
Recensione di Luca Marcozzi, Petrarca. La vita e il mondo, Roma, Carocci, 2025, 580 pp. («Frecce»).
L’articolo presenta la scoperta di due sconosciuti versi trobadorici aggiunti al f. 108r di un manoscritto agiografico latino proveniente dalla biblioteca di Saint-Martial de Limoges (Paris, BnF, latin 5611). Della testimonianza si mettono in rilievo la datazione (inizio del XIII secolo, che ne farebbe una delle piú antiche attestazioni scritte della lirica occitanica) e la localizzazione (l’area limosina, centrale per la storia della letteratura trobadorica ma finora priva di documentazione conservata). Il ms. conserva anche alcuni versi del carme n° 37 dei Carmina Burana.
Il contributo mira ad analizzare gli aspetti visuali dell’episodio ecfrastico della Chambre de Beautés, contenuto all’interno del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure. L’approccio derivato dai Visual Studies esalta dinamiche e interazioni complesse tra autore, oggetti artistici e fruitori, intra- ed extra-diegetici, le quali risultano essere intrecciate con la merveille cui si ascrive la rappresentazione. In tale ottica, le sue attrazioni principali, gli automi, diventano elemento cardine per la messa in luce del fondo culturale ed ideologico che ha influenzato la rappresentazione artistica.
In un gioco di aequivocatio, il vers Lanquan li jorn di Jaufre Rudel sfrutta l'alternanza del significato spaziale e temporale di lonh in sede di rima ai vv. 2 e 4 delle coblas da I a V, per passare poi a sottolineare in epífora il significato temporale del sintagma amor de lonh invariato ai vv. 2 e 4 delle coblas VI e VII. In questo contesto, Jaufre utilizzerebbe, come sostenuto già autorevolmente da Roncaglia, il topos dell'amore lontano o amor de lonh, utilizzato anche da Properzio (longinquus amor), nell'accezione di amore costante e tenace, di lunga durata, al quale aspira. A ulteriore conforto di questa lettura, e in aggiunta all'analisi strutturale della canzone e agli esempi e alle riflessioni già presentati in pubblicazioni precedenti, a cui si rinvia, il saggio intende offrire ancora alcune riflessioni, e alcuni noti riferimenti in particolare della letteratura classica.
Entre chronique, récit épique et roman, Baudouin de Flandres (milieu du xve siècle) a joui d’un succès prolongé dont témoignent aujourd’hui dix manuscrits et treize éditions anciennes; la tradition est néanmoins lacunaire, et les deux familles qu’il est possible de reconnaître prouvent bien l’absence de nombreux chaînons ainsi que des contaminations possibles. Cet article se propose de situer le manuscrit aujourd’hui conservé à Pau, AD des Basses Pyrénées, 20, dans cette tradition : il s’agit en effet d’une copie endommagée, par endroits peu lisible, que la seule édition aujourd’hui disponible (Pinto-Mathieu 2011) n’a paspris en considération.
L’articolo intende analizzare i sei inediti del teatro canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, tracciando gli stilemi della lingua da proscenio degli autori, che porta alla costituzione di un linguaggio identitario, in sintonia con i temi e le forme utilizzate nel cantautorato di protesta del secondo Novecento, determinante per la stagione dell’impegno civile nella cultura italiana. I brani selezionati sondano l’aspetto autobiografico di Gaber e Luporini, con l’appartenenza al Movimento del Sessantotto, dei quali sono artisti-manifesto, e il successivo abbandono, spinti da sofferto disincanto, di un’ideologia sempre più a-politica, prostrata al conformismo socioculturale della società dei consumi.
Recensione del volume Giorgio Masi, Dante inattuale. Studi sul testo e sulla fortuna della «Commedia», Pisa, Pisa University Press, 2023, pp. 175.
Il contributo presenta nuovi elementi riguardo al prestito della Raccolta Aragonese a Isabella d’Este nel 1512, e al manoscritto che ne è copia attualmente conservato presso la Bibliothèque nationale de France (it. 554). Si dimostra che questa copia della Raccolta è quella fatta fare dalla marchesa di Mantova per la sua biblioteca personale, dato che sfoggia sulla prima pagina una delle imprese caratteristiche della nobildonna; vengono inoltre fornite ulteriori informazioni sulle vicissitudini del manoscritto subito prima della sua acquisizione da parte della biblioteca reale di Francia, e presentata un’ulteriore missiva della corrispondenza relativa al prestito del 1512, finora mai messa in relazione con esso. Partendo dall’analisi delle caratteristiche del volume, si procede infine all’indagine delle ragioni dietro alla richiesta e alla trascrizione del manoscritto di Federico d’Aragona da parte di Isabella d’Este, dei rapporti della copia di Isabella con altri esponenti della tradizione derivata dalla Raccolta Aragonese, e del suo ruolo nella diffusione dell’antologia e più in generale nella storia del recupero della lirica volgare delle Origini durante il Rinascimento.
Il contributo si propone di descrivere e interpretare le strutture macrotestuali del canzoniere di Agostino Staccoli (1415ca-1488), uno dei prodotti più interessanti, anche se poco noto, della lirica italiana del xv secolo. Al poeta urbinate si deve una raccolta di cento componimenti, che richiede tuttora un’interpretazione complessiva. Dopo una premessa che spiega i motivi di interesse dell’opera, il saggio illustra i meccanismi di costruzione macrotestuale seguiti nella prima parte del canzoniere, poi nella seconda parte, infine nell’ultimo blocco di testi, solitamente considerato aggiunta frammentaria, laddove invece mostra di rispondere a logiche di allestimento autoriale.
Il progetto ERC-2020-CoG MICOLL-Migrating Commercial Law and Language. Rethinking Lex Mercatoria (11th-17th Century) si propone di analizzare la terminologia del diritto commerciale europeo impiegata nel corso del Medioevo e della prima età moderna tramite la realizzazione di una risorsa informatica denominata Historical Lexicon of Commercial Law. Italian, Latin, German (HLCL). Nel presente contributo si illustrano le principali caratteristiche di tale risorsa e si offre un saggio di glossario onomasiologico del lessico giuridico-commerciale in uso nei volgari italoromanzi tra le Origini e il XVI secolo.
Questo studio propone di rintracciare le fonti alla base della novella VII 8 del Decameron, riscontrabili in due fabliaux di Garin, Des tresces e Berengier au lonc cul. L’interesse è di analizzare come e perché Boccaccio rielabora e rilegge i due racconti oitanici, adattandoli alla sua poetica e al pubblico del suo tempo: se da un lato, infatti, Des tresces fornisce alla novella il nucleo narrativo di base, dall’altro Berengier au lonc cul offre il tema fondante, che si interseca e in parte si sovrappone a quello della giornata.
Il contributo indaga gli ultimi anni di vita e di attività del famoso copista e volgarizzatore Giovan Marco Cinico (ca. 1430-post 1503), per circa quarant’anni al servizio dei regnanti aragonesi a Napoli. Sono presentati alcuni dati finora trascurati, fra cui una lettera indirizzata al re del Portogallo Manuele I nel 1514.
L’articolo fornisce un breve esame delle diverse occorrenze del trucco nella poesia dei trovatori. Quello che emerge è un atteggiamento critico dei trovatori nei confronti della cosmesi e del ricorso femminile a ciprie e belletti. Da un lato la donna truccata viene ritratta come mala dompna, incostante e frivola, dall’altro è oggetto di un rovesciamento parodico, secondo una tendenza che andrà avanti fino alla poesia comico-realistica italiana.
Nella chanson de geste di Huon d’Auvergne, l’eroe eponimo è costretto da Carlo Martello a recarsi all’Inferno per richiedere un tributo a Lucifero. La peregrinazione di Huon è compiuta attraverso luoghi conosciuti e luoghi ignoti e fantastici, prima di giungere all’ingresso dell’Ade. Nel passaggio da una geografia conosciuta a quella fantastica, la chanson de geste si popola di una fauna ricca e diversificata. Molti animali, infatti, si troveranno sul cammino del paladino, prima che egli arrivi all’Inferno. Questi animali hanno un preciso ruolo nello sviluppo della narrazione, come indicazione di un progressivo avvicinamento alla condizione infernale. Nel corso del contributo si offrirà uno spoglio completo della fauna incontrata da Huon e si proverà ad analizzare il significato degli incontri, sia individualmente che nell’ottica della narrazione epica.
Dopo aver analizzato una serie di postillati, alcuni di essi inediti, della princeps delle Prose di Bembo e della sua contraffazione coeva, il saggio si occupa dell’esemplare BH.FLL.10531 conservato nella Biblioteca Histórica Marqués de Valdecilla di Madrid. Questa copia presenta più di 700 postille prevalentemente in castigliano, redatte da un erudito salmantino entro il primo gennaio 1537. Si tratta pertanto di un documento di eccezionale valore per lo studio del Rinascimento spagnolo nel suo versante letterario e linguistico. Per tale motivo è stata eseguita la trascrizione completa delle postille, riproducendo per ogni annotazione il passo cui ogni intervento del lettore fa riferimento.
Il contributo analizza la fortuna delle tradizioni di Seneca per excerpta a Firenze tra il tardo Trecento e il piano Quattrocento. In particolare, esso si sofferma sul manoscritto Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2618 (Florilegio Riccardiano), che contiene un ampio florilegio di estratti e proverbi di opere senecane o pseudosenecane: il contenuto del manoscritto si segnala per la presenza di un volgarizzamento per estratti del De clementia, che trova precisi paralleli in una seconda (e differente) versione excerptata tramandata dal manoscritto Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1691. La parte finale si concentra invece su un manoscritto (anch’esso composto da estratti senecani) di grande importanza nella Firenze del Quattrocento, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II.III.326, che tramanda una serie di traduzioni uniche di un’ampia costellazione di testi senecani.