
This article examines the mobilisation of Italy's performing arts workers during the COVID-19 pandemic as a paradigmatic case of classification struggles, in Bourdieu's sense of symbolic and political conflicts over the boundaries of legitimate work. In a sector marked by fragmentation and discontinuity, large parts of artistic labour remain excluded by the classificatory frameworks that regulate access to social protection. Drawing on qualitative research, the article analyses forms of contestation against these exclusions, arguing that such struggles go beyond redistributive claims to challenge the very cognitive basis underpinning contemporary social policies.
The article examines the debates on the ‘Great Resignation' during the Covid-19 crisis in Europe focusing on the case study of technicians in the entertainment sector in Italy. In this passion-driven sector, workers are particularly exposed to processes of precarisation. Drawing on a web survey carried out by the Centro Studi Doc Foundation in November 2021 and interviews with key informants, the impact of the pandemic on labour trajectories and the reasons for leaving or changing jobs are analysed. Findings indicate that unsustainable working conditions and job and economic insecurity were the primary drivers of exit. The pandemic crisis prompted this category of workers to seek employment in other industries, showing the low quality of employment in the entertainment sector and encouraging a process of confrontation that revealed the low quality of working conditions in the entertainment sector. However, post-pandemic employment recovery did not yield significant improvements in working conditions in the sector in the short term.
Il fenomeno dell'inattività lavorativa dei maschi adulti rappresenta un problema strutturale nel contesto del mercato del lavoro italiano e uno dei principali determinanti dell'impoverimento delle famiglie. Per questo motivo, si è deciso di condurre una scoping review con l'obiettivo di individuare le evidenze disponibili nella letteratura, così da identificare i concetti e le definizioni più appropriate per lo sviluppo successivo di domande di ricerca. Inoltre, la rassegna mira a esaminare come il problema sia stato affrontato, con l'obiettivo di individuare fattori potenzialmente correlati che potrebbero non essere immediatamente riconoscibili attraverso un'analisi monotematica, che rischierebbe di perpetuare il suddetto divario conoscitivo.
In September 2021, 4.4 millions of Americans voluntarily resigned from their jobs, marking a sharp increase from the previous year. This phenomenon, known as the "Great Resignation," originated in the U.S. and spread to Europe, reflecting a shift in how work is perceived after the Covid-19 pandemic. The pandemic led many to reassess their professional priorities, with Millennials and Gen Z individuals seeking better work-life balance and more meaningful, fulfilling jobs. This shift resulted in behaviors such as "quiet quitting" or outright resignations. This scoping review aims to examine the main factors contributing to the phenomenon and the countermeasures implemented at both the company and government levels to address this issue. The primary causes include a lack of flexibility, insufficient wages, and limited growth opportunities. In response, many companies are reviewing their policies to enhance employee retention.
Obiettivo del paper è quello di ricondurre il fenomeno del cosiddetto antiwork – nella molteplicità di forme e gradazioni assunte dal rifiuto del lavoro – entro la cornice analitica delineata dall'opera precorritrice di Domenico De Masi, ricollocando il suo pensiero innovatore all'epicentro del dibattito pubblico in tema di trasformazione del lavoro. Filone di ricerca che lo stesso De Masi, sociologo del lavoro scomparso un anno fa, ha di fatto fondato. Sin dai lontani anni '70, a partire dalla messa a punto del paradigma della società post industriale, attraverso indagini innovative attente ad aspetti inediti del mondo del lavoro, De Masi ha alimentato il dibattito di linfa sempre nuova – lo studio del lavoro creativo e della creatività organizzata, quello, davvero antesignano, del telelavoro e poi dello smart working – e di nuove provocatorie intuizioni – l'ozio creativo, la fine del lavoro e della sua centralità – e di continue sollecitazioni sul senso perduto del lavoro. E, infine, l'entrata in scena della prospettiva della felicità negata, oggetto dell'ultima pubblicazione demasiana, per indicare la chiave di accesso al significato profondo delle piccole e grandi manovre di fuga dal lavoro.
This paper explores the process of permanent restructuring that unfolded within FCA-Stellantis factories in Italy over the last decade. Through in-depth interviews with shop stewards and trade unionists, it shows that such a process rested on two pillars: the transformation of industrial relations and work organisation; and the restructuring of production, through the decline in volumes the structural use of social shock absorber schemes. Acting through these levers, management systematically and successfully fostered a strategy of workforce and union division, thus eroding social relations among workers and minimising the emergence of industrial conflict. Finally, the paper shows that the creation of the Stellantis group following the merger between FCA and PSA represents the apex of the process of restructuring initiated with FCA, bringing about a further deterioration of working conditions on the shopfloor.
L'incremento delle dimissioni nel periodo pandemico ha riportato al centro del dibattito pubblico e scientifico la riflessione sul posto che il lavoro occupa entro le biografie personali. A partire da un questionario somministrato a un campione rappresentativo di adulti italiani nell'estate del 2023, l'indagine Be-Change ha permesso di integrare i dati esistenti con un approfondimento sulle motivazioni e sugli esiti delle transizioni lavorative. È emerso che la mobilità job-to-job comporta un miglioramento delle condizioni percepite, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo della qualità vita lavorativa e di quella personale. Se l'attenzione per le Grandi dimissioni ha puntato i riflettori sulle scelte agite – per quanto influenzate dalla crisi – questa ricerca riporta in primo piano anche le ricadute occupazionali della pandemia subite dai lavoratori in termini di disoccupazione e di inattività da scoraggiamento, con attenzione alle disuguaglianze legate a caratteristiche ascritte e acquisite.
Le peculiarità delle professioni sanitarie - il mutevole riconoscimento di cui hanno storicamente goduto e che si è accentuato nel periodo pandemico - richiedono di analizzare con attenzione la variabilità delle condizioni sociali e delle motivazioni individuali alla base di quella che da più parti è indicata come una crescente disaffezione nei confronti del lavoro. Questa sembra mettere in discussione la scelta di intraprendere o proseguire le attività lavorative nei ruoli in questione. Ma quali caratteristiche la definiscono? L'articolo approfondisce – avvalendosi della letteratura e della documentazione empirica recente - le trasformazioni che stanno interessando le professioni sanitarie (in particolare quelle mediche) a partire dai dati disponibili, dalle riflessioni degli esperti, dalle narrazioni dei diretti interessati e dalle pratiche che stanno prendendo forma nel contesto italiano.
Si propone uno studio etnografico che è incentrato sulla voce dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza in un'area marginale, al fine di comprenderne l'esperienza rispetto ai processi e agli esiti di quella che è stata istituita come una misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale. Il paradosso per cui il lavoro, che è sempre più slegato dai diritti, diventa la chiave per accedere ai diritti del welfare, trova conferma in questo studio. L'autrice sostiene che, in assenza di altri capitali di cui poter disporre, di strategie adattive da poter mettere in moto o di "casualità fortunate", il Reddito di Cittadinanza non basta per cambiare le traiettorie di vita (lavorativa) dei suoi beneficiari, specialmente in contesti periferici. Sempre in tali contesti, come politica attiva del lavoro, il Reddito di Cittadinanza non si rileva né coercitivo, né capacitante.
A crucial aspect of the Chinese presence in Africa is the employment of transnational Chinese workers in the growing number of Chinese public and private enterprises. This paper stems from dissatisfaction with the rift between studies of Chinese workers in Africa, studies of Chinese state-sponsored globalization, and recent conceptualizations of transnational labor mobility. This rift has prevented the foregrounding of the simultaneous and co-produced movement of capital, firms, machinery and workers from China to Africa within Chinese government's globalization strategies. I address this gap by bringing different literatures and approaches into dialogue. I engage in theoretical debates. I ruffle prevailing conceptualizations of transnational labor mobility in relation to capital mobility and methodological approaches that focus solely on receiving states. My central argument is that the mobility of workers from China to Africa should be discussed as a new mobility pattern.
Elaborating on qualitative in-depth interviews with performing artists collected in Milan, the article expands on networking practices and emotional labour in entrepreneurial and precarious working environments. The study reflects on how networking narratives and emotional dispositions are adopted, reproduced and contested in a highly fragmented labour context. Looking at actors' experiences, the study let emerge how instances of resistance to self-promotional logics are present together with the reproduction of dominant narratives of cheerful sociability that permeate the field of cultural and creative work. In this context, the notion of emotional labour on the one hand sheds light on the emotional aspects related to performing artists' work that take shape off the stage and, on the other hand, is interconnected with experiences of precariousness and entrepreneurship.