
Aún no se ha alcanzado un consenso internacional sobre cómo regular el trabajo en las plataformas digitales. Se han implementado diversas soluciones, pero la reforma de la legislación laboral mexicana de 2024 destaca por reconocer las relaciones laborales en esta forma de empleo, aunque «flexibilizadas», para adaptarse a las condiciones de las nuevas formas de trabajo de la economía digital. Este artículo explica los principios que rigen esta relación laboral (horas efectivamente trabajadas y un ingreso igual o superior al salario mínimo nacional), las particularidades para su regulación, el poder organizativo y disciplinario del empleador, y los derechos de los trabajadores. El trabajo también señala contradicciones legales y subraya ciertas cuestiones para acceder a los beneficios laborales.
Il contributo esamina le linee evolutive della contrattazione collettiva di secondo livello in materia di regolazione dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro. L’analisi di accordi aziendali e territoriali stipulati tra il 2023 e il 2025 evidenzia tre ambiti prevalenti di intervento: i) la formazione, non solo come up-/re-skilling dei lavoratori, ma anche come rafforzamento delle competenze degli attori negoziali e dei rappresentanti per la sicurezza; ii) la valutazione degli effetti occupazionali dei processi di automazione; iii) l’adeguamento dei sistemi prevenzionistici. A emergere sono, inoltre, strumenti a promozione e/o supporto del coinvolgimento dei rappresentanti nella governance aziendale: diritti di informazione e consultazione, commissioni paritetiche, monitoraggi congiunti e digitalizzazione delle prerogative sindacali. Uno specifico approfondimento è dedicato, nell’indagine, agli accordi ex art. 4 Statuto dei lavoratori – sede privilegiata per la sperimentazione di modelli di governance condivisa – riguardanti nello specifico l’introduzione di sistemi di IA finalizzati a migliorare l’interazione tra lavoratore e cliente ovvero la tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Le soluzioni esaminate, pur configurando un presidio negoziale rilevante rispetto all’innovazione tecnologica avanzata, presentano ancora alcune lacune: una declinazione ancora troppo generica dei contenuti informativi, la scarsa formalizzazione delle valutazioni di impatto, l’insufficiente disciplina della sorveglianza umana e la limitata attenzione ai rischi di discriminazione e profilazione. Ne risulta, per diversi aspetti, una distanza rispetto a modelli più compiuti di accountability algoritmica in chiave partecipata, come quelli delineati a livello di diritto Ue per l’ambito delle piattaforme digitali.
Questo lavoro analizza i cosiddetti "diritti digitali" dei dipendenti pubblici in Spagna, che non sono altro che i classici diritti fondamentali adattati a un ambiente di lavoro sempre più digitalizzato ( ). L'ordinamento spagnolo ha reagito tardivamente e solo per proteggere espressamente il diritto alla privacy dei dipendenti pubblici rispetto all'uso dei dispositivi digitali messi a loro disposizione dall'Amministrazione e all'utilizzo di sistemi di videosorveglianza e geolocalizzazione. Non vengono espressamente menzionati altri diritti fondamentali che potrebbero essere influenzati dai progressi tecnologici, né vengono indicati altri possibili ambiti che dovrebbero essere oggetto di protezione, come ad esempio l'uso di sistemi di intelligenza artificiale, biometria, analisi dei dati o social network, ecc.
Il contributo prende avvio dalla ricorrenza di un significativo anniversario: il decennale della Rivista Labour & Law Issues. La Rivista è stata pioniera nello studio dei rapporti tra diritto del lavoro e trasformazioni del contesto tecnologico, proponendosi come apripista per molte ricerche nell’ambito di ciò che oggi viene chiamato “lavoro digitale”. È significativo che, rispetto al numero complessivo di saggi pubblicati, quelli relativi al diritto sindacale siano in quantità ridotta. La rappresentanza sindacale dei lavoratori occupati nelle svariate forme di lavoro digitale incontra molte difficoltà, e l’attività sindacale (la contrattazione, ma anche la gestione del conflitto) stenta a farsi largo. Prevale, nell’ambito del “lavoro digitale”, come nel lavoro in generale, la dimensione individuale del rapporto: il che determina arretramento del valore dell’eguaglianza e crescita delle diseguaglianze. Dopo aver richiamato il valore della dimensione collettiva del lavoro e il ruolo essenziale della rappresentanza sindacale, l’A. affronta i problemi posti dal ritorno al centro del dibattito di una disposizione rimasta da tempo in ombra: l’art. 19 St. lav. in materia di costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali, di cui il saggio ripercorre le persistenti ambiguità e le difficoltà applicative. Una parte centrale dell’analisi è dedicata alla giurisprudenza costituzionale, che nel tempo ha compiuto difficili operazioni interpretative nel tentativo di mantenere la disposizione entro i limiti della legittimità costituzionale. Parte del saggio si concentra sull’approdo più recente, in cui la Corte costituzionale allenta e supera il rigido ancoraggio tra rappresentatività sindacale e contratto collettivo applicato nell’unità produttiva. A partire dal caso che ha dato origine alla pronuncia e dagli interrogativi sollevati dal giudice rimettente, il saggio esamina in dettaglio la sentenza n. 156/2025, ricostruendone il percorso argomentativo e le implicazioni sistemiche. Nelle considerazioni finali vengono posti dubbi sul piano della coerenza complessiva del sistema che invitano a una riflessione più ampia sul futuro della rappresentanza nei luoghi di lavoro.
L'articolo offre una panoramica interdisciplinare dello stato dell’arte sull’uso dell’intelligenza artificiale (IA) nell’istruzione, analizzando le tendenze attuali e le criticità emergenti. Dopo aver presentato i principali dati sull’adozione dell’IA nelle scuole e nelle università in Italia, ricostruisce il dibattito contemporaneo sulle opportunità e sui rischi: dalla spinta verso la personalizzazione, al supporto alla progettazione educativa e all’inclusione, fino alle preoccupazioni legate alla dipendenza cognitiva, alla profilazione, all’indebolimento del pensiero critico, alla frammentazione dei percorsi formativi e all’aumento delle disuguaglianze. Il contributo esamina quindi i principali quadri etici internazionali, in particolare quelli dell’UNESCO e dell’Unione europea, e analizza le Linee guida 2025 del Ministero dell’Istruzione e del Merito, mettendone in luce i principi e le implicazioni operative. Si sofferma poi sul Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), discutendone l’impatto sui contesti educativi e le nuove responsabilità per scuole e università. Le conclusioni affrontano infine alcune priorità e raccomandazioni per il futuro del sistema educativo.