
Il Regolamento UE 2024/1991 pone le basi per gli interventi di ripristino degli ecosistemi naturali da declinare e attuare attraverso i Piani di Ripristino Nazionali. Gli ecosistemi forestali possono trarre un notevole impulso a favore di interventi gestionali che vadano a rafforzare la funzionalità ecologica e i positivi effetti socio-economici dal livello locale a quello nazionale. In tale contesto il contributo si pone l’obiettivo di realizzare una prima disamina di quelle che possono essere le forme di contribuzione diretta, i finanziamenti di enti pubblici, gli investimenti pubblico-privati o le forme di sostegno economico alternativo (come i Pagamenti per i Servizi Ecosistemici Forestali) per la messa in atto degli interventi di ripristino, così come indicato dall’art. 15 della Nature Restoration Regulation.
Tra le principali innovazioni introdotte dal Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (TUFF), oltre alle opportunità di armonizzazione tecnica a livello nazionale degli strumenti di pianificazione forestale, c’è il riconoscimento del livello territoriale come scala di riferimento della pianificazione forestale, attuato attraverso i piani forestali di indirizzo territoriale (PFIT). I PFIT coordinano i piani di gestione forestale aziendali, favoriscono l’integrazione con gli altri strumenti di pianificazione territoriale e ambientale e definiscono, a scala vasta, le priorità d'intervento per la tutela, la gestione e la valorizzazione di boschi e pascoli sotto il profilo ambientale, economico e socio-culturale, promuovendo il coinvolgimento dei portatori di interesse. Il presente contributo propone una discussione critica dello stato di attuazione dei PFIT, evidenziandone criticità e opportunità alla luce delle esperienze dopo l’emanazione dei decreti attuativi del TUFF.
Al fine di lasciare traccia della storia dell’Ente Nazionale per la Cellulosa e per la Carta (ENCC), una delle Istituzioni più attive e proficue nel settore della cellulosa e derivati e della connessa ‘arboricoltura da legno’ in Italia, sono state raccolte informazioni sulla sua genesi, sull’ evoluzione delle sue articolazioni e sulla relativa disgregazione finale.Sulla base di diverse pubblicazioni sull’argomento e di attendibili memorie da parte di vari dipendenti “informati”, dopo una descrizione delle origini dell’Ente, si è passati sinteticamente ad illustrare le sue diverse strutture e le relative attività nel tempo: i due Centri di ricerca, “Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura” (ISP) di Casale Monferrato e “Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale” (CSAF) di Roma; le tre Società operative, SAF e connesse aziende agro-forestali, SIVA e RESS. Si sono infine ripercorse tutte le tappe che sul finire del secolo passato hanno portato alla liquidazione dell’intera struttura, con accenni alla destinazione dei suoi vari organismi e del relativo personale.
Il Regolamento (UE) 2024/1991 stabilisce obiettivi vincolanti dal 2030 al 2050 per il ripristino di ecosistemi degradati, inclusi quelli forestali. Il presente contributo evidenzia il ruolo delle Regioni e Province Autonome in tale processo, quali autorità forestali competenti nella pianificazione e gestione forestale secondo i principi della Gestione Forestale Sostenibile, attraverso l’attuazione a scala territoriale della Strategia Forestale Nazionale (SFN) e della Strategia Nazionale per la Biodiversità (SNB 2030). L’articolo sottolinea il contributo delle Autorità forestali regionali e provinciali al monitoraggio e all’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino, sia attraverso le attività in materia di vivaistica forestale sia tramite la programmazione delle risorse dei Complementi locali al Piano Strategico per la PAC. Sono infine analizzati gli scenari del nuovo Fondo di Partenariato Nazionale e Regionale 2028-2034, mostrando l'importanza di una governance condivisa tra Stato e Regioni e Province Autonome.
Il degrado degli ecosistemi forestali e la perdita di biodiversità rappresentano un rischio per l’equilibrio ecologico ed economico globale. In Italia molte foreste sono state semplificate dalla gestione applicata in passato, in un contesto europeo caratterizzato da habitat spesso in stato di conservazione sfavorevole. Questo lavoro esamina gli indirizzi selvicolturali per il miglioramento ecologico delle foreste semplificate e la valorizzazione della biodiversità con l’obiettivo di fornire elementi utili all’applicazione in Italia del Regolamento UE 2024/1991. L’analisi si articola nella descrizione di approcci metodologici riconducibili a strategie di gestione attiva e conservativa. Sul piano attivo, si evidenzia l'importanza di favorire la rinnovazione naturale, incrementare la complessità strutturale e cronologica dei popolamenti e mantenere livelli adeguati di provvigione legnosa in foresta. Particolare rilievo è attribuito al rilascio in bosco di necromassa legnosa e di alberi a invecchiamento indefinito per sostenere o ripristinare la diversità biologica. Sul piano conservativo, si promuove la tutela delle dinamiche naturali nelle aree protette e la salvaguardia delle foreste vetuste. L’integrazione di tali strategie, supportata da una governance multilivello, è essenziale per accrescere la resilienza ecosistemica e raggiungere gli obiettivi ambientali e climatici dell’UE.
Il Regolamento (UE) 2024/1991 – Nature Restoration Law – è entrato in vigore nell'agosto 2024 e impone agli Stati membri obiettivi vincolanti di ripristino degli ecosistemi degradati. L'articolo analizza le implicazioni di questo strumento normativo per la libera professione forestale italiana, identificando tre dimensioni critiche: la competenza tecnica, la sostenibilità economica e la praticità applicativa. Partendo dalla prospettiva del CONAF e dall'esperienza dei professionisti del settore, si evidenziano le opportunità che la NRL offre al riconoscimento del ruolo dei dottori forestali, ma anche i rischi connessi a una implementazione carente di strumenti flessibili, di risorse economiche adeguate e di valutatori qualificati. Si auspica un coinvolgimento attivo della categoria nella redazione del Piano Nazionale di Ripristino.
Dalla fine del XIX secolo, la superficie forestale italiana è raddoppiata, da circa 5,6 milioni di ettari a oltre 12 milioni di ettari. Questo incremento è stato favorito dalle campagne di riforestazione finanziate con fondi pubblici, realizzate fino agli anni ‘80. Gli obiettivi erano la tutela del territorio ai fini della protezione idrogeologica, la creazione di posti di lavoro e l’aumento della produzione di legname. Per garantire l’attecchimento anche su terreni degradati, sono state impiegate specie arboree pioniere e a crescita rapida. Nonostante il successo iniziale, le cure colturali post-impianto sono risultate carenti, con conseguente formazione di popolamenti eccessivamente densi e instabili. Si rende necessaria la gestione attiva dei popolamenti, con l’obiettivo primario della rinaturalizzazione: facilitare l’auto-organizzazione e accelerare l’introduzione di specie autoctone per aumentarne la funzionalità ecologica, con interventi di diradamento e l’apertura di buche per aumentare la luce sotto la copertura arborea e promuovere la rigenerazione naturale. Anche gli obiettivi della NRL sono guidati da questa visione: una gestione attiva è essenziale per rispettare gli impegni europei, che richiedono l’aumento della biodiversità e della fissazione del carbonio organico, la presenza di legno morto, la connettività forestale e la prevalenza di specie autoctone. Data la notevole diversità delle situazioni locali, la gestione non può essere univoca. Inoltre, occorre trovare un equilibrio tra la rinaturalizzazione e il mantenimento, localmente, della coltivazione delle specie esotiche se produttiva.
I cambiamenti nel regime di incendi in Europa stanno aumentando l’esposizione della rete Natura 2000 al disturbo da fuoco, con ricadute sulla conservazione e sul ripristino di habitat e specie di interesse comunitario. Il Regolamento (UE) 2024/1991 (Nature Restoration Law, NRL) introduce obiettivi vincolanti di ripristino e di incremento della resilienza degli ecosistemi alle “catastrofi naturali”, “tenendo conto dei rischi di incendi boschivi” nella pianificazione di misure di gestione per le foreste. Questo articolo analizza a scala di (i) paesaggio/territoriale e di (ii) popolamento/infrastruttura preventiva, le sinergie e i potenziali conflitti tra obiettivi di ripristino/conservazione e strategie di mitigazione del rischio incendi in aree Natura 2000. A scala di paesaggio, attraverso la localizzazione di infrastrutture preventive in grado di ridurre la probabilità che il disturbo da fuoco assuma caratteristiche di frequenza, stagionalità e severità incompatibili con la sensibilità al fuoco degli habitat e di altri obiettivi (es. interfaccia urbano-rurale). A scala di popolamento/infrastruttura preventiva, la progettazione degli interventi deve conciliare i requisiti funzionali alla lotta antincendi boschivi con il conseguimento degli obiettivi previsti dalla NRL. Il presente lavoro mette in evidenza come la NRL offra un quadro normativo favorevole a strategie “fire-smart” per la riduzione della pericolosità e conservazione degli habitat della Rete Natura 2000 basate su un approccio sito-specifico
L’attuazione del Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law, NRL) rappresenta una delle principali sfide ambientali e territoriali per gli Stati membri dell’Unione europea. Questo contributo analizza il ruolo degli ecosistemi agricoli e forestali nell’attuazione della NRL attraverso il Piano Nazionale di Ripristino (PNR). I sistemi agricoli e forestali rivestono un’importanza strategica poiché occupano la quota prevalente del territorio europeo e nazionale, comprendono una parte significativa degli habitat della rete Natura 2000 e forniscono servizi ecosistemici essenziali, tra cui produzione di alimenti, fibre e legno, regolazione climatica, protezione del suolo, conservazione delle risorse idriche e tutela della biodiversità. Il contributo evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi della NRL richieda sia interventi di ripristino spazialmente espliciti sugli habitat degli Allegati I e II in uno stato non buono di conservazione, previsti dall’Articolo 4, sia l’attuazione di misure e politiche capaci di migliorare nel tempo gli indicatori dinamici introdotti dagli Articoli 11 e 12. Per gli ecosistemi agricoli, tali indicatori comprendono farmland bird index, grassland butterfly index, carbonio organico dei suoli ed elementi del paesaggio ad elevata diversità; per quelli forestali includono l’indice comune dell’avifauna forestale, il legno morto, la connettività forestale, la struttura disetanea, lo stock di carbonio organico e la diversità delle specie arboree. L’articolo discute opportunità e criticità di questo approccio, sottolineando il ruolo del monitoraggio, della governance e dell’integrazione tra politiche agricole, forestali e del cambiamento climatico e della biodiversità.
Vengono analizzate le implicazioni della Nature Restoration Law (NRL) dell’Unione Europea, che impone agli Stati membri interventi attivi di ripristino degli ecosistemi degradati. Tra le principali azioni previste vi è il ricorso alla piantagione di alberi e altre specie vegetali, rendendo centrale il ruolo della vivaistica forestale. Al fine di conservare la diversità genetica lungo la filiera vivaistica si sottolinea l’importanza di raccogliere semi da un numero adeguato di piante madri, di scegliere con attenzione le provenienze (locali, vicine e in parte lontane) e di evitare “colli di bottiglia” genetici nelle fasi vivaistiche. Si evidenziano anche limiti del sistema vivaistico italiano, legati a scarsa programmazione, centralizzazione della produzione e logiche commerciali che possono ridurre la diversità genetica. Tuttavia, emergono nuove opportunità, come la predisposizione di un piano pluriennale nazionale e il possibile rafforzamento del ruolo dei centri di ricerca, delle università e degli arboreti da seme.
Il crescente interesse verso i prodotti forestali, in particolare il legno quale materia prima rinnovabile e a basso impatto ambientale, rappresenta un’opportunità strategica per il sistema forestale italiano. Tale dinamica si inserisce nel quadro degli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione e sviluppo della bioeconomia circolare. Il presente contributo sintetizza i principali elementi emersi in un recente confronto scientifico-istituzionale sul tema, analizzando criticità strutturali, trasformazioni dei mercati, vincoli normativi e opportunità di valorizzazione delle filiere del legno nazionali. L’analisi evidenzia la necessità di una pianificazione forestale integrata, di un rafforzamento delle strutture produttive e di una modernizzazione dei sistemi informativi e normativi, al fine di incrementare in modo sostenibile l’approvvigionamento interno e valorizzare la multifunzionalità dei boschi e delle piantagioni da legno in Italia.
La Nature Restoration Law del 2024 stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi europei, con particolare attenzione a fiumi e pianure alluvionali. Queste zone sono ecosistemi di transizione fondamentali per la stabilità idraulica ed ecologica dei corsi d’acqua: filtrano nutrienti e sedimenti, consolidano gli argini, offrono ombreggiamento e costituiscono corridoi ecologici. Nel bacino del Po, in particolare, l’elevata antropizzazione, la canalizzazione delle golene e i cambiamenti climatici hanno ridotto la funzionalità di questi ambienti, aumentando vulnerabilità e rischio idrogeologico. La situazione è aggravata dalla diffusione di specie esotiche invasive, che competono con la flora autoctona e impoveriscono la biodiversità. In questo quadro si inserisce l’esperienza del CREA – Foreste e Legno di Casale Monferrato (AL) che da decenni realizza interventi di rinaturalizzazione basati sull’impiego di materiale vivaistico autoctono e salicacee pioniere. I risultati di queste esperienze mostrano, dopo 20-30 anni, elevata sopravvivenza degli impianti e un progressivo recupero funzionale degli ecosistemi fluviali.
Il Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio sul ripristino della natura, del 24 giugno 2024, segna indubbiamente un deciso cambio di rotta della politica e del diritto dell’Unione Europea in materia di biodiversità, nel tentativo di superare le defaillances, a più riprese evidenziate dalla Commissione Europea e dalla Corte dei Conti dell’Unione, della variegata gamma di strumenti adottati in precedenza per frenare il dilagante trend di perdita e deterioramento di specie e di habitat. Il contributo intende offrire una panoramica dei diversi profili innovativi che connotano il provvedimento, evidenziando degli stessi gli elementi di coordinamento con i più recenti approdi della politica internazionale in materia.
Miliardi di persone sono esposte a livelli di inquinamento cittadino eccedenti gli standard normativi per la protezione della salute. Il verde urbano può certamente aiutare ad abbassare le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici quali particolato (PM), biossido d’azoto (NO2) ed ozono (O3) anche se la scelta delle specie arborea risulta basilare. Il modello FlorTree ha permesso di classificare 221 specie considerando l’assorbimento stomatico di NO2 ed O3, la deposizione del PM e l’O3-formazione dovuta all’emissione di composti organici volatili. Una web APP è stata sviluppata per individuare le specie migliori per la qualità dell’aria cittadina. In base a questi risultati, è stato piantato all’interno del Comune di Firenze un piccolo bosco urbano con tigli, olmi, aceri e cipressi per quantificare, tramite apposita sensoristica, la rimozione effettiva degli inquinanti da parte della vegetazione. Il monitoraggio biennale ha evidenziato una riduzione sotto chioma per NO2, O3 e PM. Inoltre, si è verificato il rispetto della regola 3-30-300 (3 alberi visibili dalla propria abitazione, 30% di copertura arborea nelle vicinanze, 300 metri di distanza da spazi verdi) a Firenze. I risultati hanno mostrato come il 37% degli edifici non rispetti nessun criterio, dimostrando chiaramente come il rinverdimento urbano sia necessario per migliorare la qualità dell’aria e la salute delle persone. A Firenze la copertura arborea è circa il 17% (se consideriamo gli alberi più alti di 3 m) o 30% (se consideriamo anche arbusti e prati), ed è in grado di rimuovere dall’atmosfera inquinanti pericolosi. Se Firenze raggiungesse il 30% di copertura arborea, si potrebbero prevenire 57 morti premature per inquinamento atmosferico all’anno rispetto al 2019.
The forestry measures envisaged by the "Natural Restoration Law" include afforestation (iforestation) and reforestation (reforestation) interventions aimed at re-establishing the favorable reference surface of a forest habitat or recovering severely degraded areas, contributing to the achievement of the target of planting three billion trees and increasing forest connectivity. The paper analyzes the problem of forest ecosystem degradation and its causes, highlighting the connections between the "Natural Restoration Law" and reforestation. Reforestation has characterized much of the Italian forestry history of the last century, and the experience gained regarding the issues addressed and the techniques adopted can serve as a guide for future interventions. After an overview of the various legislative measures that have followed one another since the Serpieri Law and which have enabled forest restoration over large areas, the paper illustrates the significance of reforestation and how it can effectively contribute to achieving the objectives of the Natural Restoration Law. It emphasizes how new technologies, Greater and more detailed knowledge on reforestation techniques allows us to avoid generalizations in the choices to be made and the solutions to be adopted, ensuring positive results in the restoration of degraded areas.