per anziani (CRA) costituiscono contesti complessi in cui qualità della cura e formazione del personale sono interconnesse. Lo studio esplora il ruolo della formazione continua nel favorire l’integrazione di approcci educativi e non farmacologici nella pratica quotidiana, confrontando figure operative (alto contatto con gli ospiti) e di leadership intermedia (basso contatto). All’interno di un disegno mixed methods, sono stati analizzati 80 questionari somministrati a professionisti di un’Azienda Usl del Nord Italia, rilevando atteggiamenti verso le demenze, soddisfazione lavorativa, percezione delle competenze tecniche e bisogni formativi, con focus su competenze trasversali e approcci innovativi. Emerge l’importanza di politiche formative multilivello, volte a valorizzare competenze trasversali e lifelong learning, e il ruolo centrale delle leadership intermedie nel migliorare qualità, coerenza e sostenibilità delle pratiche assistenziali nelle CRA.
Theory of Change (ToC) is a well-known planning methodology, adopted more or less explicitly by various nonprofit and charitable organizations willing to pursue relevant change, as well as targets of long-term social impact. A close look to the technical characteristics of this participatory and process-centered tool suggests various similarities with educational goals and strategies specifically related to pedagogical thought, thus proving itself an extremely fruitful method of educational planning. Progettare educazione con la Teoria del Cambiamento: quando la riflessione pedagogica incontra la metodologia. La Teoria del Cambiamento (ToC) è una metodologia di progettazione ben nota, adottata più o meno esplicitamente da diverse organizzazioni non profit e filantropiche desiderose di perseguire cambiamenti rilevanti, così come obiettivi di lungo periodo di impatto sociale. Osservando da vicino le caratteristiche di questo strumento partecipativo e centrato sul processo, si notano svariate similarità con le intenzioni educative e le strategie specificamente correlate al pensiero pedagogico, mostrando così di essere un metodo estremamente fruttuoso di progettazione educativa.
The 1975 prison reform represented a turning point in the Italian prison system, establishing constitutional principles in the penal execution and recognising prisoners as legal entities with rights and guarantees. The preference for legislation over regulations strengthened the conceptual autonomy of prison law and gave the supervisory judiciary central functions. However, the ambitious reform plan was thwarted by the inertia of the physical structures, the persistence of security-based thinking and the legacy of paternalistic views. The result was a fragmented and incomplete implementation, which still today calls for a renewed systemic rethinking of the prison system in order to fully achieve the goal of rehabilitation. Cinquant’anni dopo la riforma penitenziaria: tra aspettative tradite e nodi irrisolti. La riforma penitenziaria del 1975 ha rappresentato una svolta epocale nel panorama detentivo italiano, sancendo l’ingresso dei principi costituzionali nell’esecuzione penale e riconoscendo al detenuto una soggettività giuridica dotata di prerogative e garanzie. L’opzione per lo strumento legislativo, in luogo di quello regolamentare, ha rafforzato l’autonomia concettuale del diritto penitenziario e conferito alla magistratura di sorveglianza funzioni centrali. Tuttavia, l’ambizioso disegno riformatore si è infranto contro l’inerzia delle strutture materiali, la persistenza di logiche securitarie e il retaggio di visioni paternalistiche. Ne è derivata un’applicazione frammentaria e incompiuta, che ancora oggi reclama un rinnovato ripensamento sistemico dell’apparato penitenziario per una piena attuazione del finalismo rieducativo.
This article examines the denial of the right to education to remand prisoners in Romanian penitentiaries, a practice contrary to the European Court of Human Rights (ECtHR) jurisprudence. It focuses on a recent ruling of the Bucharest District 5 Court, which compelled a prison to uphold this right based on ECtHR standards. The discussion highlights the legal landscape in Romania, relevant international recommendations, and advocates for formal recognition of this right for remand prisoners who have been indicted and transferred to penitentiary facilities. Il diritto all’istruzione per i detenuti in custodia cautelare in Romania: tra legge nazionale e diritti umani europei. Questo articolo esamina la negazione del diritto all’istruzione ai detenuti in custodia cautelare negli istituti penitenziari rumeni, una pratica contraria alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). La recente sentenza del Tribunale del Settore 5 di Bucarest, che si analizza nel Saggio, ha posto l’obbligo per un istituto di garantire il diritto all’istruzione in base agli standard della CEDU. La discussione evidenzia il quadro giuridico in Romania, le raccomandazioni internazionali pertinenti e sostiene il riconoscimento formale di questo diritto per i detenuti in custodia cautelare, imputati e trasferiti nelle strutture penitenziarie.
The attractiveness of educational professions is increasingly at the centre of a growing debate involving academics, policymakers, and education stakeholders. This contribution presents an initiative carried out at the University of Florence aimed at fostering reflection on this topic. Specifically, it presents the results of a qualitative analysis of nine pitches developed by university students enrolled in the Bachelor’s Degree programme in Education and Training Sciences who participated in an Educathon as part of the Erasmus+ project TEFF “Teacher Education for a Future in Flux”. The contribution provides a map of representations and possible levers for making the teaching profession more recognised and attractive. Come incoraggiare l’attrattività delle professioni educative? Proposte e riflessioni dall’esperienza Educathon. L’attrattività delle professioni educative è oggi al centro di un dibattito crescente, che coinvolge studiosi, decisori politici e attori dell’educazione. Il contributo presenta un’esperienza realizzata presso l’Università degli Studi di Firenze e volta a favorire la riflessione sul tema. Precisamente, verranno presentati i risultati emersi dall’analisi qualitativa di nove pitch elaborati da studenti universitari del CdL in Scienze dell’Educazione e della Formazione coinvolti in un Educathon nell’ambito del progetto Erasmus+ TEFF “Teacher Education for a Future in Flux”. Il contributo restituisce una mappa delle rappresentazioni e delle possibili leve per rendere la professione educativa più riconosciuta e attrattiva.
This paper explores the role of education within Greek prisons – spaces marked by overcrowding, poor living conditions, and scarce opportunities for meaningful engagement. Despite its vital role in reintegration, education remains underutilized: around 10% of incarcerated adults participate in established educational structures, and only a few structures operate beyond the compulsory level. Drawing on a three-year ethnographic study across six Second Chance Schools inside adult prisons – including 25 biographical narratives of students, 12 interviews with educators, and extensive fieldnotes – this research highlights the centrality of educator-student relationships, frequently valued by both incarcerated learners and non-incarcerated educators over traditional learning outcomes. We argue that the transformative potential of these relationships stems from both the deprivation inherent in incarceration and the broader life trajectories of the learners. The findings contribute to ongoing debates on critical prison pedagogies and the emotional dimensions of imprisonment. Dal coping alla speranza: verso relazioni di apprendimento nelle Scuole della Seconda Opportunità nelle carceri greche. Questo articolo esplora il ruolo dell’istruzione negli istituti penitenziari in Grecia, luoghi caratterizzati da sovraffollamento, condizioni di vita precarie e scarse opportunità di coinvolgimento. Nonostante il ruolo che riveste nel reinserimento, l’istruzione rimane sottoutilizzata: circa il 10% dei detenuti partecipa a servizi educativi e solo pochi di questi operano al di là delle attività obbligatorie. Basandosi su uno studio etnografico triennale condotto in sei Second Chance School dentro le carceri per adulti, la ricerca mette in luce la centralità delle relazioni tra educatori e studenti, spesso apprezzate sia dagli studenti detenuti che dagli educatori non detenuti rispetto ai risultati di apprendimento tradizionali. La ricerca comprende 25 narrazioni biografiche di studenti, 12 interviste con educatori e numerose note sul campo. Sosteniamo che il potenziale trasformativo di queste relazioni derivi sia dalle privazioni intrinseche alla condizione detentiva sia dalle più ampie traiettorie di vita degli studenti. I risultati contribuiscono al dibattito in corso sulla pedagogia critica nelle carceri e sulla dimensione emotiva dell’esperienza detentiva.
La dimensione educativa dell’esecuzione penale intra ed extra-muraria. Gli approcci “trattamentali” tra annientamento e rieducazione delle persone ristrette.
In juvenile prison settings, juvenile delinquency is a complex issue, where conditions of marginalization and limited access to educational resources can perpetuate antisocial behavior. From this perspective, engaging with cultural heritage takes on strategic pedagogical value, promoting knowledge, culture, and development through cognitive and relational skills. Art, conceived as an experiential and reflective medium, allows adolescents to explore identity, emotions, and self-awareness, fostering processes of meaning-making and critical awareness. In this way, aesthetic experience becomes a tool for inclusion, contributing to the valorization of prison time and the design of cultural interventions capable of supporting the social reintegration of minors. Minori privati della libertà e patrimonio culturale: riflessioni pedagogiche su esperienze laboratoriali nella realtà immersiva. Nei contesti penitenziari minorili, la devianza giovanile rappresenta una questione complessa in cui condizioni di marginalizzazione e accesso limitato a risorse educative possono perpetuare comportamenti antisociali. In tale prospettiva, l’avvicinamento al patrimonio culturale assume una valenza pedagogica strategica, promuovendo conoscenza, cultura e sviluppo attraverso competenze cognitive e relazionali. L'arte, concepita come medium esperienziale e riflessivo, permette agli adolescenti di esplorare identità, emozioni e senso di sé, favorendo processi di costruzione del significato e consapevolezza critica. In tal modo, l’esperienza estetica diviene strumento di inclusione contribuendo alla valorizzazione del tempo della pena e alla progettazione di interventi culturali capaci di sostenere il reinserimento sociale dei minori.
Suicide prevention in prison settings reveals structural limitations, traceable to the prisonisation’ effects and to the dominance of a clinical-diagnostic paradigm focused on identifying individual vulnerabilities. This article proposes a reconceptualisation of suicide in prison, framing it as a possible outcome of the prisonisation process, meant as a multilayered institutional device shaping educational processes, sense-making, the identity reorganisation of inmates from the outset. From an andragogical perspective, reception for newcomers is analysed as an educational device potentially seen as a suicidogenic interaction: a relational process capable of generating or intensifying conditions of suicide risk while simultaneously hindering prevention. During reception informal learning are embedded in practices, routines, relational dynamics of the total institution, potentially orienting individuals toward self-annihilative outcomes. Prisonisation is reinterpreted as a process that may reinforce – or, if intentionally governed, counteract – the prison’s suicidogenic conditions, requiring cultural, professional, organisational interventions capable of transforming reception into an intentional learning space. Il dispositivo suicidogeno del carcere in accoglienza: prospettiva educativa e contenimento del rischio suicidario. La prevenzione del suicidio in ambito penitenziario evidenzia limiti strutturali, riconducibili agli effetti della prisonizzazione e alla prevalenza del paradigma clinico-diagnostico centrato sulla individuazione di vulnerabilità individuali. Il saggio propone una riconcettualizzazione del suicidio in carcere inquadrandolo come possibile esito del processo di prisonizzazione, inteso quale dispositivo istituzionale multilivello che incide da subito sui processi formativi, di costruzione di senso e di riorganizzazione identitaria della persona ristretta. In prospettiva andragogica, l’accoglienza dei nuovi giunti è analizzata come dispositivo formativo potenzialmente configurabile come interazione suicidogena: processo relazionale capace cioè di produrre o intensificare condizioni di rischio suicidario ostacolando la prevenzione. Nell’accoglienza si generano apprendimenti informali incorporati in pratiche, routine e dinamiche relazionali dell’istituzione totale, che possono orientare verso esiti autoannientativi. La prisonizzazione viene così reinterpretata come processo che rafforza – o, se intenzionalmente governato, contrasta – le condizioni suicidogene del carcere, richiedendo interventi culturali, professionali e organizzativi che trasformino l’accoglienza in spazio educativo intenzionale.
Career guidance and the enhancement of transversal skills are essential tools for preventing early school leaving and fostering active student engagement in their educational paths. In this context, the Pathways for Transversal Skills and Orientation (PCTO) represent a strategic opportunity. This paper presents the findings of an idiographic Student Voice study involving 297 students from five upper secondary schools. It highlights considerable variability in experiences, influenced by the level of student involvement in pathway design and the support provided by tutors. Furthermore, the paper explores the role of Student Voice in rethinking PCTO, emphasizing its potential to foster training-research initiatives with teachers and drive tangible changes in schools. Ripensare i PCTO con la Student Voice: opportunità, criticità e prospettive per il contrasto alla dispersione scolastica. L’orientamento e il rafforzamento delle competenze trasversali costituiscono strumenti fondamentali per prevenire la dispersione scolastica e favorire un coinvolgimento attivo degli studenti nel proprio percorso formativo. In questo quadro, i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) si configurano come un’opportunità strategica. Il presente contributo illustra i risultati di uno studio idiografico di Student Voice, che ha coinvolto 297 studenti di cinque scuole secondarie di secondo grado, evidenziando una marcata eterogeneità nelle esperienze, influenzata dal grado di partecipazione attiva nella progettazione del percorso e dal supporto ricevuto dai tutor. Il contributo analizza inoltre il ruolo della Student Voice nel ripensamento dei PCTO, sottolineandone il potenziale nel promuovere percorsi di Ricerca-Formazione con gli insegnanti e generare cambiamenti concreti nelle scuole.