Background: Sexually transmitted infections represent a serious problem of public health. Chlamydia and Mycoplasms infections are involved in the pathogenesis of female infertility and in other serious gynaecologic and obstetric or neonatal complications. This study aims to analyze the prevalence of these infections in adult women and teenagers and to evaluate variations between 2010 and 2008.Methods: Women of reproductive age, sexually active, regardless of symptoms, examined only once for Chlamydia or, alternatively, for Mycoplasms vaginal/cervical infections, in 2008 (January-May) and in 2010 (January-May), at the Sandro Pertini Hospital were considered. Chlamydia was detected using Polimerase chain reaction; Mycoplasms were detected through culture. Patients were divided into women aged < 20 years and >= 20 years. The Prevalence of Chlamydia and Mycoplasms infections was analyzed in both groups and compared (X-2 test).Results: In 2008, 20 (1.46%) out of 1369 of this hospital's patients aged >= 20 years versus 0 (0%) of 33 aged < 20 years had Chlamydia infection. In 2010, the prevalence of Chlamydia infection was significantly higher in women < 20 years old than in adult patients (10.3% versus 1.50%) (P = 0.0002). In 2008, 497 (36.9%) of the 1346 adult women and 7 (28%) of 25 patients < 20 years old had Mycoplasms infection. In 2010, the prevalence of Mycoplasms infection was significantly higher in women under 20 years (56%) than in adult patients (34.8%) (P = 0.027). The prevalence of Mycoplasms infection amongst women aged < 20 years was significantly higher in 2010 than in 2008 (P = 0.045).Conclusions: We observed an increased prevalence of Chlamydia and Mycoplasms infections in women aged < 20 years in 2010 as compared with 2008, but only few of young women were undergoing clinical examinations. Sexual education and access to clinical services should be promoted in order to achieve control of sexually transmitted infections.
Introduzione.L. pneumophila è responsabile della legionellosi, una malattia infettiva che presenta differenti quadri clinici, quali la Malattia dei Legionari e la Febbre di Pontiac.Le infezioni da Legionella sono considerate un problema epidemiologicamente rilevante in Sanità Pubblica per la capacità di questo batterio di infiltrarsi nei sistemi di distribuzione dell'acqua; tutto ciò richiede un monitoraggio continuo soprattutto in ambienti comunitari, quali ospedali, alberghi ed altri tipi di strutture ricettive.Scopo del presente studio è stato quello di mettere a punto un test in PCR-real time e di compararlo al metodo colturale (che ad oggi rappresenta ancora il "gold standard") per l'identificazione di Legionella in campioni di acqua per uso domestico ed in ambienti comunitari.Metodi.Sono stati analizzati 201 campioni di acqua provenienti da hotel, residence e ospedali presso l'U.O.di Microbiologia Clinica, Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro (Centro Regionale per la Diagnosi di Legionellosi per la Calabria), in un periodo compreso tra giugno 2005/dicembre 2005.Due tecniche di arricchimento del campione (filtrazione e centrifugazione) e due tecniche di estrazione del DNA (manuale ed in automatico) sono state comparate.Per valutare la presenza dei geni di Legionella genere-specifico (16S rRNA) e specie-specifico (mip) in PCR real-time, è stata utilizzata la colorazione SYBR Green in associazione allo strumento LightCycler (Roche Diagnostics, Italy).Risultati.I risultati ottenuti dopo filtrazione del campione ed estrazione in automatico del DNA, mostravano un aumento della sensibilità del 3% rispetto al metodo colturale.Conclusioni.L'associazione tra arricchimento per filtrazione, estrazione del DNA eseguita in automatico e PCR realtime costituisce una procedura ottimale che è in grado di fornire dati paragonabili a quelli ottenuti con il metodo colturale, riducendo i tempi di esecuzione e di refertazione.
Introduzione.HIV è un retrovirus, genere lentivirus, responsabile dell'AIDS.È suddiviso in due ceppi: HIV1 e HIV2.Il primo è prevalentemente localizzato in Europa, America ed Africa Centrale; il secondo si trova per lo più in Africa Occidentale.Entrambi determinano una sindrome sovrapponibile ma quella provocata dall'HIV2 ha caratteristiche di maggiore moderazione e minore patogenicità.L'immunodepressione conseguente all'infezione da HIV2 consta infatti di un decremento annuo medio di CD4+ pari all'1% contro il 10% dell'HIV1.La stessa progressione in AIDS è pari allo 0,5% /anno contro il 3-5% /anno dell'HIV1.Casi clinici.Nel reparto di Malattie Infettive sono stati ricoverati (uno nel 1996, l'altro nel 2005) due senegalesi di sesso maschile, rispettivamente di 26 e 32 anni di età, per febbre, dimagrimento, astenia, linfoadenopatia generalizzata e candidosi oro-faringo-esofagea.I CD4+ erano pari a 20 ed a 24/mm 3 e la positività per HIV2-Ab veniva evidenziata in Western Blot dalla presenza della banda gp36.La carica virale risultava falsamente negativa (il kit Roche è per HIV1) mentre i valori dei linfociti CD8+CD38+ deponevano per una intensa replicazione virale.La terapia HAART è stata quindi iniziata senza il conforto del test di farmacoresistenza (anche il tentativo di sequenziamento del DNA provirale non ha avuto successo).Paziente n° 1: Indinavir + AZT + 3TC Paziente n° 2: Lopinavir/Ritonavir + AZT + 3TC I CD4+ di entrambi i pazienti sono stabilmente superiori a 600/mm 3 e le cellule T naive (CD4+CD45RA+CD62L+) sono molto più numerose delle T memory (CD4+CD45RO+CD62L-), segno di una soddisfacente ricostituzione immunologica.Conclusioni.I nostri casi clinici confermano che il decorso dell'infezione da HIV2 è più benigno di quello dell'HIV1.Le indagini citofluorimetriche sui CD4, CD8, CD45, CD38 e CD62L (selectina) consentono, anche nell'impossibilità di monitorare la risposta virologica, di valutare comunque l'efficacia della terapia HAART e l'adesione al trattamento farmacologico.
Introduzione.L. pneumophila è responsabile della legionellosi, una malattia infettiva che presenta differenti quadri clinici, quali la Malattia dei Legionari e la Febbre di Pontiac.Le infezioni da Legionella sono considerate un problema epidemiologicamente rilevante in Sanità Pubblica per la capacità di questo batterio di infiltrarsi nei sistemi di distribuzione dell'acqua; tutto ciò richiede un monitoraggio continuo soprattutto in ambienti comunitari, quali ospedali, alberghi ed altri tipi di strutture ricettive.Scopo del presente studio è stato quello di mettere a punto un test in PCR-real time e di compararlo al metodo colturale (che ad oggi rappresenta ancora il "gold standard") per l'identificazione di Legionella in campioni di acqua per uso domestico ed in ambienti comunitari.Metodi.Sono stati analizzati 201 campioni di acqua provenienti da hotel, residence e ospedali presso l'U.O.di Microbiologia Clinica, Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro (Centro Regionale per la Diagnosi di Legionellosi per la Calabria), in un periodo compreso tra giugno 2005/dicembre 2005.Due tecniche di arricchimento del campione (filtrazione e centrifugazione) e due tecniche di estrazione del DNA (manuale ed in automatico) sono state comparate.Per valutare la presenza dei geni di Legionella genere-specifico (16S rRNA) e specie-specifico (mip) in PCR real-time, è stata utilizzata la colorazione SYBR Green in associazione allo strumento LightCycler (Roche Diagnostics, Italy).Risultati.I risultati ottenuti dopo filtrazione del campione ed estrazione in automatico del DNA, mostravano un aumento della sensibilità del 3% rispetto al metodo colturale.Conclusioni.L'associazione tra arricchimento per filtrazione, estrazione del DNA eseguita in automatico e PCR realtime costituisce una procedura ottimale che è in grado di fornire dati paragonabili a quelli ottenuti con il metodo colturale, riducendo i tempi di esecuzione e di refertazione.
Malgrado Campylobacter sia sicuramente responsabile di gastroenteriti soprattutto nell'età pediatrica, la ricerca, obbligatoria in quanto inserita nel Tariffario Nazionale alla voce "Coprocoltura", rimane poco acquisita da molti laboratori.Bastano pochi elementi diagnostici (colorazione di Gram, prova di catalasi e ossidasi) di colonie cresciute su opportuno terreno di coltura in microaerofilia per l'identificazione, anche presso laboratori di base.La resistenza a cefalotina e trimetoprim-sulfametossazolo è di ausilio alla diagnosi.La scarsa attenzione al Campylobacter insieme a problemi legati all'invio dalle varie realtà locali è responsabile dello scarso numero di ceppi che affluiscono al nostro laboratorio, dove vengono tipizzati e antibiogrammati.Metodi.Nel quadriennio 2001-2004 sono stati raccolti 128 ceppi da campioni fecali di pazienti prevalentemente pediatrici.Tali ceppi, previa crescita su terreno selettivo, sono stati biotipizzati secondo la tecnica di Lior (idrolisi ippurato, presenza DNAsi, produzione idrogeno solforato).La sensibilità agli antibiotici è stata testata con metodo Kirby-Bauer in agar Mueller-Hinton sangue al 5%.Risultati.C. jejuni (83%) risulta prevalente rispetto a C. coli ed il biotipo 1 tra i C. jejuni (56%) ed i C. coli (72%) conferma la prevalenza già accertata in altri studi nazionali.C. coli si conferma più resistente di C.jejuni a varie molecole.La resistenza alla eritromicina, antibiotico d'elezione nella terapia delle gastroenteriti da Campylobacter, si attesta intorno al 6.2%; per i chinoloni (acido nalidixico-ciprofloxacina) si registra un aumento.
posività di almeno due esami colturali dell'espettorato oppure di almeno un broncoaspirato, in contesto clinico-radiologico compatibile .la sintomatologia, aspecifica, può richiamare tutte le broncopneumopatie croniche infettive.Gli aspetti radiologici possono essere indistinguibili da quelli della tubercolosi polmonare oppure caratterizzati da broncochiectasie, in frequente associazione con opacità focali, noduli o micronoduli.Caso clinico.Pneumopatia da MAC in uomo di 64 anni, immmunocompetente, non fumatore, con storia clinica di riacutizzazione bronchitiche recidivanti, spesso accompagnate da emoftoe, esordita circa 7 anni prima.Nel corso dei vari ricoveri ospedalieri, il paziente è stato riconosciuto portatore di broncochiectasie medio polmonari bilaterali accompagnate da piccole aree di consolidamento parenchimale.Dai numerosi esami colturali dell'espettorato e dal broncoaspiratosi sono isolati ripetutamente S. aureus e H. influenzae spesso in associazione ; la coltura per micobatteri è risultata sempre negativa.In corso di ennesima riacutizzazione bronchitica l'esame colturale del lavaggio bronchiolo-alveolare (BAL) ha rivelato la presenza di MAC.Poiché l'antibioticoterapia aspecifica, già adottata nel contempo, aveva determinato un netto miglioramento, si ritenne clinicamente non conclusivo l'isolamento ottenuto.Nel BAL prelevato ad un controllo broncoscopico successivo si è confermata la presenza di MAC, avvalorando la diagnosi di micobatteriosi polmonare non tubercolare.I MAC sono stati isolati poi anche da diversi campioni di espettorato.Il paziente è in tgrattamaneto, previsto della durata complessiva di almeno 18 mesi, con claritromicina, etambutolo e rifabutina.Non è dato sapere con certezza se la pneumopatia da MAC sia insorta su bronchiectasie preesistenti e misconosciute, oppure se queste si siano formate in conseguenza della infezione da micobatteri.Conclusioni.Il caso osservato pone in risalto la necessità di ricercare con accuratezza i MOTT, soprattutto su prelievi broncoscopici, nei pazienti immunocompetenti affetti da bronchiectasie che presentino riacutizzazioni bronchitiche frequenti.Il contributo del microbiologo risulta fondamentale nel supportare il clinico nella definizione di diagnosi difficili e complesse.
LiPA Mycobacteria (Innogenetics) per l'identificazione dei MOTT.