BACKGROUND AND PURPOSE: The aspiration technique has gained a prominent role in mechanical thrombectomy. The thrombectomy goal is successful revascularization (modified TICI???2b) and first-pass effect. The purpose of this study was to evaluate the impact of the vessel-catheter ratio on the modified TICI???2b and first-pass effect. MATERIALS AND METHODS: This was a retrospective, single-center, cohort study. From January 2018 to April 2020, 111/206 (53.9%) were eligible after applying the exclusion criteria. Culprit vessel diameters were measured by 2 neuroradiologists, and the intraclass correlation coefficient was calculated. The receiver operating characteristic curve was used for assessing the vessel-catheter ratio cutoff for modified TICI???2b and the first-pass effect. Time to groin puncture and fibrinolysis were weighted using logistic regression. All possible intervals (interval size, 0.1; sliding interval, 0.01) of the vessel-catheter ratio were plotted, and the best and worst intervals were compared using the ?(2) test. RESULTS: Modified TICI???2b outcome was achieved in 75/111 (67.5%), and first-pass effect was achieved in 53/75 (70.6%). The MCA diameter was 2.1?mm with an intraclass correlation coefficient of 0.92. The optimal vessel-catheter ratio cutoffs for modified TICI???2b were ?1.51 (accuracy = 0.67; 95% CI, 0.58?0.76; P =?0.001), and for first-pass effect, they were significant (?1.33; P = .31). The modified TICI???2b odds ratio and relative risk were 9.2 (95% CI, 2.4?36.2; P = 0.002) and 3.2 (95% CI, 1.2?8.7; P = .024). The odds ratio remained significant after logistic regression (7.4; 95% CI, 1.7?32.5; P = .008). First-pass effect odds ratio and relative risk were not significant (2.1 and 1.5; P?>?.05, respectively). The modified TICI???2b best and worst vessel-catheter ratio intervals were not significantly different (55.6% versus 85.7%, P = .12). The first-pass effect best vessel-catheter ratio interval was significantly higher compared with the worst one (78.6% versus 40.0%, P = .03). CONCLUSIONS: The aspiration catheter should be selected according to culprit vessel diameter. The optimal vessel-catheter ratio cutoffs were ?1.51 for modified TICI???2b with an odds ratio of 9.2 and a relative risk of 3.2.
The endovascular approach is described in 113 middle cerebral artery (MCA) aneurysms. The treatment failed in six cases with no adverse clinical consequences. Out of the 107 treated cases, it was possible to obtain a complete occlusion in 50 aneurysms (47%), whereas a residual aneurysm neck was observed in 54 cases (50%). Follow-up angiograms were performed in 60 cases, showing a 22% rate of further thrombosis of the aneurysm. Recanalization of the aneurysm was observed in 8% of cases, which required retreatment.The technique-related permanent morbidity rate was 9% while the mortality rate was 2%. A review of the surgical and endovascular literature is presented. The endovascular approach is particularly indicated when normal MCA branches do not arise from the aneurysm base. It must be meticulously planned in all other cases. Endovascular coil treatment of MCA aneurysms is feasible, with acceptable morbi-mortality rates.
The endovascular approach is described in 113 middle cerebral artery (MCA) aneurysms. The treatment failed in six cases with no adverse clinical consequences. Out of the 107 treated cases, it was possible to obtain a complete occlusion in 50 aneurysms (47%), whereas a residual aneurysm neck was observed in 54 cases (50%). Follow-up angiograms were performed in 60 cases, showing a 22% rate of further thrombosis of the aneurysm. Recanalization of the aneurysm was observed in 8% of cases, which required retreatment. The technique-related permanent morbidity rate was 9% while the mortality rate was 2%. A review of the surgical and endovascular literature is presented. The endovascular approach is particularly indicated when normal MCA branches do not arise from the aneurysm base. It must be meticulously planned in all other cases. Endovascular coil treatment of MCA aneurysms is feasible, with acceptable morbi-mortality rates.
Four cases of posterior cerebral artery (PCA) aneurysms are described. The aneurysms were located at the P2 segment of PCA. All cases presented with a subarachnoid hemorrhage (SAH). Endovascular treatment was performed, with occlusion of the aneurysm and parent vessel, using platinum coils. Two patients developed a homonymus lateral hemianopia after treatment.
Le fistole artero-venose giganti ( FAVG) a drenaggio venoso perimidollare , sono malformazioni vascolari spinali rare che consistono in una comunicazione diretta artero-venosa tra le arterie spinali anteriori e/o posteriori e le vene perimidollari senza partecipazione delle arterie sulcali . Secondo la classificazione di Merland 7 tale entità anatomopatologica viene definita di tipo III; secondo la classificazione di Barrow 1 corrisponde al grado IV c delle AVM. La peculiarità delle FAVG consiste nell’esistenza di varici giganti o gavoccioli venosi che determinano un effetto compressivo a carico della corda midollare. Il trattamento di tali malformazioni è stato riportato da numerosi autori ; sono state descritte metodiche chirurgiche, di embolizzazione o di associazione delle due. L’embolizzazione da sola viene raramente riportata come risolutiva ; le tecniche ed i materiali usati sono stati i più vari . Riportiamo due casi di FAVG trattate in maniera definitiva, mediante embolizzazione, ambedue con una tecnica e con materiali non descritti in precedenza.
Il fine del trattamento endovascolare degli aneurismi intracranici è sempre stato quello di utilizzare la navigazione con microcateteri all’interno dei vasi per escludere la sacca dal circolo al fine di evitare una futura rottura o gli effetti compressivi, nel caso di aneurismi giganti o fusiformi, così sostituendo la craniotomia chirurgica . La storia del trattamento endovascolare degli aneurismi intracranici inizia trenta anni or sono. All’inizio degli anni settanta risalgono i primi lavori nei quali Serbinenko 50,51 e Debrun 7,8,9 riportano l’uso di palloncini staccabili, montati su microcateteri. La storia del trattamento endovascolare de-ve prendere in esame due grandi opzioni: A) l’occlusione del vaso e dell’aneurisma ivi localizzato, B) l’occlusione del solo aneurisma con risparmio del vaso. L’occlusione del vaso e dell’aneurisma riguarda gli aneurismi giganti (diametro >25 mm) intracavernosi e paraclinoidei così come gli aneurismi fusiformi non clippabili della fossa cranica posteriore. Oltre Serbinenko e Debrun, nel 1984. Berenstein 4 riporta una casistica di nove aneurismi carotido-cavernosi trattati con “trapping” della carotide interna. Nel 1987 Fox 12 riporta una esperienza di trattamento di 37 aneurismi intracavernosi e 21 sopraclinoidei; nel 1990 Higashida 20 segnala 68 aneurismi intracavernosi. In entrambe le pubblicazioni la tecnica prevedeva l’occlusione della carotide interna, preceduta da prova di occlusione e studio del circolo intracranico, distaccando due palloncini uno prossimale al colletto ed un secondo, cosiddetto di “sicurezza”, subito caudalmente. Negli anni 80 vengono riportati numerosi lavori di Fox , Serbinenko , Higashida 19 Berenstein , Romodanov 46 Aymard , con occlusione di una o due vertebrali o della basilare per il trattamento di aneurismi non chirurgici del circolo vertebrobasilare. In conclusione l’occlusione permanente del vaso riconosce il suo razionale nel fatto che una diminuita pulsatilità dell’aneurisma gigante ed una progressiva riduzione volumetrica del trombo endoaneurismatico, produce una riduzione dell’effetto massa dell’aneurisma con miglioramento della sintomatologia clinica, inoltre l’esclusione della sacca dal circolo protegge da future possibili rotture. L’occlusione endovascolare del vaso riconosce alcuni vantaggi sul trattamento chirurgico perché eseguibile senza anestesia, con possibilità di controllo delle funzioni neurologiche del paziente e
A distanza di 4 giorni da episodio febbrile di breve durata regredito spontaneamente, un bambino di 11 anni veniva ricoverato d’urgenza in data 29/06/01 per l’insorgenza di una crisi parziale con deviazione dei globi oculari verso destra seguita da generalizzazione. Subito dopo il ricovero si verificavano due crisi convulsive generalizzate intervallate da ripresa di coscienza e successivamente altre crisi a decorso subentrante con sviluppo di Stato di Male Convulsivo. Trasferito nel reparto di Rianimazione veniva sottoposto a terapia secondo gli usuali schemi: (Lorazepam ev seguito da Difenilidantoina ev quindi anestesia con Midazolam e successivamente con Propofol) senza interruzione della convulsività elettroencefalografica. Veniva dunque instaurato trattamento con Tiopentone a dosaggio elevato con monitoraggio EEG. La soppressione dell’attività epilettica parossistica è stata ottenuta soltanto con Dintoina ev e dosaggi di Tiopentone in grado di sopprimere completamente l’attività elettrica cerebrale. Il paziente è stato dunque mantenuto in stato di coma con silenzio elettrico cerebrale per 5 giorni e contemporaneamente è stata instaurata terapia con Valproato di sodio ev che ha infine permesso di ridurre e sospendere gradualmente il Tiopentone e gli altri anticonvulsivi fino ad ottenere il risveglio del paziente dopo circa 4 settimane. Non si sono mai registrate complicanze sistemiche rilevanti durante il periodo di ricovero, in particolare non si sono verificati episodi di ipotensione prolungata, ipossia, ipoglicemia o iperpiressia.
Precedenti studi avevano sottolineato l’efficacia e i limiti dell’uso degli stents intracranici nell’animale e in trials clinici nella terapia degli aneurismi giganti o a colletto largo . L’uso di tali stents permette il trattamento degli aneurismi fusiformi o a colletto largo con embolizzazione sicura mediante spirali, offrendo una soluzione al problema del residuo colletto . Il fine del presente studio è stato quello di valutare le caratteristiche tecniche di un nuovo stent (INX Medtronic) appositamente studiato per la terapia degli aneurismi intracranici a colletto largo, valutando gli effetti a distanza di tempo: 1) sul flusso a livello del sifone carotideo, 2) sul flusso all’ interno della sacca aneurismatica.
La classificazione delle malformazioni vascolari spinali comprende tre tipi principali : 1 MAV intramidollari 2 Fistole A-V durali (FAVD) 3 Fistole A-V a drenaggio perimidollare. Allo stato dell’arte la RM permette di porre la diagnosi di malformazione spinale in senso lato, ma lo studio con angiografia selettivo rimane il “gol standard” sopratutto nell’ottica del trattamento endovascolare . Il solo approccio neurochirurgico guarisce generalmente le FAVD; le MAV intramidollari possono avvalersi dell’embolizzazione preoperatoria; le fistole A-V con drenaggio perimidollare possono avvalersi sia dell’embolizzazione che della neurochirurgia in rapporto all’entità del drenaggio venoso 8. Numerosi lavori riportano i risultati della tecnica endovascolare nella terapia delle cosiddette malformazioni spinali . Scopo del lavoro è di valutare, nella nostra casistica, la fattibilità della embolizzazione nei vari tipi di malformazioni spinali, la tecnica e i materiali di embolizzazione, i risultati angiografici e i risultati clinici con il follow-up.
Thirteen cases of cerebral aneurysms submitted to endovascular treatment using Guglielmi detachable coils (GDC) are described. Control MRI-angiography 3D TOF was performed three and six months later. In order to spare patients the discomfort and risks related to repeated trauma and iodate contrast injection, we examined the possibility of an alternative non-invasive diagnostic method. For this purpose, the digital subtraction angiograms performed three and six months after embolisation were compared with the MR-angiograms obtained in the same period, all using the same tomograph at middle field intensity (0.5T). We discuss the outcome of this comparison and the limits of the MR-angiography method in the follow-up of aneurysms submitted to endovascular treatment.