
Introduzione. Il disturbo bipolare (DB) e la variante comportamentale della demenza frontotemporale (bvFTD) possono presentare, nelle fasi iniziali, quadri clinici sovrapponibili caratterizzati da disinibizione, euforia e deficit delle funzioni esecutive. La diagnosi differenziale risulta particolarmente complessa quando ai sintomi comportamentali si associa un riscontro di atrofia corticale al neuroimaging. Presentazione del caso. Descriviamo il caso di una donna di 48 anni con diagnosi di DB di tipo I dall’età di 25 anni, inviata per sospetta bvFTD a causa di un declino progressivo delle funzioni mnesiche e disturbi del sonno. Al momento della valutazione (T0), la paziente era in terapia da anni con aripiprazolo, paroxetina, clorpromazina e clonazepam. È stata eseguita una RM encefalo e somministrata una batteria neuropsicologica di secondo livello per valutare la memoria, l’attenzione, le funzioni esecutive, il linguaggio e le funzioni prassiche. L’intero protocollo è stato ripetuto dopo due anni (T1). Al T0, l’analisi ha evidenziato deficit marcati nelle funzioni esecutive, nell’attenzione complessa e nella memoria episodica; la RM ha mostrato un’atrofia corticale di discreta entità in sede fronto-parietale bilaterale. Al follow-up (T1), nonostante il dato strutturale di atrofia, si è osservata una completa normalizzazione del profilo cognitivo, con prestazioni rientrate nei limiti di norma per età e scolarità. Conclusioni. Il miglioramento longitudinale conferma che i deficit rilevati al T0 erano espressione dello stato clinico del DB e non di un processo neurodegenerativo progressivo. Il caso sottolinea l’importanza fondamentale della valutazione neuropsicologica longitudinale e dell’approccio multidisciplinare per evitare diagnosi errate e ottimizzare il trattamento farmacologico dei sintomi affettivi e psicotici.
Scopo. Lo studio valuta in che modo gli interventi del Budget di Salute (BdS), dispositivo di integrazione sociosanitaria rivolto a utenti con bisogni complessi, contribuiscano alla modulazione e all’ampliamento delle reti sociali in pazienti con grave disturbo mentale contrastando l’isolamento sociale associato a esiti prognostici sfavorevoli. Metodi. Studio osservazionale prospettico su 24 soggetti con diagnosi di grave disturbo mentale, inseriti in BdS per prevenire l’istituzionalizzazione. Il campione ha incluso pazienti dimessi da una comunità protetta e pazienti provenienti dal domicilio segnalati dai servizi territoriali. Per la valutazione delle reti sociali è stato utilizzato un questionario ad hoc, mutuato da strumenti validati, ai fini di misurarne quantitativamente l’ampiezza, in abbinamento alla Mappa di Todd. Le valutazioni sono state effettuate al baseline, a 3 mesi e a 6 mesi. Risultati. I dati raccolti hanno evidenziato un incremento dell’ampiezza delle reti sociali e della frequenza dei contatti, sia telefonici che di persona, particolarmente evidente nell’ambito territoriale e nelle relazioni con compagni di comunità, coinquilini e colleghi di lavoro. L’incremento è stato riscontrato in oltre il 49% dei casi, sia a 3 sia a 6 mesi. Le analisi per sottogruppo di provenienza non hanno rilevato differenze statisticamente significative. Discussione e conclusioni. I risultati dello studio suggeriscono come il BdS rappresenti un modello di intervento in grado di ampliare e diversificare le reti sociali dei soggetti con disturbo mentale grave. L’approccio sartorializzato e l’integrazione e collaborazione con la comunità e il Terzo Settore sono risultati cruciali nel promuovere processi di inclusione e recovery. Sono necessari studi longitudinali con campioni più ampi per confermare la stabilità degli effetti nel tempo.
Summary. Aim. In Italy, aripiprazole once-monthly 400 mg (AOM 400) can be initiated using a two-injection start (TIS) in adult patients diagnosed with schizophrenia who are stabilised with oral aripiprazole. With this approach, treatment initiation is completed in a single day, without the need for 14 days of concurrent oral aripiprazole supplementation. This study examined how healthcare professionals (HCPs) view and use the AOM 400-TIS in real-world clinical practice in Italy, a country where uptake of the AOM 400-TIS has been relatively high. Methods. Responses were analysed for Italian physicians and nurses who participated in a pan-European, non-interventional, cross-sectional online survey that explored perspectives and attitudes towards prescribing and/or administering AOM 400-TIS in patients diagnosed with schizophrenia. Responses were collected across two waves and were analysed descriptively. Results. Responses were available for 108 Italian HCPs, representing 47.2% of all survey participants. Common reasons for using the AOM 400-TIS were poor treatment adherence (81.5%), patient preference (50.0%), and disease relapse (42.6%), while common barriers to its use were patient reluctance to receive two injections (36.1%), concerns about tolerability (24.1%), and concerns about safety (23.1%). Most HCPs agreed or strongly agreed that the AOM 400-TIS resulted in satisfactory patient outcomes (85.2%), was easy to administer (82.4%), and had a safety/tolerability profile similar to the traditional one-injection start (69.4%). Discussion. The results confirm the favourable clinical opinions, perspectives, and experiences of Italian HCPs who prescribe and/or administer the AOM 400-TIS in clinical practice.
Summary. Aim. Functioning Management and Recovery with the Resource Group (FM&R-GR) is a standardized Psychoeducational Intervention elaborated to improve functioning and empowerment of people with Severe Mental Illness (SMI) living in the community. The aim of this study is to prove its efficacy by the primary and secondary outcomes. Methods. 60 patients with SMI were recruited in 5 day-centers (North and South Italy) randomly assigned into 2 groups (Experimental vs Control); patients underwent a multicenter follow-up study with a two time-point evaluation (t0, pre-treatment and t1, 12 months). A highly structured FM&R-GR was used in the Experimental Group (EG), whereas a less structured manual was used in the Control Group (CG). At each time point, Social Functioning, Empowerment and Distress, were assessed as primary outcome; furthermore, Psychopathological Status, Cognitive Functioning, and Cognitive Flexibility were assessed as secondary outcome. Results. Fifty-nine individuals out of 60 (98.3%) started the study randomly allocated in the EG vs CG. In the EG, 19 people (32.2%) were affected by schizophrenia, 9 (15.2%) by bipolar I disorder with psychotic symptoms and 2 (3.4%) by personality disorders according to DSM-5-TR started the study; in the CG there were respectively 20 (33.9%), 6 (10.2%) and 3 (5.1%). Forty-eight patients, 27 in the EG (56.3%) and 21 in the CG (43.75) completed the study. The total scores of NEL, Distress (p<0.001), and PSPS (p<0.05) showed a statistically significant improvement. The improvement of the other variables in the EG (BPRS, BANS and MFPT) was not statistically significant. Conclusions. After 1 year follow-up these results showed improvement in all variables of primary and secondary outcomes, with great statistically significant difference between the two groups for the empowerment, functioning and distress. Furthermore, the pre-post difference in the Experimental Group was statistically significant for all variables with the exception of cognitive flexibility, while in the CG only for the RBANS. Overall, a remarkable impact of this psychoeducational structured intervention was observed on the primary outcome variables.
La morte medicalmente assistita (MMA), comprendente eutanasia e suicidio medicalmente assistito, è stata legalizzata in diversi Paesi europei, con estensione progressiva anche ai disturbi mentali in Belgio, Paesi Bassi e Svizzera. In caso di disturbo mentale, l’accesso alla MMA è subordinato a criteri stringenti relativi a capacità decisionale, gravità della sofferenza e prognosi; tuttavia, tali condizioni risultano particolarmente controverse nella pratica clinica. Il presente contributo, sviluppato come revisione narrativa della letteratura e position paper clinico-etica, analizza criticamente tre dimensioni fondamentali: la valutazione della capacità di autodeterminazione nei disturbi mentali, la natura del desiderio di morte come possibile espressione sintomatica e la questione della curabilità e dell’incertezza prognostica delle patologie psichiatriche. Le evidenze disponibili evidenziano la complessità intrinseca delle valutazioni psichiatriche, caratterizzate dalla possibile fluttuazione della capacità decisionale, dalla potenziale reversibilità del desiderio di morte e dalla natura probabilistica della prognosi clinica. Tali elementi suggeriscono la necessità di un approccio particolarmente prudente e rigoroso. Pur evitando esclusioni aprioristiche fondate unicamente sulla diagnosi psichiatrica, le specificità cliniche dei disturbi mentali richiedono valutazioni individualizzate, longitudinali e multidimensionali, fondate sull’esplorazione approfondita delle alternative terapeutiche disponibili.