
Il volume offre un’ampia e articolata ricognizione dell’opera drammaturgica di Patrizia Monaco, una delle voci più significative del teatro italiano contemporaneo, attraverso un percorso critico che intreccia analisi testuale, riflessione storico-culturale e testimonianze dirette del mondo teatrale. La varietà tematica e formale della produzione dell’autrice ha orientato la struttura del libro in cinque sezioni: Riscrivere il mito, Riscrivere la storia, Teatro e letteratura, Teatro e attualità e La drammaturgia in scena: interpretazione e memorie.
Il presente contributo propone un'intervista alla direttrice del museo MAN di Nuoro, Chiara Gatti.
Il lavoro ha l’obiettivo di dimostrare l’influenza che il XIII canto dell’Inferno dantesco potrebbe aver esercitato sulla stesura di Schiuma d’Onda dei Dialoghi con Leucò (1947) di Cesare Pavese. L’analisi prende avvio dalla dibattuta concezione del suicidio ponendo l’accento sulla condanna da parte della religione cristiano-cattolica. La ricerca prosegue con l’illustrazione delle teorie sul mito pavesiane che confluiranno nel testo Dialoghi. La metamorfosi, presente sia in Schiuma d’Onda sia nel XIII canto, condanna le anime dei suicidi, ponendosi come filo conduttore tra Pavese e Dante.
Il testo analizza la trasformazione dello spazio monumentale di Tashkent dopo il crollo sovietico, mostrando come la rimozione dei simboli leninisti e l’introduzione di nuove figure – dal globo dell’indipendenza alle madri simboliche – risemantizzino la città in chiave nazionalista. Attraverso i casi di Lenin, Rashidov e Karimov emerge un processo complesso, dove rottura e continuità si intrecciano nella costruzione dell’identità uzbeka post-sovietica.
Attraverso lo studio dei documenti inediti dell'Archivio di Stato e dell'Archivio Comunale di Cagliari, il saggio indaga l’arrivo in Sardegna e a Cagliari di profughi post-bellici dal 1945 al 1962, in particolare dall’Africa e dall’Istria-Dalmazia. Le loro vicende contribuiscono a ricostruire in maniera inedita sia l’impatto locale dei provvedimenti in materia di assistenza post-bellica, sia i cambiamenti determinati dall’arrivo di tali persone nel tessuto sociale sardo e in particolare cagliaritano, in concomitanza profondi mutamenti urbanistici del secondo dopoguerra.
Il cinema italiano degli anni Sessanta racconta sempre più frequentemente situazioni correlate alla sessualità e all’erotismo che testimoniano i profondi mutamenti intervenuti nella sfera privata degli individui durante il periodo della ‘grande trasformazione’ (1958-1963) e oltre. Il presente contributo intende analizzare il rapporto tra cinema ed erotismo attraverso un percorso scandito in quattro tappe, ciascuna delle quali ancorata a uno o più film – tutti riconducibili alla cosiddetta ‘commedia all’italiana’ - scelti sulla base del loro carattere rappresentativo. Italian cinema of the 1960s chronicles, with ever‑growing frequency, situations pertaining to sexuality and eroticism which attest to the profound metamorphoses that have occurred in the private sphere of individuals during the period of the ‘great transformation’ (1958‑1963) and its aftermath. This paper seeks to dissect the interplay between cinema and eroticism by charting a precise trajectory marked by four stages, each tethered to one or more films—all ascribable to the so‑called ‘commedia all’italiana’—chosen on the basis of their emblematic nature.
Una recensione studio sul romanzo di Edoardo Mantega Annìle, ovvero falsa fiaba della montagna di ferro, (Il Maestrale, Nuoro 2024). Far parlare la montagna è la scommessa riuscita cui attende l’autore sviluppando una vicenda che tra il fiabesco e il lirico, nell’apprendimento del linguaggio, grazie agli insegnamenti di Maddalena, lascia trasparire importanti riflessioni metaletterarie sull’unità del soggetto e la questione della posizione dell’autore rispetto ai contenuti della narrazione. Si configura la vita e la storia della montagna fino all’incendio che l'ha devastata.
Questo articolo, seguendo la linea critica intrapresa da Roberto Ludovico, approfondisce i rapporti tra Le città invisibili di Italo Calvino e Marco Polo di Viktor Šklovskij. Il confronto delle due opere consente di accostare le teorie letterarie dei rispettivi autori, con particolare riguardo per il concetto di ‘straniamento’, teorizzato da Šklovskij, e per la ‘visibilità’ calviniana.
La recensione esplora il romanzo di Emiliano Sbaraglia, Leggere Dante a Tor Bella monaca, un'opera multipolare che unisce l'esperienza travagliata dell'autore come insegnante in una scuola secondaria di primo grado a Tor Bella Monaca, nella periferia di Roma, alla divulgazione storica e letteraria della Divina Commedia e della figura di Dante Aligheri.
Andrea Cannas Il canzoniere di Fabrizio De André può anche essere contemplato alla luce dell’affollato viavai di personaggi mossi da quella grande forza che governa il più vasto mondo della narrativa: il desiderio, inteso come distanza da colmare, il quale agisce alla stregua della gravità ma entro i più vaghi confini dell’universo della finzione. Per ciascuno di loro l’autore ha distillato il ricordo perfetto che definisce, insieme alla storia di una vita, la direzione ultima della loro esistenza. A volte capita che le variegate traiettorie delle figure implicate s’intersechino, mentre in altre circostanze, per una sorta di affinità elettiva, pare vogliano tanto squisitamente combaciare da apparire una congiuntura narratologicamente rilevante. Se le singole voci del canzoniere sono in grado di allacciare scambievolmente un dialogo che innesca un significato ulteriore, allora possiamo forse cogliere in esso non solo le significative corrispondenze di un macrotesto, ma i segnali che derivano dalla struttura biologica di un unico corpo organico.
Indago il rapporto complesso tra categorie diagnostiche psichiatriche e cultura, in una prospettiva multidisciplinare: psicologia, psicopatologia descrittiva, psichiatria culturale, antropologia, riflessioni basagliane. La complessità indagata ha riguardato: quanto la storia del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) abbia tenuto conto della cultura, come lo stesso DSM debba essere considerato uno strumento culturale, la doppia valenza di necessità e stigma delle etichette diagnostiche, e l'importanza in psicopatologia di mantenere l'aderenza al senso della condizione di sofferenza soggettiva.
L’expérience littéraire de mobilité offerte par les mises en fictions des modes de transports modernes à partir des révolutions industrielles européennes se construit autour de notions (intérieur et extérieur, mobilité et immobilité, continuité et séparation, fragmentation, présence et absence à soi) qui permettent, dans la perspective d’une poétique historique, de mettre en contexte les mobilités contemporaines et de comprendre comment la fiction, et en particulier le roman, met en scène des personnages qui cherchent dans l’expérience même du déplacement la liberté de réorganiser leur expérience de vie.
A cura di Rita Pamela Ladogana, Simona Campus Il volume raccoglie gli Atti delle “Giornate di Studi in onore di Maria Luisa Frongia”, tenutisi all’Università degli Studi di Cagliari il 6 e 8 giugno 2016. I saggi affrontano una pluralità di temi in un'ottica prevalentemente interdisciplinare, abbracciando un arco cronologico, geografico e storico-critico particolarmente ampio. Il vasto orizzonte degli studi è suggerito e ispirato dagli interessi scientifici di Maria Luisa Frongia, docente di Storia dell’arte contemporanea.
Mediante un sentiero che attraversa due concept album di Fabrizio De André significativamente pubblicati uno dopo l’altro, Non al denaro non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato, individueremo due diverse forme di prigionia che scaturiscono da una medesima fonte: il potere. Nei due album, De André propone due modi diversi di superamento di tali prigionie, i quali riflettono l’evoluzione del proprio pensiero anarchico.
A partire dal confronto tra la riflessione di Fanon e Han, il contributo analizza il passaggio (incompiuto) dalla società disciplinare alla società della prestazione evidenziando l’urgenza di una riflessione sulla contestualizzazione e ripoliticizzazione del disagio psichico – di forme profonde di (auto)isolamento e, soprattutto, di passivizzazione – e sul ri-orientamento del desiderio che, da dispositivo di dominio e oppressione dei subalterni, può divenire strumento di riscatto e trasformazione.
Il contributo si propone di illustrare il rapporto tra arte ed alterità mentale, con un percorso che dai tempi antichi arriva fino al terzo millennio, sottolineando le idee e i momenti di sviluppo di questa relazione. Analizza, poi, un’esperienza d’avanguardia in questo campo, come quella del Laboratorio Wurmkos; infine, indaga un caso relativo alla Sardegna degli anni Sessanta, che ha visto come suoi attivi promotori Corrado Maltese e Hrayr Terzian, docenti all’Università di Cagliari, e la sua evoluzione nelle esperienze laboratoriali di Tonino Casula e Rosanna Rossi al manicomio di Villa Clara.
With the purpose of testing the significance of walking as a way of dwelling the Earth, the present essay investigates some crucial points of the reflection on walking, which has been dealt with during the XX century from various points of view and within various fields, from psychology to philosophy to the artistic practices. Such a reflection has often coined an ad hoc terminology in order to encompass the phenomenon in an adequate way. Among the terms that have been appositely created, the essay considers the following four: ‘odology’ (John Brinckerhoff Jackson), ‘hodological space’ (Kurt Lewin, Jean-Paul Sartre and Otto Friedrich Bollnow), ‘walkscapes’ (Francesco Careri), and ‘strollology’ (Lucius and Annemarie Burckhardt).
The image of Bersabea (Invisible Cities) oscillates conceptually along the axis of the polarity between the most precious and the most vile of materials, just as the song Via del Campo suggests the saving contradiction between diamonds and manure. Both Calvino and De Andre take part in a tradition of antagonistic thought, where the conceptual evolution of the diamonds/manure antonymy is actually deeply rooted in some critical passages of two works, More’s Utopia and Galilei’s Dialogue Concerning the Two Chief World Systems, which founded both the tradition of modern utopia and the scientific method.
The aim of this paper is the analysis of Augustus’ interventions in the temporal and spatial dimensions of ancient Rome, in order to obtain an ideological legitimation of his political power, in particular through the introduction of new feriae in the calendar connected to his life and his rule, the construction of the Horologium Augusti and the reform of some of the main archaic festivities, such as the ludi Saeculares and the Compitalia.